Agosto 29, 2003
Marc Augé: Ground Zero
di Marc Augé
 Un antropologo dell'inizio del XXI secolo non può non essere sensibile ai cambiamenti di contesto e di scala che oggi dominano ogni descrizione dello spazio. L'urbanizzazione del mondo è accompagnata da trasformazioni di ciò che possiamo definire "urbano". Queste trasformazioni hanno naturalmente a che fare con l'organizzazione della circolazione, le migrazioni e gli spostamenti di popolazioni, il confronto fra ricchezza e povertà, ma più in generale possono essere considerate un'espansione della violenza bellica, politica e sociale. Proprio la violenza è infatti all'origine delle ristrutturazioni urbane, e in particolare dei cantieri che in diversi luoghi del mondo attestano gli scontri che hanno prodotto le rovine e al contempo il volontarismo che presiede alle ricostruzioni: violenza della guerra civile e internazionale a Beirut, violenza della guerra mondiale e dello scontro est/ovest a Berlino, violenza sociale nelle periferie parigine, dove si pensa di risolvere le disuguaglianze sociali e la ghettizzazione con l'implosione dei grandi complessi urbani. Il crollo delle torri di Manhattan è a questo proposito esemplare: traduce un mutamento di scala (nel bene e nel male, apparteniamo tutti allo stesso mondo) e di nuove forme di violenza.
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Vaneigem: la Rivoluzione che ci attende
di Raoul Vaneigem
[Il libro dei piaceri di Raoul Vaneigem, da cui sono tratti i passi qui riprodotti, è interamente disponibile on line su anarcotico net]
 All'aurora in cui spunta la vita , si spegne la lunga notte della merce unica e derisoria luce di una storia inumana. Non basta che le passioni siano state piegate sul filo dei secoli sotto lo sguardo obliquo della morte, avvitati i desideri, in senso contrario alla vita e fondata la maggior parte dell'esistenza sulla ricerca sanguinosa del profitto e del potere?
Non basta che le vostre rivoluzioni portino sulla fronte una macchia intellettuale di sangue? Anche la violenza cambia di base.
La sopravvivenza svenduta oggi nella disfatta del mercato di scambio, è la produzione della miseria quotidiana, una specie di industria totalitaria se lo e’, e soccombe a sua volta a quella che voi chiamate la crisi, e che è solo il crollo della vostra civilizzazione mortifera.
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Vaneigem: Noi che desideriamo senza fine
di Marco Scavino
Lo scrittore belga Veneigem è considerato, con il francese Guy Debord, l'esponente più significativo di quella teoria critica radicale della società nota come situazionismo (dal nome della Internazionale Situazionista, il collettivo intellettuale attivo dal 1958 al 1972 le cui tesi influenzarono i movimenti giovanili di protesta in Europa). Questo veloce pamphlet, scritto per aforismi, con il consueto linguaggio situazionista lapidario e suggestivo, contiene un'analisi per certi versi sorprendente. Non si limita infatti a ribadire la contrapposizione radicale tra l'insopprimibile "desiderio di vivere" degli individui e le regole della società mercantile, ma traccia il quadro di una evoluzione che starebbe modificando alla radice le relazioni sociali, ponendo le basi per una nuova, imminente (o addirittura già in atto) rivoluzione planetaria. Le più recenti trasformazioni del capitalismo avrebbero creato una immensa "economia parassitaria", nella quale la ricchezza non nasce più dalla produzione ma dal denaro in quanto tale, e nella quale il nesso tra valore d'uso e valore di scambio delle merci sarebbe prossimo a saltare, poiché "il valore d'uso tende a zero e il valore di scambio verso l'assoluto".
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Agosto 28, 2003
Serge: Memorie di un rivoluzionario
di Massimo Carlotto
Sul Manifesto del 22.9.1999, il grande autore noir Massimo Carlotto impartì una memorabile lezione a proposito di cosa sia il rapporto tra vita e letteratura, e anche su cosa significhi davvero scrivere di libri. Riproduciamo l'articolo di Carlotto, pubblicato sul suo sito ufficiale.
 Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge mi capitò per caso tra le mani una ventina di anni fa. Mi trovavo a Parigi nascosto e protetto da altri fuggiaschi, sopravvissuti di rivoluzioni fallite e di dittature riuscite. Un ambiente solidale ma allo stesso tempo profondamente diviso dalle certezze rivoluzionarie di gruppi e partitini. Allora anch'io ero un professionista della certezza. Avevo militato molto giovane nella gioventù del PCD'I linea rossa, poi ero rinsavito per un certo periodo aderendo a Lotta Continua ma in carcere avevo riscoperto il gusto dell'infallibilità del partito e delle masse dibattendo, pur non condividendone la strategia, con i numerosi militanti della lotta armata con i quali dividevo la cella nelle strutture di massima sicurezza.
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Sandro Boh!ndi

«Un difetto di Berlusconi... un difetto di Berlusconi... è dura... Non riesco a trovarlo... È imbarazzante... un difetto di Berlusconi... non so...» Sandro Bondi, su Sette
Sandro? Boh! Cosa è successo a Sandro Bondi? Non dico solo dal punto di vista fisico: direste mai che l'uomo ritratto qui a fianco ha 44 anni? Ma cosa gli è capitato? Era in vacanza a Chernobyl con vista sulla Centrale? Si trucca perché, per inesplicabili motivi, vuole farsi passare per Adriano Galliani? E' un eunuco? Mah. A parte il fisico, è il comportamento a preoccuparci, però. Gli eventi di cui è stato protagonista quest'estate inducono a pensare che il mansueto portavoce di Forza Italia sia divenuto ex tale. Ha contratto un virus? La moglie l'ha lasciato? Ha inalato sostanze tossiche? Si è emancipato dalla mamma edipica e ha perso la verginità? Ha bevuto una Red Bull durante un rave e ha perso l'inibizione? Sandro Bondi non è nuovo a imprese metamorfiche di profonda revisione della sua personalità. Costantemente afflitto da un amimismo facciale inquietante, che ricorda la paresi espressiva dei bambini colpiti dall'invecchiamento precoce, Bondi è noto per essere stato sindaco comunista di Fivizzano e per essersi trasmutato nell'ultimo prediletto killer di Berlusconi. Con l'aria mite e la vocina da coro bianco, ha definito la magistratura milanese "un manipolo di eversori", invocando una Commissione d'inchiesta contro l'operato del Palazzo di giustizia meneghino; ha martoriato la sacca testicolare di Romano Prodi in merito all'invenzione Telekom Serbia; ha attaccato la Resistenza, secondo lui autentica colpevole dell'eccidio di Marzabotto; ha fatto fuori Scajola all'interno del partito. Portare la voce di Berlusconi nel mondo non è un lavoro facile: si rischia volontariamente la comicità involontaria, si pensa di fare il James Bond e si diventa James Tont. O James Bondi. Godetevi la sua Final Anthology: è meglio dei consigli di Frate Indovino.
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Agosto 27, 2003
Cattolici Apostolici Riminesi
 C'è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?, si chiede lo slogan del Meeting CL 2003. Rispondo subito: sì, c'è: io. E la prima cosa che desidero, per vivere giorni felici, è discutere di quanto sta accadendo al Meeting riminese. Con quale spocchia il popolo cattolico, osannante un criminale morale qual è Giulio Andreotti, si permette di affermare che la Costituzione Europea è uno spot legittimante la massoneria? Con quale protervia questi biolchi filistei, che portarono in massa le spillette di Solidarnosc standosene al calduccio in Italia, si ergono a giudici della massoneria? Con quale ridicola apostasia, questi gregari del potere costiuito e anche di quello costituentesi, celebrano tutto e il contrario di tutto, Perceval, Berlusconi, Tarkovskij, Pivetti e le nuvole? Beh, risposte facili da dare: lo fanno con la spocchia, la protervia e l'atteggiamento apostatico che il gregge di Don Giussani ha eletto a norma di convivenza e connivenza sociale. Sia chiaro: non mi piace l'Europa che hanno in mente Giscard d'Estaing ed eventualmente certi massoni. Ma mi piace infinitamente di meno l'Europa che hanno in mente Vittadini, Formigoni e Roby Ronza. E anche Rimini mi fa schifo: ma solo quando c'è il Meeting ciellino.
