Giugno 30, 2003
L'eredità culturale: Giuseppe Pontiggia
La notizia della morte di Giuseppe Pontiggia può lasciare indifferenti soltanto coloro che, con la letteratura, hanno avuto, hanno e avranno un rapporto superficiale, per nulla necessario. Non che la discrezione dello scrittore milanese, del resto leggendaria, sia servita a scuotere una nazione sull'orlo dell'annichilimento culturale. Non è tuttavia questo il momento di compiere un bilancio sulle responsabilità della generazione a cui Pontiggia è appartenuto. L'immensa cultura personale di Pontiggia ha esercitato un fascino risolutivo per molti scrittori e intellettuali in erba. Il suo Il giardino delle Esperidi (Adelphi) rimane nella storia della nostra letteratura per l'incredibile profondità e agilità con cui l'autore di Nati due volte (forse il suo capolavoro) ha saputo penetrare l'intero corpo letterario occidentale, dai classici ai contemporanei. In quest'opera didattica e rivelatoria ravvediamo la cifra più essenziale di quanto fu Giuseppe Pontiggia, soprattutto per chi è cresciuto a Milano: un maestro di letteratura. Per ricordarlo, pubblichiamo l'introduzione a I contemporanei del futuro (Mondadori): la risposta alla domanda su cosa sia un classico e cosa sia la letteratura.
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La barba del Profeta
Perché all’Islam radicale piacciono le barbe, meglio se incolte e un po’ arruffate.
di Luca Masali
Si dice che Maometto fosse un bell’uomo, che usava sottolineare il taglio degli occhi con una sapiente linea di khol nero. E naturalmente portava la barba, che gli donava un austero carisma. Lo prova, se ce ne fosse bisogno, qualche ciocca gelosamente conservata nella Sala del Mantello del museo Topkapi di Istanbul. Per quel poco che si sa, pare che la barba del Profeta fosse curatissima, ben diversa dai barboni selvatici che onorano il mento dei Talebani e degli islamici ultra ortodossi sparsi nei cinque continenti, coprente fin quasi a diventare la controparte virile del burqua o dello chador.
Pelami così scorbutici da far inorridire anche il governo iraniano, che alla morte del severo ayatollah Khomeini (che la barba la portava sì lunga, ma almeno pulita e pettinata) si vide costretto a tuonare che “Dio è bellissimo e ama il bello”, come a dire “per carità, ora andate dal barbiere”. Khomeini probabilmente si sarà rivoltato nella tomba, visto che soleva ripetere che la peggior umiliazione della sua vita la dovette sopportare quando venne imprigionato dallo Scià e gli venne tagliata la barba e confiscato il turbante.
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Giugno 29, 2003
Diario del Gaijin: LE BIONDE
di Luigi Bernardi

Sono in treno. Di fronte a me c’è una bionda, nella poltrona al mio fianco un’altra. Le due bionde sono amiche, vanno a Torino a fare compere. La zia di una delle due ha forti sconti in un ingrosso di cose alla moda. Loro intendono approfittarne per migliorare il guardaroba.
Una delle bionde ha come obiettivo degli stivali con i tacchi molto lunghi e molto a spillo. L’altra bionda vuole una minigonna da sculettarci, adesso che il fidanzato l’ha lasciata bisogna che si dia una mossa. Entrambe poi sono alla caccia di una borsetta, di scarpe e di pantaloni, qualcosa che si possa mettere anche per andare in facoltà. Una specifica anche una marca di calzature che non conosco e dimentico subito.
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Giugno 26, 2003
Opus Dei: La nomenklatura in Italia
di Rita Pennarola
[a cura del sito www.lavocedellacampania.it
e presente anche su disinformazione.it e www.informationguerrilla.org]
Prove generali di franchismo in Italia. A lanciare l'allarme giusto due anni fa era stata Filorosso, associazione antirazzista veronese collegata col gruppo nazionale di Peacelink. Una grande manifestazione contro l'integralismo cattolico alla base di violenze e razzismo: era questa la proposta di Filorosso, che denunciava apertamente la presenza di un "laboratorio avanzato delle destre", per mettere a punto le strategie del "nuovo blocco di consenso che va dalla Lega a Forza Italia, da Alleanza Nazionale a Forza Nuova fino agli integralisti cattolici". "Vogliamo dire con fermezza che oggi nella nostra città - aggiungevano i pacifisti - il fascismo è cosa reale e che a questa educazione al razzismo non sono estranee neppure le alte gerarchie ecclesiastiche, legate ai potentati dell'Opus Dei, che a Verona controlla la maggior parte dell'economia". Un modello "esportabile in breve tempo anche al di fuori del nostro territorio". A maggio 2001 quello stesso blocco di potere avrebbe trionfato alle politiche in Italia. A ottobre 2002 il fondatore dell'Opus Dei Josemaria Escrivà de Balaguer, amico e consigliere del dittatore fascista Francisco Franco, viene proclamato santo.
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Berlusteiner?
