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La mente è tornata a questo romanzo poche ore fa, dopo le notizie dall'Afghanistan. Che poderoso libro, che cupa eppure risplendente fotografia della condizione attuale. Odiato e incompreso dai fans più conservatori del Camilleri montalbanesco, La presa di Macallè (2003) è una delle opere migliori dello scrittore di Porto Empedocle. Il brano che riportiamo (dal capitolo 3) dice tutto quel che c'è da dire, non una necessaria parola di meno, non un'inutile parola in più. Buona lettura. Red.

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di Giuseppe Genna Amico personale di Meucci, Morse e Bell. Confidente di Ramsete III. Grande estimatore del brodo primordiale (la...

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E chissà chi aveva depositi in quella banca...
dirty_money2.jpg[Il primo degli articoli che qui di seguito riproduciamo è tratto dal quotidiano elvetico 'Il Caffè' e data 21 settembre 2003, col titolo Le mele marce della finanza. Si sa tutti che le mele marce della finanza hanno colpito tanti poveri risparmiatori qui da noi, da Parma a Bari. Ma a Lugano i risparmiatori non possono che essere pochi e tutto tranne che poveri. Se ci chiedessimo chi davvero vantava depositi presso l'istituto in cui gestiva fondi Pierluigi Gallo avremmo molte risposte. Ma a quali domande? A quelle che si fa Alessandro Leogrande? Assolutamente no. Certe domande, però, non siamo gli unici a farcele. Anche un cronista de 'L'Espresso', per esempio, pare che se le sia fatte - e bisognerà dunque leggere tra le righe quanto il giornalista nostrano si sta effettivamente chiedendo... gg]

LUGANO - “Che possiamo fare? Appellarci all’onestà e all’etica degli operatori. Le mele marce sono poche, ma infangano l’intera piazza finanziaria. Al di là dei danni diretti, stanno provocando perdite incalcolabili a un settore che in Ticino dà lavoro a oltre diecimila persone”. È incredulo, quasi sfiduciato Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese. La piazza finanziaria ticinese è stata scossa da un’incredibile serie di scandali. Scandali scoppiati nel giro di una manciata d’ore, come cariche esplosive collegate in serie. “Per l’immagine della piazza è un disastro – rincara Roberto Grassi, direttore generale della Fidinam, principale fiduciaria ticinese -. Ma non credo in correttivi istituzionali, e nemmeno che le banche debbano mettersi a fare controlli a tappeto. Ciò che è successo è anche la conseguenza di ambizioni personali senza limiti, che spesso portano le persone a rischiare troppo e a delinquere”. Quello degli ultimi giorni é stato un fuoco di fila. Martedì 16 settembre scattano le manette ai polsi di Tiziano Croci, funzionario della Raiffeisen di Balerna: nell’ultimo anno e mezzo avrebbe effettuato operazioni illecite sui cambi causando perdite di almeno 10 milioni di franchi. Il giorno successivo viene arrestato l’avvocato luganese Francesco Jelmini: per coprire perdite commerciali, avrebbe sottratto illecitamente quasi 2 milioni a clienti tedeschi nell’ambito di compravendite immobiliari. Passano solo 24 ore e in carcere finiscono, giovedì 18, Pierluigi Gallo e Fabrizio Donati, entrambi sessantenni, fino a pochi mesi fa dirigenti della Bipielle Bank di Lugano, già Banca Adamas.
Per loro l’accusa è truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele, tutte aggravate. L’ammontare delle malversazioni è enorme: 30 milioni. Ex dirigenti della famigerata Fimo di Chiasso, Gallo e Donati, hanno iniziato a rubare già dal ’95. Solo la denuncia di uno dei clienti italiani truffati ha spezzato una catena di malversazioni, che i due sono riusciti a nascondere per anni. “Si potrebbe imputare ad alcuni istituti una carenza di controlli – dice Citterio -, ma di controlli se ne fanno già molti, internamente e da parte della Commissione federale delle banche. Si possono intensificare, ma oltre un certo limite c’è il rischio di paralizzare il lavoro”.
Stelio Pesciallo, responsabile del servizio giuridico all’Ubs punta il dito sulle piccole banche che “hanno agito in maniera concorrenzialmente troppo spinta, che non hanno esercitato controlli sufficienti, che hanno portato via consulenti finanziari ai grandi istituti allettandoli con guadagni astronomici”. Sulla spinta della bolla speculativa degli anni Novanta, aggiunge, certi consulenti hanno assunto una posizione incontrastata.
“Ad alcuni di loro, che chiamo sciacalli della finanza, mancava la spina dorsale etica, e le piccole banche erano strutturalmente troppo deboli per gestire i casi che oggi sono venuti alla luce. Non sono scattati i campanelli d’allarme, che pure c’erano, perché si era immersi nella logica della concorrenza sfrenata”.
Il fatto che ora le malversazioni vengano alla luce non deve essere letto, secondo Pesciallo, come un fattore di crisi della piazza finanziaria ma come elemento di forza. “Mi auguro però che la magistratura colpisca gli autori più duramente di quanto abbia fatto recentemente. Resto sconcertato di fronte a situazioni dove giovani sciacalli si permettono di rubare milioni a banche e clienti ricevendo punizioni che definirei inezie”. Ex magistrato e attualmente dirigente al Credit Suisse Privat Banking, Marco Bertoli ritiene che il danno maggiore alla piazza finanziaria venga invece dall’enfasi data agli ultimi scandali.
“Il fatto che siano scoppiati nell’arco di pochi giorni è una pura coincidenza temporale – dice -. Statisticamente oggi non vi sono più casi di malversazioni rispetto a cinque anni fa. Non ve ne sono in Ticino più che a Zurigo o Ginevra.
La nostra piazza finanziaria è sana, gli strumenti di controllo sono aumentati, soprattutto con le recenti normative, ed è cresciuta la soglia di attenzione da parte di tutti coloro che operano nel settore”.

