testatahomenew.jpg

Novembre 27, 2003

Matrix philosophy

di Diego Marconi

L’autonomia delle macchine
matrix.jpgDa secoli ci preoccupiamo della possibilità che, come Adamo si ribellò a suo tempo al suo fabbricatore, così i nostri Adami si ribellino a noi. L’archetipo dell’antropoide ribelle è il Golem, la creatura umanoide che si immagina portata alla vita da Rabbi Judah Löw ben Bezäl in una Praga cinquecentesca, ma ancora intrisa di spiriti medievali. La leggenda del Golem risale addirittura al testo ebraico dei Salmi, attraversando tutto il medioevo. Nella tradizione talmudica, il Golem è "un’immagine con sembianze di vita, una sostanza embrionica non completa che viene chiamata all’attività quando, sulla fronte o sulle labbra, le sia applicato l’acronimo ‘Shem’ ", uno dei molti nomi di Colui che non può essere nominato (V.Tagliasco, Dizionario degli esseri umani fantastici e artificiali, Mondadori 1999, p.197). Con i pogrom del Cinquecento il Golem, che era stato fino ad allora poco più di una scimmietta al servizio di qualche rabbino, divenne il difensore degli israeliti e assunse un aspetto terrificante; come dice sempre Tagliasco, "un po’ King Kong, un po’ Superman rimbambito". Comunque un personaggio inquietante, perfetto soggetto per un romanzo espressionista come quello di Gustav Meyrink, Der Golem, del 1914, che fece conoscere la creatura al mondo culturale non ebraico. Alla fine, Rabbi Löw disattiva il Golem, che si è reso responsabile di mille malefatte. Ma non sempre la letteratura ha considerato così facile rendere innocui gli artefatti ribelli.

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Dalla P2 a Forza Italia: Cicchitto

cicchitto.gifL'articolo di Alberto Statera (con replica e controreplica), che qui riproduco, è stato pubblicato su La Repubblica il 24 febbraio di quest'anno, nel supplemento 'Affari & Finanza'. Cicchitto, di per sé, ha un suo sito completo di tutte le informazioni che servono, mentre non appaiono informazioni che non servono: lo trovate qui. Cicchitto ha anche pubblicato per la casa editrice Bietti e vi invito a visionare e, nel caso, acquistare testi che servono all'irrobustimento della memoria storica di ogni italiano, come Il G8 di Genova - Mistificazione e realtà. [gg]

Il compagno Cicchitto dalla P2 a Forza Italia
OLTRE IL GIARDINO
di ALBERTO STATERA
da "La Repubblica - Affari e finanza"
Rivela Il Riformista che nel luglio scorso, dopo l'incidente su Marco Biagi "rompicoglioni" che costò il posto di ministro a Claudio Scajola, Berlusconi aveva pronto un sostituto al Viminale che non era Beppe Pisanu. Ma la nomina in pectore fu bocciata dal Quirinale. Pare che il candidato del premier fosse Fabrizio Cicchitto. Possibile che si tratti dello stesso Cicchitto, il compagno Cicchitto, quel giovanotto con l'aria da intellettualino e il labbro atteggiato che vent'anni fa tuonava nelle file dei socialisti di sinistra lombardiani, recitava Marx a memoria, se la prendeva con la repubblica democraticoborghese, con l'America, con la Cia, con il Sid, con i servizi deviati e la Dc che avevano inventato le Brigate Rosse per escludere il Pci dal potere? No, non può essere quel Cicchitto lì, criptocomunista trinariciuto e antiamericano. E' vero che tra i nuovi fedeli del lider maximo gli ex marxistileninisti si sprecano, ma il compagno Cicchitto è troppo anche per chi da cronista ha dovuto assistere a un trentennio di trasformismi.

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Novembre 26, 2003

Stefano Porro, Walter Molino: DISINFORMATION TECHNOLOGY

di Igino Domanin

Riprendiamo da Quinto Stato la "postilla critica" di Igino Domanin a un libro estremamente interessante: Stefano Porro, Walter Molino, Disinformation Technology, ed. Apogeo, pp. 120, € 10. Il tema dello studio, scritto da due autorevoli esperti in comunicazione, sono le possibili manipolazioni della verità attuate attraverso Internet.

Disinformation.jpg

L'agguerrito pamphlet Disinformation technology (edito da Apogeo) di Stefano Porro e Walter Molino descrive efficacemente i mutamenti dello scenario dell'informazione globalizzata e in real-time. La tecnologia della Rete rende possibile nuove e inedite possibilità di manipolazione della verità, rendendo perfino labile e indistinguibile il confine tra verità e menzogna. I due autori rinnegano ogni velleità filosofica. Ma tra le pieghe del loro reportage giornalistico sono toccati alcuni problemi decisivi dello statuto della conoscenza nell'orizzonte della Network society.