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Peace: Ninety Eighty
 Tra i giovani talenti anglosassoni segnalati nel 2003 da Granta, David Peace ha un ruolo di spicco. Serialista noir, che ambienta perlopiù in Yorkshire le sue nerissime trame che compongono la saga nera di Serpent's Tail, Peace deve essere assolutamente letto, più che per il molto celebrato Red Riding Quartet, per la puntata precedente, Ninety Eighty: una storia sporca e magnetica, che percorre una china temporale a perdifiato, appena è stato compiuto l'Omicidio: quello di John Lennon per mano di Mark Chapman. Seguire le gesta dello squartatore dello Yorkshire, in pienissima epoca tatcheriana, permette un susseguirsi di rivelazioni e sbalzi tematici che testimoniano della qualità di scrittura di cui David Peace è temibile e magistrale esecutore: una scrittura corrosiva e dinamicissima, la cifra stessa del noir contemporaneo. Il che è testimoniato dalla scelta stessa di Granta, solitamente abituata a tralasciare la scrittura di genere.
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Agosto 26, 2003
MARTE DISTRUGGERA' LA TERRA
di Valerio Evangelisti

«Ci hanno ingannati sistematicamente, per quasi un cinquantennio. Sono riusciti a sfuggire alle nostre ricerche, hanno eluso le ispezioni, hanno fornito immagini artefatte.» Il segretario alla Difesa Burke era tutto sudato mentre, al termine di un discorso di un’ora e mezzo corredato da riprese satellitari, fotografie e mappe, menava di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’affondo decisivo. «Perché tanto accanimento nella menzogna? Perché una cortina fumogena così impressionante? Non c’è che una risposta logica. Non volevano farci sapere quale potenza avevano accumulato nelle loro grinfie. E a quale scopo?»
Il rappresentante della Russia guardò l’orologio. «Ce lo dica lei, signor Burke. Noi abbiamo pazientato abbastanza. Venga alle conclusioni.»
Burke trasse dal taschino un fazzoletto e se lo passò sul faccione nero. Oltre a essere affaticato, era incollerito dal palese scetticismo degli astanti. «Le conclusioni? Sono presto dette. Dobbiamo intervenire, e subito. Altrimenti Marte distruggerà la terra.»
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Agosto 13, 2003
L'IRAQ E' UN SEVERO MAESTRO
di Valerio Evangelisti

La principale ragione per cui i Lunari, anche se disarmati o quasi, riuscirono ad avere la meglio su truppe bene addestrate ed equipaggiate è che un Terrestre appena sbarcato sulla Luna non sa cavarsela tanto bene. A causa della gravità lunare, un sesto di quella a cui è abituato, le reazioni istintive, che lo hanno accompagnato per tutta la vita, diventano proprio il suo peggiore nemico. Senza rendersene conto, spara troppo in alto, si sente instabile, non può correre agevolmente; i piedi gli scivolano via di sotto.
R.A. Heinlein, La luna è una severa maestra, 1965
L’Europa uscita dalla seconda guerra mondiale costruì la propria identità alla luce di quel fenomeno occorso ovunque denominato Resistenza: vocabolo che indicava lotta popolare al fascismo, sì, ma anche all’occupazione armata del suolo nazionale e - non sempre però spesso - alle disparità sociali. In conseguenza di quelle radici, i paesi europei si liberarono, chi prima chi dopo e non senza contraddizioni anche gravi, del colonialismo. Sintesi stessa di tirannide e di disuguaglianza, non a caso era stato il retaggio dello Stato liberale pre-bellico che il fascismo aveva con più entusiasmo fatto proprio, fino a fondare su esso buona parte della propria mistica.