Anche gli svizzeri rubano
La vicenda dei due finanzieri svizzeri arrestati per truffa

Da metà settembre del 2003 a metà marzo di quest'anno: sei mesi di carcere in attesa del processo. ln Svizzera paradiso della finanza, non capita spesso chedue banchieri trascorrano per intero in cella il periodo massimo di carcerazione preventiva consentito dalla legge. A Lugano però i magistrati sono convinti che gli ex gestori di patrimoni Fabrizio Donati e Pierluigi Gallo, accusati di truffa, amministrazione infedele e altri reati minori, possano contribuire a sciogliere una volta per tutte un rebus finanziario a dir poco complicato: decine e decine di operazioni sospese, quasi tutte ai danni di clienti italiani che nell'arco di alcuni anni avrebbero perso molti milioni di euro. L'inchiesta per ora è tutta svizzera ma c`e chi pensa a dei risvolti italiani. Infatti ad un centinaio di chilometri più a sud del confine di Chiasso, al quartier generale della Popolare di Lodi. da quelle parti co- noscono bene i due banchieri sotto accusa. Se non altro perché Donati e Gallo, al- meno fino all'inizio del 2002, erano tra i manager di punta della Bipielle Suisse, la filiale luganese della banca guidata da Gianpiero Fiorani. Nello stesso tempo, però. la coppia di intraprendenti finanzieri ticinesi tirava le fila anche della Ivar invest. un'altra società luganese che gestiva il denaro di numerosi investitori lombardi. I rapporti tra la Ivar e la Bipielle Suisse erano all'ordine del giorno. Tanto che, secondo quanto sta emergendo dalle indagini, proprio I'istituto svizzero si sarebbe trovato al centro di una girandola di affari irregolari. Numerosi documenti acquisiti dai procuratori pubblici Emanuele Stauffer e Giovanni Maria Tatarletti dimostrerebbero che i conti di alcuni clienti della Bipielle Suisse sarebbero stati svuotati all'insaputa un dei clienti stessi, a cui venivano presentati va rendiconti contraffatti. Le origini della vicenda risalgono ad alcuni anni fa e la banca sarebbe poi corsa ai ripari tappando le l r falle nei depositi degli ignari investitori. "noi non c'entriamo" dicono a Lodi. Sottolineando che i due manager indagati da tempo non làvorano più nel gruppo Bipielle. Nei lunghi mesi di detenzione, però, Donati e Gallo sono stati più volte interrogati dai magistrati e il raggio d'azione dell'inchiesta ha finito per allargarsi di molto. Un segnale chiaro della svolta investigativa è arrivato nelle settimane scorse, quando alla procura di Lugano è cominciata una lunga sfilata di amministratori, dirigenti ed ex dirigenti della filiale svizzera della Popolare di Lodi. Tra gli altri, Stauffer e Tatarlet hanno raccolto le testimonianze del vicepresidente Paolo Maymont, di Fabio Conti, vicepresidente fino all' anno scorso, e di Erminio Pezzini, direttore centrale controlli dell'intero gruppo Bipelle. A quanto sembra, però, i confini dell'inchiesta si sarebbero allargati addirittura oltre Atlantico, verso il Brasile, dove sarebbero state costituite società che avrebbero fatto da sponda all'operazioni sospese. Non sembra casuale, quindi, che i procuratori abbiano ascoltato anche Pierluigi Mango, un manager a lungo residente nel Paese sudamericano. Alcuni testimoni si sono trincerati dietro una lunga serie di non ricordo. Altri invece hanno fornito precisi riscontri e conferme alla documentazione già raccolta dagli investigatori. I manager della Bipielle, da parte loro, non hanno mancato di far notare che l'eredità della passata gestione si è rivelata difficile da gestire. La Popolare di Lodi è infatti sbarcata a Lugano tra il 1998 e il 1999 rilevando dalla famiglia Bassani il controllo della Banca-Adamas, poi ribattezzata Bipielle Suisse. E proprio la transizione dai vecchi ai nuovi proprietari avrebbe creato difficoltà e problemi. Questa spiegazione non sembra però aver convinto del tutto i magistrati. Per il momento appare difficile spiegare con il semplice disordine amministrativo alcune operazioni concluse ai danni dei clienti. Cosi come sembra quantomeno singo- lare che tra il 1999 e il 2002 i vertici della Bipielle Suisse, nel cui consiglio di am-ministrazione figura anche Fiorani, abbiano tardato a prendere provvedimenti di fronte ai segnali d'allarme lanciati da alcuni manager dell'istituto. L'inchiesta, quindi, continua. E nelle prossime settimane sono in programma nuovi interrogatori. E nuovi viaggi di manager importanti sulla strada da Lodi a Lugano.. Pubblicato Luglio 22, 2004 10:59 PM | TrackBack

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