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Novembre 24, 2003

Alejandro Torreguitart Ruiz: MACHI DI CARTA

di Daniela Bandini

Machi.jpg
Alejandro Torreguitar Ruiz, Machi di carta. Confessioni di un omosessuale cubano, ed. Stampa Alternativa, pp.120, € 8.
Alejandro Torreguitar Riuz (L’Avana, 1979), studente di letteratura spagnola all’Università dell’Avana, scrive poesie e racconti per la rivista accademica “El Barrio”, è poeta repentista e cantautore. Non ha pubblicato niente in patria. Suona in un gruppo rock chiamato Esperanza. Di lui Gordiano Lupi ha tradotto il racconto La Marina nel mio passato (pubblicato in appendice al saggio Veder Cuba dalla parte dei cubani ed. Terzo Millennio, 2002); Vita de jinetera (inedito) e molti racconti di impronta esistenziale.

Nella sua introduzione, Gordiano Lupi racconta di come gli sia giunto tra le mani il manoscritto di questo giovane autore cubano.
Manoscritto… Una parola d’altri tempi. In termini poco convinti gli era stato consegnato dall’autore perché gli desse un’occhiata.. Non pretendeva la pubblicazione, non chiedeva consensi e non coltivava le speranze “di vita o di morte” spesso legate a un fascicolo rilegato ed esposto in una libreria. Domandava un’opinione. Scontato sarà l’approccio poco convinto e quasi distratto che il traduttore riserverà a quelle pagine prima di cominciare a leggerle.

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Novembre 23, 2003

Te lo ricordo io, JFK...

jfkchomsky.jpgMentre da Repubblica al Corriere ad altri media si assiste a una corsa alla celebrazione di Jack Kennedy, di cui ricorreva il quarantesimo dell'omicidio, vorrei dire tre paroline tre in proposito: era uno stronzo. Per chi non si fosse letto la controstoria che ne fa Noam Chomsky in Alla corte di re Artù (Eleuthera), la prendo larga e rendo un omaggio anch'io: a James Ellroy, non a JFK. Ellroy ci ha regalato una delle icone letterarie più clamorose dell'umanesimo contemporaneo, dipingendo il Presidente nel capolavoro American Tabloid. Quel pluriromanzo è anche una storia vera: questa che pubblico qui sotto.

LA CIA E IL TERRORISMO
Finchè ci saranno fantasmi biondi
[Di Jean-Guy Allard - speciale per Granma Internacional]

jfk.jpgI suoi amici lo chiamavano Il Fantasma Biondo, per la sua reticenza a farsi fotografare, come afferma il suo biografo ufficiale, David Corn, autore di Blond Ghost, Ted Shackley and the CIA's Crusades, un'apologia dei crimini del "maestro spia" (va sottolineato come la stampa dell'impero onora le sue più rinomate spie conferendo loro il titolo di Master Spy). Si devono fare grandi sforzi per trovare nella vita del personaggio un poco di romanticismo. Il Fantasma Biondo diresse, con la diabolica volontà di distruggere la Rivoluzione Cubana, la famigerata Stazione CIA di Miami, nota con il codice JM/Wave. Poi si dedicò a torturare prigionieri e trafficare eroina all'ingrosso durante la guerra in Viet Nam. Inoltre fu caporione nelle operazioni di narcotraffico attuate in America Centrale con la coppia di terroristi Félix Rodríguez e Luis Posada Carriles. In quei tempi si trovava a Berlino, dove utilizzava la sua conoscenza della lingua tedesca per tentare di reclutare agenti nel campo socialista.
Ted Shackley venne scelto nei primi giorni del 1962 per dirigere a Miami i piani dell'Operazione Mangosta, ordinata dal presidente John F. Kennedy contro Cuba, un'attività di priorità assoluta dell'Agenzia Centrale di Spionaggio, la quale gli assegnava annualmente oltre 500 milioni di dollari, una cifra eccessiva anche in quell'epoca.

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Novembre 22, 2003

Salvate il Soldato Carlos

di Patricia Lombroso

Da "il Manifesto" di oggi.

«Ero in Iraq, ho chiesto una licenza di due settimane. E ho disertato». Intervista a Carlos, immigrato spedito in prima linea con la promessa di un passaporto. Sei mesi di combattimenti e poi la scelta di gettare la divisa: «Non voglio più continuare, questa guerra è immorale. Macchè liberatori, abbiamo ucciso tanti, troppi iracheni. Qualcuno impazziva, dopo la missione stava per ore seduto davanti al muro senza parlare. Qualcuno si è suicidato...»


