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Dicembre 30, 2003

LA FANTASCIENZA NELLA REPUBBLICA CECA

INTERVISTA A IVAN ADAMOVIC

a cura di Lenka Staníčková e Valerio Evangelisti

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Ivan Adamovič è fondatore e redattore della rivista di SF Ikarie. Ha anche pubblicato Slovník české science fiction (Vocabolario della science fiction ceca), scrive regolarmente recensioni su libri di SF per Ikarie e diversi periodici nazionali, scrive articoli sulla rivista Locus. Ha ottenuto il Premio Karel Čapek per le traduzioni e la divulgazione delle opere di SF straniere nella Repubblica Ceca. Il suo indirizzo di e-mail è: singularity@email.cz

1. Quando è nata la fantascienza nella Repubblica Ceca?

Quale primo esempio di science fiction di un autore ceco possiamo considerare la novella Newtonův mozek (trad. Il cervello di Newton) di Jakub Arbes, del 1877.

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Dicembre 29, 2003

Danilo Arona, Daniela Catelli: L'ESORCISTA - IL CINEMA, IL MITO

PAZUZU IS RELOADED!

di As Chianese

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Danilo Arona e Daniela Catelli nel libro: L’Esorcista - Il Cinema, Il Mito (Falsopiano) propongono nuove chiavi di lettura, interpretazioni e novità del capolavoro di Friedkin e Blatty.

Vorrei innanzitutto chiarire una cosa: esistono due categorie di persone che hanno parlato de L’Esorcista, quelli che al cinema l’hanno visto e quelli che invece lo hanno ascoltato. Appartengono a questa seconda categoria quelli che, volenti o nolenti, hanno serrato le palpebre per buoni venti minuti quando la tenera e paffuta Regan ha ruggito l’incubo della sua possessione dallo schermo illuminato al buio in sala, raggiungendo anche l’ultimo degli spettatori paganti. Ma questi sono spettatori/auditori in buona fede: su di loro indubbiamente il film ha fatto effetto e i loro giudizi, per quanto negativi possano essere, non potranno mai intaccare la vera funzionalità del film: fare paura.

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Dicembre 28, 2003

E' più facile che un Cammilleri passi per la cruna di un ago... (3)

I MISTIFICATORI - VOL. I PARTE SECONDA

di Biagio M. Catalano

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I brani in corsivo sono tratti da Rino Cammilleri, Fregati dalla scuola - Breve guida di liberazione ad uso degli studenti (da affiancare al normale manuale scolastico di storia), il cui testo integrale è disponibile on line

Le Crociate
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Si trattò di un pellegrinaggio armato, nient'altro

> "Pellegrinaggio" "armato"? L'inesauribile Cammilleri vorrà forse ammannirci qualche altro suo caratteristico saggio di comicità?

Le Crociate furono otto, di cui solo due vittoriose. Gli scontri si svolsero in Terrasanta e i periodi bellici durarono in tutto pochi decenni su diversi secoli. La maggior parte dell'Islam quasi non se ne accorse.

> Vuol dire che furono dei blitzkrieg, o che i musulmani e i detrattori del bellicismo cristiano non avrebbero nulla di che lamentarsi?

Il papa Urbano II, a Clermont nel 1096, le "lanciò" quasi per sbaglio.

> "Quasi"... Perché mai questi mezzi termini? Il "buon" Urbano sapeva perfettamente quel che voleva. E lo sottoscrisse a piena penna.

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Dicembre 25, 2003

Auguri preventivi

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Buone feste a tutti voi di Carmilla. Festeggiate, su. Dài, festeggiate. HO DETTO DI FESTEGGIARE, E' NATALE! Vi ordino di festeggiare! Fermi!, appoggiate le mani sulla tastiera, avete il diritto di non... no, non avete alcun diritto. Il Natale è sacro, è buono, profumato e cristiano. Chi non festeggia è di Al Qaeda. Ve la faccio cantare io, Guantanamera, ve lo faccio vedere io che bel posto è Guantanamo. Le fate lì, le vacanze. Dick, Colin, pensateci voi a questi qua: io torno sull'albero, mi sono rotto le palle. L'avete controllato l'albero? Posso andare? Papà dov'è? E Babbo Natale? Cosa dite? Babbo Natale non esiste? Fermi!, appoggiate le mani sulla tastiera!, da questo momento avete il diritto di non...