 E' una delle leggende meno metropolitane che si conoscano. Diciamo che è una leggenda a uso e consumo degli addetti di certe componenti dei Servizi Segreti d'oltralpe. Si parte dalla dichiarata fede steineriana di Veronica Lario, dalla storiella per cui i figli dell'ex starlette del pornosoft e di Silvio Berlusconi non vedono la televisione e vanno alla scuola steineriana. C'è chi ha compiuto un passo in più, arrivando direttamente a Lui, l'Unto del Signore, che non desiste dall'utilizzare metafore cristiane in contesti a dire poco bizzarri. C'è chi richiama l'amicizia con Marco Columbro, che di steinerismo se ne intende e parecchio, e che agli esordi della tv privata berluscona, Telemilano, faceva sketch di sapore steineriano, vestito da angelo custode. Insomma, la leggenda metropolitana in questione asserisce che Silvio Berlusconi non avrebbe, quale lobby di riferimento, la massoneria, bensì una fantomatica corrente che si rifà allo steinerismo. Bah. Forse è il caso di saperne di più: non tanto delle aderenze esoteriche dell'attuale premier, quanto di Rudolf Steiner...
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Giugno 25, 2003
Contro la riforma Moratti
 Qualcosa di grave sta accadendo e, piuttosto che occuparci di libri, ci pare fondamentale occuparci di ciò che viene prima dei libri: i lettori, cioè le persone, gli spiriti liberi. Non si nasce più liberi e, secondo le intenzioni del governo di Berlusconi, non si deve nemmeno crescere da liberi. Lo scandalo di cui intendiamo denunciare, buoni ultimi, l'incredibile impatto che rischia di avere sull'Italia è, come avrete capito, la riforma della scuola. Per quanto sembri un argomento noioso, è un àmbito fondamentale in cui si sta combattendo una battaglia di libertà centrale per il futuro del Paese. Proponiamo una lettura attenta, a cura di Paola Blondi e apparsa sul sito della CGIL [qui il reportage completo], dell'abisso che attende nel prossimo futuro non soltanto gli scolari italiani, ma la comunità tutta: il trionfo del mercato e la morte della cultura.
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Giorgio Galli: Democrazia esoterica?
 Nel tuo intervento sulla rivista "Pluriverso" (Politica e New Age, marzo 1997) hai parlato del rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture "irrazionali" o pre-razionali.
Ci si chiede se il rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture potrebbe essere storicamente casuale. Non credo che sia casuale: credo che ci sia una relazione tra i due fenomeni, che la democrazia rappresentativa così come ha funzionato dal Seicento in poi abbia realizzato il massimo delle sue possibilità e, come dice Robert Dahl, o si amplia o tende a restringersi in una "repubblica di custodi", e questo è un fenomeno. L'altro fenomeno è il crescere dell'interesse per quelle che vengono definite culture alternative (astrologia, alchimia, ecc.). Ecco, il fatto è che l'esaurirsi della forma storicamente più razionale di gestione politica viene a coincidere con il riemergere di queste culture e naturalmente può essere ritenuto un fatto casuale, io credo invece che ci sia una relazione tra i due fenomeni.
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Giugno 24, 2003
Il sonno della ragione genera pubblicità
di Gianluca Giardino

C’è stato un periodo in cui si tendeva a nobilitare lo strumento pubblicitario. Sembrava quasi che con i soldi delle aziende si stesse formando una specie di piccolo movimento di artisti e registi. Effettivamente una folla abbastanza esagitata di registi pubblicitari ha investito il cinema, ma senza troppi risultati, al contrario dei cuginetti realizzatori di videoclip.
Ora la storia dello spot come arte è stata dimenticata. Ogni tanto qualche regista famoso si toglie lo sfizio e realizza uno spot bello da vedere. Per il resto, ci sono un sacco di spot pensati da creativi fuori di testa.
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Giugno 23, 2003
Manchette: C'était l'hiver et il faisait nuit
di Valerio Evangelisti

Esce in questi giorni, presso Einaudi Stile Libero, il romanzo di Jean-Patrick Manchette Un mucchio di cadaveri (Morgue pleine, trad. di Luigi Bernardi, 206 pp., € 8,50). Pubblichiamo la postfazione di Valerio Evangelisti, che vuole essere anche una piccola guida alla lettura di questo straordinario scrittore francese (nato nel 1942, morto nel 1995), di cui Einaudi, attraverso la bravura di Luigi Bernardi, sta meritoriamente traducendo tutte le opere.
Il maestro è senza dubbio Dashiell Hammett, e Jean-Patrick Manchette non ha remore a riconoscerlo. Dall’americano lui ha ereditato anzitutto la chiave di lettura del presente: nelle moderne società occidentali potere politico e interessi criminali sono ormai intrecciati in maniera inestricabile. Il corollario è che solo il romanzo “nero” riesce ormai a fornire della realtà un quadro attendibile. Sì, ma quale tipo di romanzo “nero”? Non certo il poliziesco che si pretende tale, magari perché è un po’ più violento della norma.
Qui si colloca la seconda eredità di cui Manchette è grato ad Hammett. Il tipo di noir capace di assolvere la funzione di specchio credibile del sociale è solo quello behaviourista, in cui dai comportamenti si risale a psicologie e intenzioni, e in cui esclusivamente la descrizione degli eventi ne fa intuire la logica occulta.