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Wu Ming e CSI: un "combat video"

Wuming.gifLe parole lapidarie di Wu Ming e la musica dei CSI hanno trovato efficacissima fusione in un breve video realizzato da un loro ammiratore e ospitato nel sito che indichiamo qui sotto. Poche espressioni artistiche contro la guerra coloniale in Iraq ci sono sembrate altrettanto incisive. Letteratura e musica, quando si esprimono ai massimi livelli, sanno colpire con straordinaria potenza, specie se il loro oggetto è - come in questo caso - una verità spoglia di retorica. VE

Clicca qui per accedere al video

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Novembre 21, 2003

Un'ordinaria giornata di follia

di Giuseppe Genna

follia.gifBombe a Istambul, decine di morti, palazzi sventrati. Micheal Jackson ricercato per pedofilia, contratta ammenda per starsene a casina, il cui giardino misura milletrecento ettari. Serena Grandi, sfatta dalla civiltà enogastronomica, accusata di fornire cocaina allo staff del senatore Emilio Colombo, storico avversario dc di Giulio Andreotti, il quale, a sentire Mino Pecorelli, accusò Colombo di essere omosessuale nei tempi che furono. Un servizio sulle strafighe che fanno carriera, che bello è fare carriera, una dice "università, università, università". Prima, non rilasciava dichiarazioni Serena Grandi, bensì il di lei citofono: c'era la giornalista ripresa così, con il microfono appoggiato a un citofono che parlava con la voce di Serena Grandi. In mezzo, George Bush accanto alla Regina Inglese, lui con la medesima faccia che ha Berlusconi quando gli sta accanto.
Ho appena descritto che cosa ho visto, ingurgitando un panino al bar, dentro la scatola catodica accesa e irradiante, oggi, sintonizzata su 'Studio Aperto', quella sorta di rotocalco quotidiano curato da Mario Giordano, l'uomo che parla con la voce di mia nonna Tea.

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Novembre 20, 2003

Unico diritto: la morte

di Pierangelo Hobo Rosati

sgombero.jpgDormivano in una baracca abbandonata, uno dei tanti rifiuti architettonici che costellano la periferia romana. Erano sei, immigrati dalla Romania, a modo loro eroici nell'ostinata resistenza ad una vita di stenti e di porte sbattute in faccia. Un incendio, forse causato da una candela, ha posto drammaticamente fine ai loro sogni di migranti. Quattro sono morti, due sono in gravissime condizioni.

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Novembre 19, 2003

11 settembre: Bush vs. Verità

di Giulietto Chiesa
[da “il manifesto”, 4 novembre 2003]

911.jpgPerdonate i teorici della cospirazione! Se hanno fantasie più o meno malate c'è, talvolta, più d'un motivo. Per esempio la faccenda dell'11 settembre. Sono passati due anni e ancora non si sa niente di certo. Anzi, quel poco che se n'è saputo, dalle fonti ufficiali, è talmente inattendibile che solo gente che desidera tenere gli occhi bendati e giocare a mosca cieca può crederci. Il caso, per altro, è complicato. Molto più complicato della spiegazione, buona per i gonzi, secondo cui tutto cominciava e finiva con un certo Osama bin Laden. Ma i gonzi da questo orecchio non ci sentono. Allora poniamo la domanda in altra forma. Sono passati due anni e in tutto questo tempo le persone più informate in materia - quelle che, per altro, hanno in mano le indagini - hanno dei documenti , probabilmente essenziali, ma non li vogliono consegnare agli inquirenti. Per essere più precisi: la Casa Bianca ha fatto tutto il possibile per impedire prima l'avvio della speciale commissione d'inchiesta, e poi per ostacolarne i lavori in tutti i modi.

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CAMICIA BRUNO

di Paolo Chiocchetti

Molti commentatori, nell'analizzare l'ascesa di Berlusconi e il generale imbarbarimento della politica italiano, hanno giustamente puntato il dito contro MEDIASET e i messaggi (in)culturali che ora dopo ora i tre canali privati propongono al pubblico italiano, ed in particolare alle categorie più influenzabili e isolate come le casalinghe, gli anziani, i bambini. Ma difficilmente il discorso si allarga a comprendere la televisione pubblica, in parte per la continua presenza di programmi di qualità (quasi sempre relegati ad orari di nicchia), in parte per il suo carattere ideale di servizio pubblico (scarsamente tradotto in pratica), in parte perché unica alternativa commerciale all'impero mediatico berlusconiano, e in parte per il suo centrismo democristiano, che raramente si abbandona a prese di posizione smaccatamente partigiane.

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Armi di distruzione di massa contro RAIOT

guzzsab.jpgDunque, l'hanno fatto. Con motivazioni degne delle vette apicali raggiunte dall'arte di Moira Orfei, il cda Rai ha sospeso fino a non si sa quando Raiot - Armi di distrazione di massa, il programma firmato e condotto da Sabina Guzzanti. Culmina con questo esito spettacolare la settimana del killeraggio linguistico, inaugurata con il delirio di Luttwak da Vespa e proseguita nelle celebrazioni con l'augurio di morte a Moresco lanciato da Stenio Solinas in studio da Ferrara. Levandosi l'ascottino di ordinanza, Marcello Veneziani ha addirittura dichiarato: "Il programma, scritto da Curzio Maltese della Repubblica e Marco Travaglio dell'Unità, aveva poco a che fare con la satira. Non invoco censure, ma reputo incivile abusare in questo modo del servizio pubblico". No, non invoca censure, si limita soltanto a un innocuo bambulé, Veneziani. Che peraltro ha ragione: il programma aveva più a che fare con la controinformazione che con la satira. E allora?
Per opporsi a questa deriva, a nostra detta gravissima, dell'ondata censoria che sta montando, invitiamo chiunque a sottoscrivere l'appello on line che i girotondi lanciano in favore della trasmissione di Guzzanti & co.