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Dicembre 24, 2003

E' più facile che un Cammilleri passi per la cruna di un ago... (2)

I MISTIFICATORI - VOL. I PARTE PRIMA

di Biagio M. Catalano

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I brani in corsivo sono tratti da Rino Cammilleri, Fregati dalla scuola - Breve guida di liberazione ad uso degli studenti (da affiancare al normale manuale scolastico di storia), il cui testo integrale è disponibile on line.

Introduzione
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I manuali di storia della scuola dell'obbligo sono, per comodità, divisi in capitoli. Solo che questi non si limitano ad essere numerati, bensì recano dei titoli. E questi titoli, contrariamente a quel che si pensa, non si limitano a descrivere il contenuto del capitolo ma danno anche un giudizio di valore.
Esempio: "Medioevo", "Rinascimento", "Risorgimento", "Resistenza". Analizziamo i termini. "Medioevo" significa, come tutti sanno, "età di mezzo", laddove "Rinascimento" sta per "nuova nascita". Se si rinasce vuol dire che prima si era morti, ma anche che prima di essere morti si era già nati una volta, per cui adesso si "rinasce". Dunque il Medioevo, epoca precedente al Rinascimento, era il tempo in cui l'umanità era stata morta. Quanto dura il Rinascimento? Pochi decenni, verso la fine del Quattrocento. Poi? Si ha l'Età Moderna, e tutti tiriamo un respiro di sollievo.

> Dunque: Cammilleri dovrebbe sapere - lo spero per lui - che l'atteggiamento critico insito nel termine "Rinascimento" si fonda su basi non certo prevalentemente demagogiche, com'è propenso a credere e pretendere di poter far credere il nostro, bensì prettamente umanistiche, in termini rivalutativi a riguardo del passato che, nei secoli d'auge della chiesa romana, era stato pressoché cancellato, metabolizzato e riproposto in chiave cristiana. Da ciò siamo portati a considerare che Cammilleri disconosca la storia sin nelle terminologie, o, a voler essere benevoli, faccia finta di disconoscerla.

Anche se, a ben vedere, le guerre e le catastrofi sembrano moltiplicarsi a ritmi parossistici: guerre tra Francia e Inghilterra, tra Francia e Spagna, tra cattolici e protestanti, tra lanzichenecchi e tutti gli altri, guerre di successione, di devoluzione, delle due dame, dei tre imperatori, dei quattro papi e dei cinque eserciti.

> Non sarà certo la giocosa rappresentazione di Cammilleri a stornare l'attenzione dai problemi di fondo ai secoli che seguirono la fine del Medioevo; problemi che, visto il clima e l'andamento storico, non sono certamente da imputarsi a coloro i quali decisero di ridimensionare il privilegio vaticano.

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Dicembre 23, 2003

E' più facile che un Cammilleri passi per la cruna di un ago... (1)

I MISTIFICATORI. INTRODUZIONE

di Biagio M. Catalano

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L'amico Valerio sicuramente mi perdonerà, se ho ceduto alle debolezze della penna, dato che il personaggio che ho deciso di decostruire appartiene alla schiera di coloro i quali egli stesso non avrebbe (e non ha) esitato a definire in termini congruenti a quello che in fondo è pure il mio giudizio, ossia immeritevoli d'interesse alcuno. Me ne rendo conto, ma non sono riuscito a sottrarmi all'impulso d'effettuare una contro-esegesi - poca cosa: ma in fondo, adeguata all'oggetto - di certa propaganda che, sembra sistematicamente oramai, pare volersi adattare a tutti i costi ad un programma direi assuefattivo ed impenitente. Potremmo capire che esistono tanti modi di criticare qualcosa d'insulso (che se non fosse pretenziosamente pernicioso, sicuramente riceverebbe soltanto giusta derisione), e che sta al livello del critico prendere in considerazione argomenti nella loro vera natura senza però rinunziare a mantenersi inattaccabile dal clima che profluvia da ciò che viene decostruito; ma del resto, parlarne in termini seri significherebbe prendersi gioco dei suoi effetti potenziali, e soprattutto degli ignari a cui indirizzo, elettivamente, vengono escogitati certi feuilletons.

