editoriale di Radio Città Aperta
Il sequestro dei volontari del Ponte per Bagdad aggiunge un ulteriore drammatico tassello all’escalation della situazione in Iraq. Il Ponte e' una delle organizzazioni non governative presenti in Iraq da piu' tempo. Si era adoperata contro l’embargo che ha decimato per piu' di un decennio la popolazione irachena, ha in campo progetti di solidarieta' da tredici anni e si e' sempre schierata apertamente contro la guerra.
Chi, dunque, ha ideato, guidato ed organizzato il commando che e' penetrato direttamente e non casualmente nella sede del Ponte a Bagdad e ne ha sequestrato i volontari? Questo sequestro, come quelli appena precedenti del giornalista pacifista Baldoni - barbaramente ucciso insieme al suo interprete - e di due giornalisti francesi - cioe' di un paese schierato contro la guerra e che non partecipa all’occupazione militare del paese - sono sequestri diversi da quelli precedenti. Lo sono negli obiettivi e nella pratica.
Lo scenario appare infatti piu' simile al modello degli squadroni della morte latinoamericani che conducono la guerra sporca al fianco di quella convenzionale condotta dagli eserciti. Il loro obiettivo e' di fare la terra bruciata intorno alle ragioni della resistenza colpendo i testimoni scomodi, i giornalisti o attivisti schierati contro la guerra. Queste cose non le insegnano nelle moschee ma nelle scuole antiguerriglia negli Stati Uniti.
In secondo luogo, il fatto che ad essere colpiti non siano piu' i mercenari o chi collabora con l’occupazione ma chi, in modi diversi, questa occupazione la critica o vi si oppone, dovrebbe servire a fare anche qui terra bruciata intorno alle ragioni di chi ha avversato la guerra dimostrando che il nemico non fa distinzioni. Dunque tanto varrebbe stringersi intorno alla campagna militare della coalizione anglo-americana-italiana e lasciarsi cooptare nella crociata antiterrorista di Bush, Blair e Berlusconi. I partiti dell’opposizione farebbero bene ad evitare di cadere in questa trappola.
Eppure, proprio in queste ore di angoscia per la sorte di ostaggi a noi sicuramente piu' vicini dei mercenari sequestrati alcuni mesi fa, dobbiamo avere il coraggio di riaffermare alcune cose molto precise:
L’imbarbarimento del conflitto tra occupanti e resistenza in Iraq e' la conseguenza e non la causa della guerra e dell’intervento militare della coalizione anglo-americana-italiana;
Gli ultimi sequestri sembrano avere una regia piu' interna e funzionale alle forze che sostengono il governo fantoccio iracheno piuttosto che ai gruppi islamici che vi si oppongono;
Il ritiro immediato delle truppe e la fine della complicita' italiana con l’occupazione dell’Iraq non sono un cedimento al ricatto del terrorismo ma l’unica, ragionevole e dignitosa via d’uscita da una guerra illegale e criminale che ne espone tutto il paese alle conseguenze;
Il governo italiano, questa volta, deve sentire forte il fiato sul collo per impedire il criminale disimpegno che c’e' stato nel caso del sequestro e dell’uccisione di Baldoni, un caso che ha rivelato una compromissione della Croce Rossa con i servizi segreti che ne ha minato neutralita' e credibilita' e la latitanza della diplomazia italiana con l’ambasciatore in Iraq che se ne andava in vacanza mentre un cittadino italiano veniva sequestrato.
Sulla richiesta del ritiro delle truppe e dell’attivazione di tutti i mezzi politici e diplomatici tesi ad ottenere il rilascio degli ostaggi del Ponte per Bagdad, dobbiamo mettere in campo una mobilitazione permanente e decisa che non lasci spazio alle ambiguita' del governo e alla sua complicita' con una guerra ingiusta ed una occupazione che incentiva la barbarie.


[...]Alla fine, per il ritorno della critica è indispensabile la memoria, la densità del passato sulle evanescenze del presente. La forza della tragedia sulla moderna rappresentazione, ridotta a cabaret e colate laviche di figurine. Una coatta collezione di album Panini a vita...
Sembra incredibile che Mario Soldati sia stato contemporaneo di Alberto Moravia, per tanti decenni figura di riferimento della narrativa italiana. Tra i due autori non esiste la minima affinità. Nessuno psicologismo (senza che il termine abbia un significato negativo) in Soldati, nessuna pagina aspirante alla complessità...
Nell'attuale, intensissimo dibattito sul New Italian Epic e sugli orizzonti delle poetiche narrative che stanno prendendo forma in questi anni in Italia, si inserisce prepotentemente il bellissimo romanzo di Alessandro Bertante, Al Diavul (Marsilio, € 17). Si tratta di un romanzo storico e, nonostante ciò, nitidamente e sinceramente autobiografico...
"Io credo che, in un ambito filosofico, l'"esercizio spirituale" possa considerarsi come una pratica volontaria, tutta personale, destinata a provocare una profonda trasformazione dell'individuo, una profonda metamorfosi del sé."
Il clericalismo è potere. Mezz’ora fa ero in Vaticano a piazza San Pietro e guardavo quanta gente c’era, i souvenir, il merchandising, e ho pensato questo è il vero potere. Non tanto perché ci sono i turisti o perché vendono rosari, ma perché hanno avuto un potere sui corpi e sulle anime.
Le 'menti migliori della nostra generazione' hanno scelto il pacifismo di comodo, un pacifismo che finanziava le secessioni croate e bosniache trasformando Vukovar e Sarajevo in macellerie a cielo aperto, che sganciava bombe su Belgrado nel ’99 e che oggi, mentre scriviamo, continua a far saltare con la dinamite i monasteri del ’300 in Kosovo e Metohija...
Da mercoledì 14 a venerdì 16 maggio a Milano, la seconda edizione di Officina Italia, festival letterario a cura di Antonio Scurati e Alessandro Bertante. Reading di inediti di Parrella, Avallone, Luzzatto, Vassalli, Raimo, Domanin, Bajani, Zaccuri, Mari, Siti, Di Gregorio, Postorino, Giordano, Desiati, Pariani, Veronesi. Dibattito sul caso Littell, moderato da Cortellessa.
La semplificazione non è una scorciatoia per rappresentare un’idea in maniera sintetica: è un processo di riduzione che elimina tutte le sfumature...

Sono gravissime le affermazioni che compaiono sul numero in edicola di Famiglia Cristiana. Gravissime, ma previste con ampio anticipo... A fronte di ciò, proponiamo di organizzare un referendum confermativo sulla 194...