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Di chi stiamo parlando, scusa?

solinas.jpg

Di Stenio Solinas, quello che ha detto queste cose qui. Su di lui, spese parole notevoli Carlo Formenti in un'ormai antica intervista polemica sul Corriere. Riprendo, per fare comprendere la caratura dell'augurio a Moresco, un pezzo su Solinas in cui ampi stralci dell'articolo di Formenti vengono citati. La fonte è al di sopra di ogni sospetto: si tratta della pubblicazione di destra Tabula Rasa e l'autore dell'intervento è Enrico Landolfi.

AN nuovo vassallo alla corte dell'imperatore d'Occidente
Usa e costumi del ventriloquo di Gianfranco Fini
Ecco come Carlo Formenti, penna buona de "Il Corriere della Sera", inizia un pezzo dedicato al saggio polemico di Stenio Solinas «Per farla finita con la Destra», licenziato alle stampe per i tipi di una casa editrice di prestigio, la fiorentina "Ponte alle Grazie": «Scorrendo le pagine di un pamphlet vi colpisce un'amara descrizione del "pensiero unico" dilagato dopo la caduta del Muro: destra e sinistra che sgomitano per occupare il centro. Notate poi che l'Autore, mentre non si stupisce se AN, si scopre liberale dall'oggi al domani (l'elettorato di destra è devoto alla "roba", non alle ideologie), è disgustato da una sinistra che sacrifica sull'altare del mercato i valori della solidarietà e le "feconde illusioni" di una società giusta. Registrate infine bordate contro i progressisti pronti a rinunciare alla difesa dell'ambiente pur di partecipare all'inverecondo balletto liberaldemocratico". Come non pensare alla penna di un irriducibile sessantottino?»

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5. Sragion di Stato

di Nico Maccentelli

Il peso… delle due misure di D’Alema.
(da l’Unità del 17/11/2003)
dalema.jpgEspulso l'imam di Carmagnola. Esulta la destra. D'Alema: “Provvedimento sbagliato”
Di fronte ad un’espulsione arbitraria (l’imam non è accusato di alcun reato ed oltretutto è sposato con una cittadina italiana), bravo D’Alema che difendi lo stato di diritto! Perché allora il tuo governo, a suo tempo, ha espulso Ocalan, dirigente della resistenza curda? Perché terrorista secondo il tuo metro? Per ingraziarti la Turchia, stato partner dell’Occidente e della NATO? Un stato che però aveva un “piccolo neo”: la pena di morte a pieno ritmo. Valgono solo le tue “ragioni di stato”?

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Dove sono andati?

di Myrtil

Batman.jpg

osama fuggì a bordo
di una motocicletta: il creativo
si era fatto d'erba buona, l'idea
riuscì simpatica. saddam è svanito
come il genio della lampada: dove
siano andati nessuno
può saperlo: l'altra sera pigramente
pensavamo pechino, era il solo
posto davvero
poco bombardabile, altrimenti se tutto
è colpa loro, che cazzo aspettano
a pigliarli? o ci tengono a farci
ereticamente ipotizzare
che non sono onnipotenti?

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Novembre 18, 2003

Bare

di Paolo Chiocchetti

Ci sono voluti 19 soldati morti per incrinare le ipocrisie sulla campagna militare italiana in Iraq. L'idea di una "missione di pace" priva di rischi, di una scampagnata fatta di passeggiate al mercato, bambini sorridenti e pacchi-dono, si è dissolta brutalmente in un inferno di macerie, sangue e sconcerto.