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ANTONELLA FULCI: TUTTO SU MIO PADRE

di As Chianese

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“Ora attraverserai il mare delle tenebre, e ciò che in esso vi è di inesplorabile”. Così, inaspettatamente, una voce pone fine alle immagini di uno dei film più visionari di Lucio Fulci (Roma: 27 Luglio 1927 - 13 Marzo 1996): “L’Aldilà”. Quest’intervista tenta di farci attraversare il “mare delle tenebre”, cerca di fare luce sui ricordi di un regista di genere: estremista e cinefilo, un Lucio Fulci rappresentante un cinema concretamente alternativo, da middlenight, spregiudicato.
Un cinema amato dal grande Quentin Tarantino che nel suo “Kill Bill Volume I” non esita a offrirci il tema portante della colonna sonore di “Sette Note in Nero” per salutare il risveglio dal coma della vendicativa Black Mamba, non esita a far sanguinare gli occhi ad una delle vittime di questa proprio come una delle numerose vittime di “Paura nella Città dei Morti Viventi” e, addirittura, a lasciarci interdetti quando, nello script originale di “Kill Bill volume II”, troviamo la descrizione, con testuali parole, di un personaggio che si solleva da terra “come uno degli zombi di Lucio Fulci”. Poco amato dalla critica, ma adorato da un suo pubblico, questo regista vede nelle citazioni di Tarantino un riconoscimento che nessun critico e nessun premio avrebbe mai saputo e potuto dargli.

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Dicembre 21, 2003

Adan Zzywurrath DIARIO DELLA LETTERATURA PERDUTA. IL MATRIMONIO DEL MARE E DELL'INFERNO E ALTRE STORIE

di Valerio Evangelisti

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Il dottor Hastings viene invitato a bordo del vascello Saturnia, che ha fama di imbarcazione maledetta e galleggia immobile di fronte a un’isola che non riesce a raggiungere. Il capitano Rolle giace malato, ma è impossibile avvicinarlo. Un impiccato pende dall’albero maestro. Ciurma e ufficiali sembrano appartenere a tempi differenti, e si scorgono reciprocamente come spettri terrificanti. Macchine misteriose pulsano sottocoperta, tra grandi casse dal contenuto ignoto…
Sotto il bizzarro pseudonimo Adan Zzywwurath dicono si celi un intellettuale italiano parco di produzione letteraria ma generoso di ingegno. E’ una menzogna. Già nella seconda pagina del romanzo breve che apre questo volume (A. Zzywwurath, Diario della letteratura perduta. Il matrimonio del mare e dell’inferno a altre storie, manifestolibri, 2003, pp. 168, € 15,00) e gli dà il sottotitolo, individuiamo facilmente il Conrad de Il nero del Narciso.

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Dicembre 20, 2003

Tanzi: inutile piangere sul latte versato

tanzi.gifparmalat.jpg... quando si è fatta piangere l'Italia sulla costruzione strategica del mostro che attualmente ci governa. Giusto per levarsi da ogni sospetto di cospirazionismo e ricordare en passant che Callisto Tanzi fu lo scherano di De Mita nella sciagurata operazione Odeon tv, convochiamo una voce estranea alle carmille intenzioni: quella di Marco Pannella, che nel 1987 scriveva all'Avanti un durissimo j'accuse contro Craxi e il disegno di una risistematizzazione del fronte mediatico - operazione che avrebbe figliato nell'etere il primato del Barzellettiere. E' proprio qui che va collocato il ruolo di Tanzi...

