di Valerio Evangelisti
da il manifesto del 20 agosto 2004

Le edizioni Odradek, a furia di insistere con una pervicacia che rasenta l’incoscienza, hanno finito per imporsi. Oggi rappresentano un punto di riferimento non eludibile nel quadro dell’editoria italiana. Mica male, per una casa editrice che propone ciò che altri, anche i più disinvolti, rifiuterebbero con scandalo e addirittura con orrore.
Dire Odradek significa evocare l’inverso del “pensiero unico”. Significa pubblicare autori, titoli, approfondimenti tematici che il mainstream di destra e di centrosinistra cerca di ignorare o di far passare per morti, superati, travolti dalla storia e cancellati dalla memoria.
In teoria, le edizioni Odadrek non dovrebbero nemmeno esistere. Invece eccole lì, attestate nella libreria romana che ne è stata la culla, intente a produrre libri come sparassero pallottole. Ciò non avverrebbe se quei libri non li comperasse nessuno. E invece qualcuno li compera, e il numero di quei “qualcuno” non è così scarso. Segno che il mainstream di cui sopra qualche calcolo deve averlo sbagliato. Il suo progetto di omologazione globale, infatti, non tollera minoranze. Se la minoranza c’è, e agisce con la determinazione di una maggioranza, la colonizzazione delle coscienze è lungi dall’essere compiuta.
Solo una casa editrice convinta di ciò che fa sarebbe capace di gettare sul mercato un Almanacco Odradek 2004 di scritture antagoniste (pp. 306, € 17,00), privo di tutto ciò che è capace di sedurre in modo facile. La confezione è seria (se non austera), i testi sono seri, le illustrazioni (soprattutto foto e riproduzioni di opere d’arte) sono serie. Anche dove è il piacere della lettura a prevalere, si percepisce un rigore di fondo che sorregge il tutto. Ed è questo il primo elemento “antagonista” che va rilevato.
Qui mi permetto una digressione. In Italia viviamo tempi infausti in cui, a destra, per “antagonismo” si intende tutto ciò che si oppone al politically correct, concetto esteso fino a comprendere le nozioni stesse di eguaglianza e giustizia sociale. Il peggiore farabutto che non esita a fare l’apologia più o meno velata del fascismo, a denigrare la Resistenza, a condannare il “livellamento” indotto dalla rivoluzione francese, a esaltare il colonialismo o l’Inquisizione, ecc., è dunque magnificato come il ribelle per eccellenza, il nemico mortale del “sistema”, l’iconoclasta. Poco importa che le idee che sostiene siano appartenute per secoli ai ceti privilegiati.
A “sinistra” (chiamiamola così) il discorso differisce di poco. “Antagonista” è stato promosso post-mortem Montanelli, solo per avere rimasticato in toni burberi (e qui sta il suo “coraggio”) tutti i luoghi comuni cari ai benpensanti, da De Maistre in poi; salvo una tardiva rivolta contro il padrone fin lì servito perché divenuto un po’ troppo esigente. “Antagonista” è divenuto il pupillo di Montanelli, Marco Travaglio, reazionario quanto lui, per avere inferto occasionali bastonate allo stesso padrone, di cui peraltro condivide in pieno l’ideologia di fondo. Bandiere della “sinistra” sono altresì diventati l’economista ultraliberale Mario Monti, un assurdo presidente della repubblica che pare una di quelle bambole capaci solo di dire sì, e vari giudici che ai tempi loro sottoposero il diritto a ogni distorsione, pur di liquidare la “stagione dei movimenti”.
L’antagonismo promosso e praticato dall’Almanacco Odradek 2004 è lontano anni luce da quello di cui sopra, e la scorrettezza politica la pratica sul serio. Lo si capisce fin dagli interventi iniziali dei tre curatori, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Sandro Sproccati, tutti e tre in gran forma. Muzzioli esorta alle “scritture cattive, che facciano impatto sul cinismo dominante, proprio nel portarlo alle estreme conseguenze, straniandolo a forza di iperbole”. Lunetta porta un esempio di scrittore cattivo del passato allorché cita Machiavelli, che nel Principe “della dignità come dato assoluto e metastorico si fa beffe, e ne tratta come di un puro e semplice rapporto di forza tra canaglie contendenti”. Da parte sua Sproccati nota quanto tali canaglie contendenti abbiano fatto e facciano tuttora uso di parole come “civiltà” e “democrazia” per mistificare i propri veri scopi: “razzismo di ritorno, carri armati, raffiche di mitra sugli inermi, nuovo colonialismo sfrontato e vigliacco, soppressione dei più deboli, prospettiva del genocidio”.
Già simili premesse consentono di individuare il nemico centrale che i testi raccolti nell’Almanacco si prefiggono di colpire: il pensiero debole, sia nel rigurgito di concetti vuoti (patria, bandiera) usati da sempre per coprire ogni nefandezza, sia nella somministrazione di massa di quella pappa per anemici rappresentata dal linguaggio televisivo e giornalistico universale, con la manciata di idee scontate che lo sottende.
I contributi sono vari, di autori italiani e stranieri: poesie, racconti, saggi, disegni, recensioni (esilaranti quelle a Vattimo e a Cacciari riprese dal Vernacoliere), brani teatrali, persino la pubblicità bislacca del preservativo Olla. Eppure la varietà degli apporti non incrina nemmeno per un attimo la coerenza dell’assieme: a parte la qualità letteraria, sempre altissima, si tratta di forme diverse di muovere all’assalto della razionalità di facciata e dell’insostituibilità fasulla del presente, nonché del dominio che vi si maschera. Con la consapevolezza, enunciata con vigore fin dalle tre introduzioni, che forse chi pensa di avere cancellato la nozione di antagonismo deve aspettarsi sonni agitati, e chi suppone sconfitta la ribellione in cui aveva creduto deve semplicemente riassaporare il gusto della lotta. Un sapore prezioso di cui la letteratura, se avanguardia intelligente, può essere viatico, perché è su di essa che la cultura complessiva si forma.
Di qui la veste quanto mai opportuna di almanacco, che allude non alla lettura a salti tipica di un’antologia, bensì a un assaggio quotidiano: aspro all’inizio, poi via via più dolce e salutare. Il falso anticonformismo ti bercia nelle orecchie e poi si spegne; il vero antagonismo ti entra nel sangue poco a poco, e lì rimane quale parte di te.


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