Per decenni il termine “colonialismo” rimase una parolaccia, e il resistere a un’occupazione straniera fu considerato un merito e un’espressione di dignità. Non mancarono certo le violazioni di quei principi, tuttavia si cercò di tenerle nascoste o di dare loro altro nome per via ideologica. Nessun capo di Stato, nessun governo europeo od occidentale si sarebbe permesso di sostenere pubblicamente la liceità di un’invasione armata, anche quando ne conduceva o tentava di fatto. Allorché l’Urss invase l’Ungheria o la Cecoslovacchia col pretesto di riportarvi l’ordine, si gridò giustamente alla barbarie totalitaria, e persino molti partiti comunisti sottoposti al condizionamento sovietico presero le distanze o conobbero gravi crisi interne. Per Panama e Grenada, invase dagli Stati Uniti con largo spargimento di sangue, si invocarono alibi pittoreschi. Il tabù dell’imperialismo o, peggio, del colonialismo, era ormai penetrato in tutte le coscienze; per violarlo era necessario nascondere o mentire.
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La sindrome brianzola
Interviene all'Europarlamento, investito della piu' prestigiosa carica, e non cita Tucidide o Svetonio: no, lui cita Gli eroi di Hogan, una specie di anti-Mash in versione propaganda neocon, il marcescibile telefilm piu' noioso e rozzo della storia televisiva. Non pago, dichiara: "Le mie televisioni hanno trasmesso centinaia di puntate degli Eroi di Hogan, ho citato il sergente Schultz, che era goffo e mi ricordava il socialdemocratico tedesco che mi ha attaccato". Non e' pago mai, se qualche giorno dopo, discettando di geopolitica con la Bild (della serie: i crucchi mangiano i wuster e bevono la birra), enuncia con una punta d'orgoglio delle dimensioni del muso dello Shuttle: "Sono editore, ma da vent'anni non leggo un romanzo". Poi va su uno yacht chiamato Barbarossa, con mostruosita' genetiche quali Previti Jannuzzi e Dell'Utri, e, men che mai pago, racconta le barzellette. Poi fa il testimone a un matrimonio islamico con 14.000 invitati, promette a un popolo una cosa impossibile e fa il baciamano alla sposa: vietatissimo dalla legge islamica, per l'orrore dell'impalmata. Ecco, questa e' l'estate rosolona e grottesca di quel wuberone infarcito di tanta maionnese briantea: non una specificita' nazionale. Anzi, si': qualcosa di specifico e italiano - il premier Berlusconi.
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Agosto 09, 2003
Cento di questi giorni, Berlusconi!
 Alle elementari la mia generazione e' stata vittima di un processo di condizionamento visivo. A un certo punto, la maestra annunciava che si sarebbe scesi dall'aula per assistere a una nuova, oceanica proiezione de La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani - senza alcuna possibilita' che un Fantozzi qualunque salisse sul palco a riscuotere i fatidici novantadue minuti di applausi per avere dichiarato che il film era una cagata pazzesca. In effetti non lo era, uno arriva ad apprezzare certe cose soltanto quando la sua cabeza inizia a ricordare quella striata e volpina di Aldo Moro. E' quindi con effettivo disdoro che vi propongo un analogo dei Taviani: una reiterata, morbosa, infinitamente dilatata proiezione del drammone di questo decennio - ma, vedremo, e' un dramma che dura da molto di piu' che dieci anni e che si radica nella pubblicazione per una ristretta schiatta di lettori del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. E' un fotoromanzo che ha ben poco della fiction e molto della decadenza civile di un'intera nazione. E', di nuovo, il Caso Berlusconi - ovvero la storia di una gang di criminali pronti a delinquere su scala devastantemente senza precedenti nella storia italiana, e capaci di raggiungere i colli piu' alti del potere grazie alla meta' esatta di una popolazione ridotta all'idiozia grazie alla realizzazione del suddetto Piano. Le motivazioni della sentenza Previti: preparatevi a una visione a cui gia' avete assistito, ma non per questo meno educativa del solito.