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Novembre 17, 2003

Su La 7, il neodestro Solinas si augura Moresco sottoterra

attaccomoresco.gifdi Giuseppe Genna
In pochi giorni, ecco il terzo attacco, da parte di un uomo vicino al governo, mosso alla cultura italiana. Dopo Luttwak che dà a un editore del fiancheggiatore del terrorismo internazionale, dopo l'assalto a Sabina Guzzanti, tocca questa volta ad Antonio Moresco.
E' successo l'altro giorno, a Otto e 1/2, davanti a un allibito Giuliano Ferrara. Era invitata la direttrice di collana Rcs e scrittrice Benedetta Centovalli. Si parlava di patria e Centovalli è l'editrice di Patrie impure (Rizzoli). Interveniva anche Stenio Solinas, de il Giornale: uno che non è noto ai più, ma a me è noto e sul quale inizio a fare da oggi un pesante lavoro di controinformazione. Centovalli, parlando del libro, racconta il racconto che Moresco ha scritto per Patrie impure, dove appare lo spettro di Alfredino Rampi che, invitato dal Presidente, dice di non volere venire su, vuole restare nel pozzo, perché l'Italia è indecente (potete leggerlo integralmente qui). Allora scatta Solinas e dice che è "quello scrittore lì", cioè Antonio Moresco, che deve finire sottoterra.
Mi pare incredibile che nessuno abbia reagito. Mi pare gravissimo quello che ha fatto Solinas. Adesso inizio a postare un po' dappertutto. Chi volesse inviare interventi, può farlo qui.

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Poche parole

di Valerio Evangelisti

Pocheparole.jpg

Non c’è tanto da dire.
Immagino che le famiglie dei soldati e dei civili francesi uccisi in Algeria, negli anni '50 e '60 del sanguinoso secolo XX, piangessero i loro cari, a buon diritto. Del resto, moltissime di quelle vittime non avevano nessuna colpa. Erano andate a difendere l'ordinamento coloniale perché comandate, perché lo giudicavano naturale, perché qualcuno le aveva convinte che fosse un dovere. Erano rimaste stritolate da un meccanismo allestito da altri. Personaggi cinici che i campi di battaglia e le zone a rischio li conoscevano solo da carte geografiche irte di bandierine.

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Novembre 16, 2003

Cesare Battisti: AVENIDA REVOLUCION

di Daniela Bandini

Avenida1.jpg

Cesare Battisti, Avenida Revolución, Nuovi Mondi Media, pp.210, € 13,50.
Nell’introduzione di Giuseppe Genna, Cesare Battisti viene definito “adrenalinico zingaro dello spirito e delle geografie”, definizione che meglio non si potrebbe adattare non solo al personaggio Battisti ma anche ai suoi romanzi. Lo scorrere della trama di questo Avenida Revolución è travolgente, e porta molto più lontano di quando si possa immaginare. Lontananza e deriva, con pochi sguardi all’indietro, nel procedere implacabile di una storia a tratti insondabile e rabbiosamente incoerente. La certezza che il tutto non sia un’illusione viene dalla cruda rappresentazione del dolore fisico e morale, ancorandoti alle pagine ma liberando l’immagine, lasciando il romanzo libero di esprimersi oltre la nostra angoscia di afferrarne il senso.

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Clara Miccinelli, Carlo Animato: NEROFUMO

di Pasquale Antonio Serra

Nerofumo.jpg

Clara Miccinelli e Carlo Animato, Nerofumo. La doppia ombra del gesuita maledetto, Sperling & Kupfer, pp. 311, € 12,50.
Nell'afa dell'agosto romano del 1618 una zanzara entrò nella Compagnia di Gesù...”, comincia così uno dei più avvincenti ed intriganti romanzi che mi sia capitato di leggere in questo, tutto sommato interessante per la narrativa italiana, anno domini 2003. Un giallo storico che ha un nome originale (Nerofumo) e un sottotitolo inquietante (La doppia ombra del gesuita maledetto).

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Novembre 15, 2003

Io martedì non rispetterò alcun minuto di silenzio…

di Nico Maccentelli

Io martedì non rispetterò alcun minuto di silenzio…

… perché allora dovrei fermarmi ogni secondo, per tutte le vittime che questa infame guerra ha fatto, in grande maggioranza tra civili inermi, bambini, donne vecchi.
… perché per me gli esseri umani sono tutti uguali, che siano italiani, iracheni, francesi, congolesi o giapponesi. E questo patriottismo strombazzato dalla destra per legittimare la permanenza armata dell’Italia nella guerra statunitense fatta per il petrolio, e di buona parte della sinistra per rincorrere con calcolo politico gli umori pompati dai media, questo usare diciannove esseri umani italiani morti, questo strumentalizzarli per fini politici MI FA SCHIFO. Vergogna!

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Novembre 14, 2003

A "PORTA A PORTA" L'AGGRESSIONE DI LUTTWAK A NUOVI MONDI MEDIA

NUOVI MONDI MEDIA
http://www.nuovimondimedia.it
---------
Comunicato stampa

A "PORTA A PORTA" L'AGGRESSIONE DI LUTTWAK A NUOVI MONDI MEDIA

"PER LA LIBERTA' DI ESSERE PACIFISTI". UN APPELLO CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO

Siamo scioccati e indignati per la violentissima aggressione subita nel corso della puntata di "Porta a Porta", del 12 novembre 2003, da parte del signor Edward Luttwak (http://www.carmillaonline.com/archives/2003/03/000105.html#000105), verso il quale ci riserviamo ogni azione legale.