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La politica del genere nero

di Giuseppe Genna

tp.jpgQuesta mattina, come sempre, mi sono alzato e ho trovato l'invasòr. Cisposo e ottuso per la beatitudine notturna, ho acceso la radio e ho ascoltato un programma giornalistico di punta del primo canale: Professione reporter. Si sente la colonna sonora della Pantera Rosa. La giornalista (un laringotomico esprimerebbe maggiore sensualità vocale) dice all'incirca: "Ore 11, un'aula dell'università de L'Aquila". Penso: no!, la solita retorica su quanto è bello laurearsi. Mi sbaglio: si acolta una voce stridula meridionale, da cobolda, che insegna come si svela un delitto. E' il corso di tecniche di investigazione: l'unico a livello universitario, in Italia.
Nel giro di cinque minuti di servizio radiogiornalistico vengo informato: delle ambizioni da alienazione di massa di certe studentesse meridionali (sorridendo: "Voglio entrare nell'Arma"), della presenza tra gli studenti di graduati militari, di quanto è affascinante il mondo delle spie, dei disoccupati tra i banchi aquilani, della riflessione sulla società che si compie nei gruppi di lavoro del corso, del fatto che a imparare a seguire le coppie fedifraghe si raggiunge "la Verità", che qui si studia il diritto e l'ingegneria e la psicologia come nelle accademie fiorentine del Rinascimento, che ci si esercita con casi da detective al posto dei temi su quinterno a righe, che tra gli studenti c'è la Finanza, che tra i libri di testo c'è Dei delitti e delle pene di Beccaria, che si lavora on line con gli autori del film Un americano tranquillo tratto dal romanzo di Greene, che "qui mi hanno portata i mass media". Il tutto mentre, massimalisticamente, si ascoltano variazioni lounge del motivetto di James Bond. Crollo all'intervista alla figlia di Tom Ponzi, la quale beccheggia così nell'etere: "Quando mi chiedono cosa mi ha insegnato mio padre, io rispondo niente, però mi ha insegnato tutto, soprattutto il coraggio del coraggio".
Ecco: io intendo esattamente questa cosa quando parlo dell'esito funesto che la dittatura del genere nero comporta. Che Graham Greene finisca tra i testi di studio degli aspiranti Caramba... beh, questo proprio no. Ma, se la letteratura va difesa, si tratta davvero di letteratura?

Permalink: postato alle 06:45 PM


Dicembre 19, 2003

Micheal Moore: Saddam, il nostro Golem

mooresaddam.jpgdi Michael Moore

Grazie al cielo Saddam è di nuovo in mani americane. Sicuramente gli siamo mancati. Insomma, aveva proprio un brutto aspetto! Ma almeno ha avuto una visita dentistica gratuita. Una cosa che molti americani non riescono proprio a ottenere. All'America è sempre piaciuto Saddam. Abbiamo amato Saddam. L'abbiamo trovato. L'abbiamo armato. L'abbiamo aiutato a gasare le truppe iraniane. Ma poi ha fatto un casino. Ha invaso l'emirato dittatoriale del Kuwait e, nel farlo, ha fatto la peggiore cosa immaginabile: ha minacciato un nostro amico ancora migliore - il regno dittatoriale saudita, e le sue vaste risorse petrolifere. I Bush e la famiglia reale saudita sono stati e sono soci in affari e Saddam ha commesso un errore regale nell'approssimarsi troppo al loro ricco territorio. Da quel momento, la stella di Saddam ha cominciato a declinare.
Ma non è sempre stato così. Saddam è stato un nostro buon amico e alleato. Abbiamo appoggiato il suo regime. Non è la prima volta che aiutavamo un assassino. Ci piace giocare al dottor Frankenstein. Abbiamo creato molti mostri - lo scià in Iran, Somoza in Nicaragua, Pinochet in Cile - per poi esprimere ignoranza o sconcerto ogni qualvolta questi ultimi si facevano prendere da raptus omicidi e massacravano popolazioni intere.

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7. Horror gadget

di Nico Maccentelli

saddambambola.jpgLibero.it - 09:21 -Saddam: dopo la sua cattura gli americani si scatenano nella produzione di gadget a tema…T-shirt, trappole per topi e bambolotti di dubbio gusto.

In questi giorni l’immagine del rais catturato è entrata nelle nostre case come il macabro trofeo d’una guerra permanente, spettacolarizzata al parossismo, nell’orrore delle logiche barbare di cui è portatrice.
Barbarie è il termine giusto. Non solo per i morti che sta producendo quotidianamente, tra rastrellamenti e bombardamenti spacciati per operazioni antiterroristiche, per le bombe umane, per l’indigenza, la fame, la miseria nera d’un intero popolo. Barbarie non solo per il livello di disumanità raggiunto, quando a morire sono i bambini, nell’indifferenza complice dei media asserviti, in un occidente che guarda al Natale senza leggere contraddizioni in tutto questo.