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Sirchia contro Popeye
di Radica Scovolini

Ma va'!
A quando la scritta "Il fumo fa scorreggiare"?
Del resto il responsabile diretto di questa scemenza, il ministro Sirchia, ha proposto che vengano vietati ai minori di 14 anni tutti i film in cui qualcuno fuma.
Nessuno si sarebbe aspettato che un giorno Braccio di Ferro sarebbe stato vietato ai minori.
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Jubert: LA QUADRIGLIA DEGLI ASSASSINI
di Daniela Bandini

Hervé Jubert, La quadriglia degli assassini, Edizioni e/o, marzo 2003, pp. 381, € 14,00. Hervé Jubert è nato nel 1970, ha già pubblicato una trilogia di fantascienza e un ciclo fantastico che hanno riscosso un grande successo in Francia. La Quadriglia degli assassini è il primo di una saga di tre volumi. E chi se li perde i prossimi due?
Lettori carissimi, benvenuti nel magico, armonioso, delicato, umoristico e strabiliante mondo di Hervé Jubert! Uno spettacolare romanzo dal quale ben difficilmente distoglierete i vostri pensieri, e se lo farete sarà per rimpiangere il momento in cui lo dovrete abbandonare… Immaginatevi una vera strega cinquantenne che, guardandosi allo specchio, percepisca di se stessa le seguenti caratteristiche: “… Lo specchio tremò e riflettè l’immagine di Roberta che si esaminò con un certo scetticismo. Aveva tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni. Una discreta esistenza dietro le spalle, fatta di pranzi e cenette, liquori e caramelle. Poca ginnastica… diciamo pure niente, eccetto quella imposta dalla natura… Il naso pareva una patata, quasi una prelibatezza gastronomica e le guance paffute… Era bassa e grassottella, ma aveva ben due motivi d’orgoglio: i capelli, ondulati e lucenti, con riflessi naturali rosso scuro, e gli occhi. Quei magnifici occhi verdi…”
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Agosto 08, 2003
Ci scusiamo per l'interruzione
Credevate fossimo tutti partiti per le ferie? Ahimè no. L'interruzione del servizio era dovuta a problemi tecnici.
Ma la causa ultima di tutto ciò non è affatto un problema, anzi è una gran bella notizia: il sito di Carmilla, grazie anche alla vostra attenzione, cresce continuamente e con grande velocità. Per questo, senza neanche rendercene conto, avevamo esaurito tutto lo spazio assegnatoci sul server.
Ora abbiamo risolto i problemi e siamo di nuovo on-line, anche in questa torrida estate.
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Agosto 04, 2003
Diario del Gaijin: C'ERA LA NEVE
di Luigi Bernardi
La luce entra dallo spiraglio fra le tende, è grigia, scura. Dev’essere molto presto. Controllo l’orologio, per scrupolo. Sono le otto passate, di solito mi sveglio prima. Mi chiedo perché fuori faccia ancora buio. Subito, non trovo una risposta. Dopo sì.
Mi trovo in un paese in mezzo alle montagne. Dalla finestra si vede il monte Bianco, è più vicino di quanto saprei dire. La luce del giorno impiega più tempo, per arrivare fin qui.
Mi alzo, tolgo il pigiama, mi rimetto la maglia di ieri, mi piace cominciare la giornata con il conforto del mio odore conosciuto. Mi do una veloce sciacquata alla faccia, infilo la camicia, scendo a fare colazione.
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