Le sue gravissime accuse al pacifismo e all'informazione non allineata di sostenere la violenza, basate sul diktat di Bush "o con noi o con i terroristi" (ventilando anche l'ipotesi di oscuramento dei nostri siti Nuovimondimedia.it e Informationguerrilla.org), sono un attacco inaudito alla liberta' di stampa, all'indipendenza dell'informazione, a quella democrazia che e' nostro orgoglio di popolo e conquista tanto pagata.

Siamo editori e giornalisti indipendenti impegnati quotidianamente per la liberta' d'espressione, la pace, i diritti umani e civili. Un'attivita' d'informazione limpida e corretta, che da voce anche alle ragioni della pace contro la guerra in Iraq, nulla ha a che spartire con nessuna forma di violenza.

Come liberi cittadini che esercitano un libero diritto, quello di espressione, denunciamo l'accaduto all'opinione pubblica, invitando a una forte mobilitazione di protesta, per la liberta' e contro il tentativo inaccettabile di criminalizzare il dissenso.

Nuovi Mondi Media

Bologna, 13 novembre 2003

Per adesioni: info@nuovimondimedia.it

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Strage di Nassirya e Genova

I parà, nel giorno del dolore
di A.MAN
da il manifesto

Rabbia e lacrime alla base del Tuscania a Livorno.- Il gen. Leso: «Sacrificio non inutile». - Le associazioni democratiche dei carabinieri chiedono il ritiro delle truppe: «In Iraq c'è la guerra, mai votata dalle camere». - Replica il Cocer: «Strumentalizzazioni» - Ma la guerra è la missione della Seconda brigata mobile, dalla Somalia al G8 di Genova

nassiryagiuliani.jpg

Nelle caserme della Seconda Brigata mobile dei carabinieri è il giorno del dolore e della rabbia. Come al comando generale di Roma e al comando della Brigata (a Treviso) il tricolore è a mezz'asta. E alla caserma Amico di Livorno, sede del battaglione paracadutisti Tuscania, i militari piangono amici e colleghi massacrati a Nassirya. Sono lacrime vere. Poche parole le pronuncia il generale Leonardo Leso, parà e comandante della Brigata che riunisce i reparti d'élite della Benemerita dal Gis ai reggimenti speciali di Laives (Bolzano) e Gorizia: «Non sta a me dire se sia stato un sacrificio utile - dice il generale - ma penso proprio di sì».

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Novembre 13, 2003

Joe Haldeman GUERRA ETERNA

di Valerio Evangelisti

Guerraeterna.jpg

In occasione dell'uscita in Urania Collezione n. 10 del romanzo di Joe Haldeman Guerra eterna, pubblichiamo l'introduzione al volume scritta da Valerio Evangelisti.

Quando si parla di fantascienza, e in particolare di fantascienza statunitense, bisognerebbe smettere di adoperare le classificazioni nate all’interno stesso del genere, per mano di critici di dubbia profondità o di direttori di collana ignari del valore culturale della narrativa che proponevano. Ciò vale in particolare per la definizione space opera. Essa designa quasi in toto la fantascienza avventurosa, e in particolare quella che ha al centro le esplorazioni e le guerre spaziali. Pare riferirsi più alle modalità dell’allestimento che ai contenuti. Raggruppa testi profondamente diversi e li comprime a livello di Flash Gordon. E’ in sé impacciata e un po’ ridicola; se poi la riferiamo a Joe Haldeman, diventa addirittura insultante.

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Novembre 12, 2003

Body Bags

di Wu Ming 1

kamikaramba.jpg0. E che s'aspettavano? D'essere accolti a Refosco e polenta? Ce n'est qu'un debut.
1. I "nostri" soldati"? I "nostri" carabinieri? I *loro* carabinieri ce li ricordiamo molto bene in via Tolemaide, a Genova. Dei *loro* soldati ricordiamo le torture in Somalia, la morte di Emanuele Scieri e lo "zibaldone" del generale Enrico Celentano.
2. I *loro* soldati sono in Iraq per difendere gli yacht e le Ferrari dei petrolieri, il cancro ai polmoni, il caldo da schiattare e, non ultimo, il crocifisso sul muro della scuola. Nobili cause per le quali paghiamo le tasse.
3. I *loro* soldati continueranno a morire anche quando torneranno a casa. Quelli utilizzati in Kosovo stanno morendo come mosche. Zirconio e altri metalli pesanti nel loro sangue. I proiettili a uranio impoverito che la commissione Mandelli aveva giudicato innocui, e che in Iraq erano pioggia quotidiana. Non c'è da attendersi che questi morituri si ribellino, sono programmati per obbedire. Comunque salutant. Bye bye.