Permalink: postato alle 10:41 AM


Lettera a Giangiacomo Feltrinelli, il rivoluzionario

di salvatore ditaranto
[riceviamo via mail e volentieri pubblichiamo - la redazione carmilla]

Carissimo Giangiacomo Feltrinelli,
ggfeltrinelli.jpgun motivo preciso perché ti sto scrivendo questa lettera non c'è: avevo qualcosa da dire e ho scelto te come destinatario. Perchè per me sei un mito, anche se non ti ho conosciuto. Anzi ti dirò la verità non ho ancora capito se ti hanno ucciso oppure se la tua morte è dovuta alle tue idee e al tuo modo di portarle avanti. Ad ogni modo non voglio e non posso giudicarti. Io non c'ero a quei tempi e non so cosa avrei fatto. Di te la prima volta mi ha parlato mio padre. Non ha mai letto un libro nella sua vita ma a 18 anni da Bari si era trasferito a Milano per cercare un lavoro e una sera alcuni amici lo portarono ad una riunione in cui c'eri anche tu. Non mi ha detto se in una fabbrica o all'università. Ha aggiunto che eri un pazzo e che non ti avrebbe mai seguito anche se eri simpatico. Ma questo non è importante. Per me sei un mito perchè pur essendo miliardario, invece di investire in palazzi come ha fatto un altro "simpatico" milanese negli anni '80 ti mettesti in testa di fare l'editore. A modo tuo "Per cambiare il mondo!"
Tra due anni, se non sbaglio, la casa editrice che tu hai fondato compirà 50 anni. Vedrai, tutti diranno "quanto era bravo quel feltrinelli!" "quanto era figo!" "quanto era amante della cultura" eccetera eccetera. Bè io non aspetto gli anniversari per dire certe cose. Te le dico ora e vedrai che nessuno dirà "quanto era rivoluzionario quel feltrinelli!"
Perchè le rivoluzioni fanno paura.

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Dicembre 13, 2003

Gli Stati Uniti e il mondo dopo l'11 settembre

di Ferdinando Fasce
[da altroNovecento]

bushfasce.jpgUn autorevole osservatore e consulente di politica estera statunitense si chiedeva, nella primavera del 2001, a conclusione di un'impegnativa rassegna della storia delle relazioni internazionali USA: " Che tipo di egemonia vogliamo e perchè? Quali sono le politiche che conservano al loro interno la nostra parte migliore e allo stesso tempo minimizzano i rischi e i costi associati al mantenimento di un dominio mondiale? Che senso ha il nostro 'impero'? Quello di renderci ricchi, di proteggerci, o di costruire un mondo migliore? Qualunque sforzo per sviluppare una visione efficace sulla politica estera non deve tralasciare queste e altre tematiche." 1
Lo sforzo recente sicuramente più ambizioso e discusso di articolare la politica estera statunitense è naturalmente la cosiddetta "Dottrina Bush". Essa forma l'oggetto centrale del presente saggio. Il quale si concentra perciò più sulle enunciazioni strategiche che sulle politiche, anche se cerca di collocare tali enunciazioni nel loro contesto e dunque non manca di far riferimento alle politiche stesse. Ma appunto l'intento principale è rileggere il dopo-11 settembre alla luce della sinora più organica formulazione della linea di relazioni internazionali USA successiva ai terribili attentati terroristici, ricostruendo la genesi e la morfologia della dottrina, evidenziandone novità, continuità, problemi e contraddizioni, e accennando infine alle possibili ricadute sul caso iracheno. Anche se non mancherà qualche riferimento al dibattito mondiale in proposito, l'attenzione è comunque qui concentrata sulla discussione interna agli Stati Uniti. 2

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Fasce: Sfida al fronte dei fondamentalismi

La lunga parabola dell'Islam ripercorsa da Tariq Ali in Lo scontro dei fondamentalismi (Rizzoli) al vaglio di uno sguardo che incrocia l'esperienza personale dell'autore alle vicende della storia
di FERDINANDO FASCE
ali.jpg«All'indomani degli eventi dell'11 settembre gli esperti militari del Pentagono hanno di nuovo sollevato la questione della rimozione dal potere di Saddam Hussein. Se dovesse essere condotta una nuova guerra contro l'Iraq, la cosiddetta `Guerra contro il Terrorismo', otterrebbe un effetto contrario. La combinazione di odio e disperazione porterebbe sempre più giovani, nel mondo arabo e ovunque, a pensare che l'unica risposta al terrore di Stato sia il terrore individuale». Anche se in momenti terribili come quelli che stiamo vivendo possono sembrare tratte dall'ennesimo, generoso, ma a questo punto anche un po' ripetitivo, instant book, queste parole vengono invece da un grosso tomo, scritto pochi mesi fa, è vero, ma molto pensato e intensamente vissuto. Lo scontro dei fondamentalismi di Tariq Ali (Rizzoli, 2002, pp. 466, 19 euro) è un libro che abbraccia, con uno sguardo raro perché intessuto contemporaneamente di forte partecipazione e non meno ostinata lucidità, l'intera storia dell'Islam.

