di Alessandro Bertante (da Pulp n. 49, maggio / giugno 2004)

Mentre i giudici francesi, nell'udienza tenuta ieri, 12 maggio, hanno preannunciato la loro sentenza circa l'estradabilità di Cesare Battisti per il 30 giugno, riportiamo la recensione di Alessandro Bertante (scrittore, antologista, giornalista de La Repubblica) al volume Il caso Battisti. Il pezzo è tratto dal numero di Pulp attualmente in edicola.
“Il mio scopo non è dimostrare che Battisti è innocente. Giudicare non spetta me né all'opinione pubblica. Ciò che mi preme fare capire è che il modo dominante di affrontare questa vicenda soffre di tutte le storture, i vizi di procedura e i nodi irrisolti del periodo dell'emergenza". Parole chiare quelle di Wu Ming 1, tratte dalla premessa de lì caso Battisti, libro scritto insieme a Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna e molti altri intellettuali italiani e francesi per cercare rompere il muro di disinformazione che fino a questo momento ha caratterizzato la vicenda giudiziaria di Battisti.
Lavoro certo non facile, vista la trasversalità politica dei forcaioli, che va dalla destra ex fascista alla sinistra moderata, fino a lambire i sensi di colpa di buona parte della ex estrema sinistra italiana. Ma questo è comunque un libro importante, pubblicato coraggiosamente dalla NDA Press di Rimini e scritto sull'onda delle sdegno e dell'inquietudine per quello che sta succedendo nel nostro paese. Attraverso i diversi interventi degli autori, ci sono anche Daniel Pennac e Bernard-Henry Lévy, il caso Battisti viene analizzato dal punto di vista giuridico, massmediologico e infine politico.
Per chi non conoscesse la vicenda, Battisti alla fine degli anni Settanta militava nei Proletarì Armati per il Comunismo, formazione terroristica che si è macchiata di diversi omicidi, rapine e altri reati minori. Battisti, che non ha mai negato l'appartenenza al gruppo, arrestato nel 1979 è fuggito dal carcere di Frosinone nel 1981, vagando da latitante in diverse aree del mondo prima di approdare in Francia, dove abita tuttora ed è diventato un affermato autore di romanzi noir. Battisti si ritiene estraneo ai fatti di sangue imputatigli, per i quali è stato condannato in contumacia. Non sta a noi giudicare e tantomeno all'opinione pubblica. Ma dal momento in cui il ministro della giustizia Castelli si è presentato al suo omologo francese con una lista di dodici rifugiati politici da estradare in Italia, si è scatenato il pandemonio della stampa italiana, diventato vero e proprio linciaggio mediatico al momento dell'arresto di Cesare Battisti, in seguito rilasciato. Ma come il libro ben spiega, Battisti è già stato giudicato nel 1991, quando la magistratura francese ha ritenuto opportuno non estradarlo in quanto le prove a suo carico sono state considerate indiziarie e basate su testimonianze di pentiti. Che fra l'altro si contraddicevano uno con l'altro, ansiosi come erano di partecipare alla grande abbuffata di delazione che contraddistinse quegli anni.
Ma leggendo il libro si scoprono un serie di bizzarrie: che Battisti è accusato di due omicidi, uno a Milano e l'altro a Mestre, avvenuti lo stesso giorno a mezz'ora di distanza, che la magistratura ha accertato la sua sicura assenza durante il famoso omicidio dell'orefice Torreggiani e che le testimonianze dei pentiti furono in gran parte estorte con la tortura come già allora denunciò Amnesty International e come ben descrisse la scrittrice Laura Grimaldi nel suo libro Processo all'istruttoria (1981).
Ma ciò che francamente più colpisce di quésto caso è la compattezza, senza distinguo e usando argomenti totalmente inventati, del fronte mediatico nel giudicare Cesare Battisti un mostro sanguinario. Trascorsi circa trent'anni dai fatti in questione e sapendo benissimo dove abita, che lavoro fa e come passa le sue giornate. Inviati di noti quotidiani hanno scritto articoli da Parigi nei quali si capiva in modo molto evidente che loro di Battisti non sapevano nulla e che non hanno neppure cercato d'informarsi. Su tutti i canali televisivi, poi, è stata un sorta di tragica farsa con noti commentatori di destra a predicare vendetta dando fiato alla più becera propaganda populista. Il dato politico è quello che però deve farci riflettere maggiormente. Sfruttando la residua esigenza di odio dell'opinione pubblica, il caso Battisti diventa un pretesto per continuare la politica dell'emergenza, in modo da rifiutarsi di chiudere un periodo storico e ricattare demagogicamente le forze della sinistra, che, misere e disgregate, stanno pure al gioco, perpetrando all'infinito la menzogna come pratica dell'attività politica. E tutto questo nella totale assenza di una informazione libera e indipendente.
Leggetevi il libro e capirete in che razza di paese stiamo vivendo.


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