Bologna, h.14:00 di mercoledì 12 novembre

Permalink: postato alle 02:35 PM


About Body Bags

di Wu Ming 1

[Pubblichiamo, a proposito di Body Bags, alcune precisazioni necessarie, ma soltanto per gli idioti, che WM1 ha dovuto stendere con santa pazienza tra i commenti di alcuni blogger a cui queste precisazioni sono necessarie. gg]

wmyell.gifEvidentemente, nell'isteria di queste ore e nel clima di "love it or leave it" (con tanto di semplificazioni che descrivono come potenziale bi-erre chiunque ricordi due o tre cosette sulle cause di questa guerra "preventiva" e sulla trappola irachena), non è d'uopo dire due o tre cose chiare e semplici, ricordare alcune cose scomode. Se ci si prova, si è destinati agli insulti di certe effimere blogstar, che ricorrono ad argomenti caduchi come gli pseudonimi etc. (mi chiamo Roberto Bui, il mio nome non è segreto, chiunque conosca il lavoro mio e del mio collettivo sa che non mi nascondo). Però alcuni hanno capito bene, come Ari e diversi altri. Io non sono certo contento che della gente crepi, ma va ricordato che questa guerra è stata costruita su balle colossali come le ADM, l'uranio dal Niger, le diapositive mostrate da Powell all'ONU, il dossier del governo inglese che in realtà era la tesina di uno studente, i legami mai dimostrati tra Saddam e Bin Laden etc. Man mano che tutti questi motivi si rivelavano fasulli, si spostava l'accento su qualcos'altro, "il cambio di regime" etc. Uno degli scopi ufficiali era "sconfiggere il terrorismo", e invece lo hanno attizzato. Inoltre, questa guerra è stata *fortissimamente voluta* contro la stragrande maggioranza delle opinioni pubbliche e contro gli organismi internazionali.

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Ma vai affanculo!

george-bush.jpg

WASHINGTON - "L'Italia ha perso alcuni dei suoi coraggiosi figli mentre erano in servizio per la libertà e la pace". George W. Bush, rende omaggio con queste parole alle vittime italiane dell'attacco contro la base dei carabinieri a Nassirya, nel sud dell'Iraq. Il presidente americano esprime poi il suo "apprezzamento per la ferma leadership del premier Silvio Berlusconi, che rifiuta di cedere di fronte al terrorismo".

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Novembre 06, 2003

Lettera al Corriere

di giuseppe genna

stefanofolli.jpgEgregio direttore Stefano Folli,
Lei è al timone della testata giornalistica più prestigiosa e moderata d'Italia. E' un incarico che impone un'inversità proporzionale tra prestigio e irrilevanza politica. Le Sue parole pesano, anche in questo tempo che ha corroso la credibilità di qualunque rilievo intellettuale. Le Sue scelte hanno a tutt'oggi un'incidenza sociale non secondaria. Non Le scrivo per contestarLe impostazioni di ordine editoriale e politico - cosa che eventualmente gradirei fare, secondo i canoni con cui Corrado Stajano ha espresso il proprio disaccordo rispetto al cambio di direzione del Corriere. Sono incline a giudicare pressanti e ben più ampi della Sua possibilità di intervento i giochi che, attualmente, si stanno facendo sulla testa perfino della proprietà del quotidiano da Lei diretto. Le scrivo, invece, per contestare, con la massima indignazione consentitami, ogni sillaba di un'operazione che mi pare di uno squallore irredimibile: il dibattito da Lei lanciato su un Nuovo Illuminismo a Milano. Il mio obbiettivo polemico non sono le parole da Lei scritte nell'elzeviro domenicale, bensì la convocazione di Massimo Cacciari ed Emanuele Severino all'interno di questo dibattito - un dibattito indicativo di quanto sta succedendo in Italia oggi: una tragedia, e nemmeno la più classica.

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Ultimo giorno al Corriere

stajano.gifdi Corrado Stajano
[ripreso da Information Guerrilla]

Caro direttore,
la parola d’ordine nelle stanze alte del Corriere è sopire, troncare, minimizzare, allontanare il fuoco dalla paglia, fare in fretta, soprattutto, a collocare il nuovo direttore sulla poltrona con l’Enciclopedia Treccani di spalle.
Io mi sono dimesso stamattina perché non credo per nulla nella versione ufficiale delle dimissioni di Ferruccio De Bortoli - i motivi personali - e non credo neppure nelle assicurazioni date sulla continuità del giornale, più o meno provvisoria. Una conquista, persino, il meno peggio che potesse accadere, secondo alcuni protagonisti di questa vicenda che è un po’ il simbolo della vecchia politica delle stanze chiuse, dei patti riservati, degli occhieggiamenti, dei favori, delle poco sublimi mediazioni, delle trattative sottobanco, dell’eterna ambiguità.
Mi dimetto per protesta.