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Dicembre 11, 2003

Neuroestetica

di Andrea Lavazza
Intervista al neurobiologo Semir Zeki

semirzeki.jpgzekicover.jpgPerché ci piacciono un dipinto o una scultura? Che cosa accomuna i ritratti di Vermeer e i girasoli di Van Gogh? Da dove proviene il fascino dei quadri "geometrici" di Mondrian e Malevic? Il mistero dell'arte e della bellezza ha mille chiavi di lettura, la più recente viene dalle neuroscienze. Semir Zeki, docente di neurobiologia all'University College di Londra, uno dei massimi esperti dei meccanismi della visione umana, ne è il pioniere. Il suo La visione dall'interno, appena uscito da Bollati Boringhieri (pagine 270, euro 45,00; ed. or. 1999) è un primo, affascinante approccio alla materia. Che secondo alcuni critici dice più sul cervello attraverso l'arte che sull'arte grazie al cervello. Ma il suo approccio apre una strada che porterà lontano.

Permalink: postato alle 12:22 AM


Dicembre 10, 2003

La resistenza è il primo passo verso l'indipendenza irachena

di Tariq Ali
Da The Guardian, 4 novembre 2003, traduzione Fabio Berardi
Ripubblichiamo un editoriale che ci era sfuggito ma non perde di attualità [PC]

Qualche settimana fa, gli ospiti del Pentagono sono stati invitati ad una speciale proiezione casalinga di un vecchio film. Era la Battaglia di Algeri, il classico anti-colonialista di Gillo Pontecorvo, inizialmente censurato in Francia. Si può supporre che la proiezioni sia stata puramente educativa. La Francia vinse quella battaglia ma perse la guerra.

Permalink: postato alle 09:59 PM


Dicembre 07, 2003

La piazza contro il vicolo cieco

di Giuseppe Genna

sangiovanni.jpgChe le cifre oscillino tra il milione e il milione e mezzo, poco importa. A San Giovanni si è tenuto un rito sacro e laico al tempo stesso: il popolo è sceso in piazza. Non la Gente: il popolo. Sembra una categoria ottocentesca e infatti lo è: stiamo vivendo una stagione che non ricorda affatto i Settanta, bensì altri Settanta, quelli dell'Ottocento. La lotta di classe, che non è più una lotta di classe ma di tutte le classi contro una minoritarissima distorta e criminale visione del mondo, non ricorda l'operaismo appena trascorso, ma il protosindacalismo diffuso, orizzontale, inarrestabile. Sintomatica la reazione di Fini, di fronte a un'impressionante manifestazione di dissenso su pensioni e riforma del lavoro: "Non cederemo alla voce della piazza". Tranquilli: prima o poi chiederà perdono anche di questo sproposito.
Il giorno prima il Nano dixit che è arrivato il momento di abbattere il rigore del diritto internazionale: è il momento in cui la democrazia si esporta con le bombe. Non l'ha detto a L'Occhio o a Reporter, l'ha detto al New York Times. I giornalisti del NYT, che hanno presente il Texas ma non la Brianza, sono rimasti di stucco: non sanno di cosa è capace un brianzolo. Tu gli dài un dito e lui si prende la nazione; tu gli dài un microfono e lui brevetta tutto lo spettro delle onde radio.
Ieri un uomo solo al comando; oggi il gruppone l'ha travolto. Morì anche Fausto Coppi: iniziò proprio così.