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Yasmina Khadra

di Gian Paolo Serino

khadra.jpgDa pochi giorni Mondadori ha pubblicato Le rondini di Kabul dello scrittore algerino Yasmina Khadra: si tratta di un romanzo che è un grido lacerante nel cuore della notte dell’oscurantismo e che ci catapulta in quell’anticamera dell’aldilà che chiamano Kabul. Una città dove gli uomini sono “relitti umani”, ormai del tutto trincerati dietro la propria ombra, mentre le donne “mummificate in sudari dal colore della paura” sono assolutamente anonime.
Eccovi un ritratto di Yasmina Khadra.

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Novembre 04, 2003

Wu Ming 1: Città di metallo e luci

di Wu Ming 1

wmyell.gifwmeco.jpgQuesto racconto è uscito sul nuovo numero (il 3) della rivista Frame, che al momento si trova in cartaceo soltanto a Bologna, a MODO Infoshop, nelle Feltrinelli oppure scrivendo a: info@framemagazine.org. In origine si trattava di un intervento sull'inquinamento luminoso, che si è trasformato in un rapimento narrativo del protagonista di Antracite di Valerio Evangelisti. Segnaliamo che sul sito di Wu Ming è stata aperta una nuova sezione attinente a questi temi, Parole limitrofe: scritti su ambiente, risorse e stili di vita.

Pantera guardò di fronte a sé e vide il cielo in fiamme, ma non era fuoco, era come una nube lucente, anzi, una distesa di liquame fluorescente sospeso a mezz'aria. Da dentro la borsa, lo nfumbe gli mandava segnali d'allarme. Sotto di lui, l'immensa città sparava verso l'alto luci malsane.
Pantera non aveva mai visto un cielo senza stelle.
Oltre alle luci, dalla Città provenivano clangori stridenti e rumori simili a rombi di tuono. Pantera guardò nel cannocchiale e vide che la Città era una vasta distesa di metallo. Il metallo s'avvinghiava per ogni dove, si contorceva e urlava. La città era viva. Forse urlava di trionfo, o forse di dolore. Forse si offriva al cielo che la sovrastava, o forse inveiva contro di esso. Anche lo nfumbe sembrava urlare: diceva a Pantera che quello era un luogo di morte.
Una vita intera da palero rayado, sacerdote del mayombe, non aveva preparato il messicano a quello spettacolo. Sulla valle incombeva una magia più potente della sua. Dalla collina, rivolse una silenziosa richiesta a Ogun, dio della terra e dei metalli, ma la trasmissione era disturbata. Troppa luminanza.

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Dalla P2 alla P3: Prospettiva Ottanta

di Luigi Cipriani

_38090205_agnelli150.jpgQuesto intervento risale a un bel po' prima della crisi attuale dell'ex colosso Fiat: siamo alla fine degli Ottanta. Qui non c'è un problema di memoria storica: si tratta di attualità di allora. E di adesso: si consideri, alla luce della presenza di Gelli in questo articolo, la deriva che assunse la lotta sindacale; e si confronti il tutto con quanto sta succedendo, che so?, all'Alfa di Arese oggi, a pochi giorni dall'entrata in vigore della legge Biagi. In coda, un'intervista rilasciata da Cipriani a Radio Popolare nell'85, su Marcinkus e il caso Calvi [gg]

La più grande industria privata italiana nel 1976 è in crisi economica (crisi petrolifera e dell'auto) e di immagine, pesantemente coinvolta nelle trame golpiste anche se coperta dagli omissis del governo e dalle insabbiature della Procura di Roma. Tutti i governi europei si proposero di tagliare i finanziamenti all'industria automobilistica, ormai senza futuro, per favorire altri settori.
A partire dal 1976 si assiste ad un improvviso ribaltamento della situazione e la Fiat si trova al centro di un fronte vastissimo di alleanze. Il ministro delle partecipazioni statali Bisaglia, rompendo alleanze che avevano contribuito nel passato a fondare il sistema di potere Dc con Fanfani e Andreotti -Iri ed Eni- decise di ridimensionare l'intervento pubblico per favorire i privati. Infatti furono tagliati i fondi in dotazione per la siderurgia, per l'Alfa Romeo ed altri, originando quella spirale di repressione che tuttora attanaglia le partecipazioni statali.

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4. Fantascienza?

giletti.jpgdi Nico Maccentelli

UNO…
Il manifesto 29/10/03
8/11 FRANCESCANI CONTRO IL MURO
“La Commissione francescana “giustizia e pace” di Gerusalemme ha aderito ieri all'appello “Stop the wall” per la manifestazione dell'8/11 a Roma …”

Di questi tempi un titolo del genere, se non si legge l’articolo, fa pensare ad un plotone d’esecuzione israeliano. Certo non fantascientifico.

DUE…
ROMA, MASSIMO GILETTI AGGREDITO IN STRADA
Colpito con schiaffi e pugni da un uomo che aveva investito una ragazza in motorino e alla quale il conduttore stava prestando soccorso.
L’uomo lo ha aggredito urlando:“Io sarò anche un pessimo conducente d’auto, ma tu sei un pessimo conduttore!”

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