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6. Democrazia?

di Nico Maccentelli

Democrazia e fascismo… il passo è lungo o breve?
tricarico.gifDa l’Unità del 5 dicembre:
“Non si può pensare di gestire una situazione di emergenza come questa con leggi ordinarie. Per garantire la sicurezza dei cittadini è necessario rinunciare ad alcuni diritti e privilegi".
A pronunciare queste parole non fu il generale argentino Videla, o Pinochet o uno dei tanti militari di giunte pre-golpiste o golpiste, di un paese del terzo o quarto mondo. Fu, anzi è, il generale Leonardo Tricarico, consigliere militare di Palazzo Chigi, con la scusa che “siamo in guerra” (SIETE IN GUERRA, T.D.C.!) La coincidenza di luogo e di tempo fa venire i brividi: Italia 2003. Il ministro Pisanu avrà anche sconfessato il solerte generale (che come minimo dovrebbe essere rimosso…), ma resta il fatto che la cultura politica di certe personalità “servitrici” dello Stato, il modo di concepire la “democrazia” delle attuali forze di governo, è alquanto dittatoriale (nell’accezione originaria di “governo straordinario”), con punte di fascismo esplicito. L’emergenzialismo è da sempre lo strumento che i vari regimi totalitari adottano per giustificare i loro crimini, la soppressione delle più elementari libertà civili e i diritti umani e politici. Il germe di questa fetida carogna, oggi in Italia c’è. Stiamoci attenti, perché il passo (nelle forme politiche d’un paese come il nostro) può essere breve.

Permalink: postato alle 12:55 AM


Dicembre 02, 2003

Sbancor: La guerra nucleare del III millennio

di Sbancor
gulfsyndrome.gif[Non vi scandalizzi la foto a lato: anzi, cliccateci sopra. Alla mailing list Eymerich, il controinsider Sbancor ha inviato un messaggio che segnala un articolo del Sole 24ore e alcune sue riflessioni. Inverto l'ordine: prima le riflessioni, quindi l'allucinante segnalazione]

Qualche giorno fa ho passato un pomeriggio a parlare con Sonja. Serba, laureata in Storia dell'Arte, venditrice ambulante di oggettini di vetro con cui mantiene una famiglia di sette persone a Belgrado. Mi raccontava dell'aumento dei tumori a Belgrado. E di strani fenomeni. Donne con la barba e con peli su parti, come dire, poco visibili, del corpo. Pensavo alle mostrosuità che Nostradamus vedeva prima delle guerre e delle pestilenze. Vitelli a due teste, bambini deformi. La guerra nucleare del III millennio è già iniziata. Sarà per questo che abbiamo messo un ex generale, il generale Jean, a capo della società che gestisce le scorie nucleari?

Sì di Bush alle mini-atomiche
(da il Sole 24ore, 2.12.03)
bush-01.gifIl Presidente degli Stati Uniti ha firmato una legge che rimuove il divieto del 1994 di condurre ricerche e costruire armi nucleari a basso e bassisimo potenziale. George Bush ha infatti siglato un impianto normativo che permette di realizzare testate atomiche da cinque kiloton al massimo (5 mila tonnellate equivalenti di tritolo) capaci di devastare un'area di circa mezzo chilometro di raggio. È un una potenza molto inferiore alla bomba usata contro Hiroshima (12 Kt) e infinitamente meno distruttiva delle armi strategiche termonucleari montate sui missili a testa multipla (la cui potenza può arrivare a dieci megaton, ma in media si tratta di bombe da 500 Kt). L'obiettivo dell'amministrazione Bush è creare una nuova classe di ordigni atomici (anche da meno di un kiloton) da utilizzare in funzione anti-bunker.

Permalink: postato alle 04:04 PM


Uranio impoverito: scoppia il caso

[Valgano queste sconcertanti rivelazioni, del tutto già conosciute, come risposta agli scetticismi che qualche isolato aveva sollevato a proposito dell'intervento Body Bags]

da L'Unità, 1.12.03
L'accusa del generale con l'uranio in corpo
di MAURA GUALCO


nuclear.jpgUn generale dell’esercito italiano esce allo scoperto e lancia il suo pesante j’accuse contro il ministero della Difesa e la commissione Mandelli, nata con lo scopo di far luce sull’uranio impoverito e sugli effetti letali che esso ha avuto sulla salute di molti militari, morti o ammalati.
«Tutti quelli che hanno fatto il mio tipo di attività sono nelle condizioni di inspirare tante altre polveri di metalli che possono essere direttamente o indirettamente collegate all’uranio impoverito. La mia malattia è legata alla mia attività e alla luce di quello che mi hanno trovato, è stata accertata la presenza di particelle di metalli pesanti».

Permalink: postato alle 11:30 AM