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Dreamland e la paranoia
La spazzatura della spazzatura della storia: questa è il giudizio unanime che si dovrebbe dare dei lavori deliranti di quella combriccola americana che eietta à go go cazzate paranoidi note come "teoria delle cospirazioni", e avente come leader David Icke, recentemente sbarcato anche in Italia. Mentre il complotto è una forma letteraria affabulante e uno straordinario grimaldello per occuparsi della storia civila accaduta o che sta accadendo, quando l'adesione psichica comporta una totale credulità rispetto ad alieni, lucertoloni apocalittici, massoni e banchieri satanisti, bisogna tagliare corto e screditare simili bazzeccole che, oltretutto, sono congeniali a un'opera di irrisione che ogni Sistema attua nei confronti dell'assalto controinformativo. Una delle ossessioni più tipiche di quest'ambientino trash è l'inutilissimo mistero che è celato dalle autorità Usa nell'Area 51 dove, a seconda dei deliri, si nascondono dischi volanti, armi segrete, men in black et similia. Un'ossessione che va affrontata solo in una prospettiva: quella della cultura popolare. Il che ha fatto Phil Patton, col suo Dreamland , uscito tempo fa perFanucci: ne pubblichiamo l'incipit.
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Per la libera circolazione umana
di Agostino Spataro
Come previsto, la Sicilia è divenuta la principale porta europea dell’immigrazione clandestina proveniente dall’Africa e da altri paesi del sud del mondo.
Paradossalmente, una regione ad economia sottosviluppata e a forte tradizione migratoria (ancora attiva) e con un tasso elevatissimo di disoccupati è costretta a fronteggiare un fenomeno epocale, a dimensione globale, che è illusorio pensare di fermare con misure d'ordine pubblico o con le cannonate proposte da Bossi, che non è un marziano, ma ministro dell’attuale governo di centro-destra che ha raccolto in Sicilia il massimo possibile di consenso elettorale.
I dirigenti dell’UDC, che hanno “votato” la Sicilia alla Madonna della Lacrime, dovrebbero spiegare ai loro stessi elettori cattolici come possono continuare a governare insieme al capo della Lega nord il quale invoca le cannonate contro i disperati e accusa i vescovi italiani e la “Caritas” di praticare l’ostruzionismo contro l’inefficace legge Bossi-Fini.
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Giugno 20, 2003
China Miéville: Perdido Street Station
 Il fantasy è il futuro. Il fantasy è il genere dei generi. Già di fronte all'ucronia, lo straordinario grimaldello con cui Philip Dick ha spalancato sentieri imprevisti alla letteratura, dobbiamo constatare un'uscita dal genere ristretto della fantascienza e un approdo inquietante e affabulatorio nei territori del fantasy. Quale fantasy è il futuro? Non quello semplicemente tolkeniano, diciamo paganeggiante, poiché Tolkien ha semplicemente fornito un modello, una deriva che è andata, per sua intrinseca natura, cristallizzandosi in una serie di scolastiche minuziosamente ossessionate da un mondo la cui consistenza è paragonabile ormai a quella dell'universo fisico in cui viviamo (le stesse cose, gli stessi elfi). Il fantasy che accoglie in sé, messianica ultima forma, tutte le letterature è il fantasy che oggi ha un campione in Perdido Street Station di China Miéville, appena uscito da Fanucci. E' il fantasy che copre l'arco che va da Thomas Pynchon ad Alasdair Grey, passando per Vonnegut e Dick, includendo i deliri laici di Houellebecq (anche il realismo è una declinazione del fantasy) e le allegorie di Vollmann. Imperdido Street Station verrebbe da dire: il mondo allucinatorio, compulsivamente psicopatologico di New Crobuzon e delle sue geografie pantagrueliche è il futuro fattosi presente e riassuntivo del passato - la storia delle storie, il miraggio a cui qualunque autentico scrittore ha sempre guardato.
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La paranoia degli abusi satanici
di Walter Catalano
Una giovane donna inizia a raccontare al suo analista una serie di allucinanti ricordi recuperati dal suo passato infantile. Preda di genitori satanisti da bambina sarebbe stata testimone di riti nefandi. Nasce così quello strano e inquietante fenomeno chiamato abuso rituale satanico: in breve si estende a macchia d’olio creando una vera e propria psicosi demoniaca negli Usa e più tardi anche in Europa. Delirio o verità ?
Il termine, in sé già abbastanza terrorizzante, di “abuso rituale satanico” fu usato per la prima volta nel 1980 dallo psicologo canadese Lawrence Pazder a proposito della sua paziente Michelle Smith, nel bestseller statunitense Michelle Remembers (Michelle ricorda).
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Giugno 19, 2003
Fluidità corporea
di Valerio Evangelisti

Questo racconto, ispirato alla vicenda autentica di Graham Young, un serial killer inglese degli anni '70, è in realtà la sceneggiatura di un fumetto scritto da Valerio Evangelisti e illustrato da Stefano Ricci (di quest'ultimo sono le tavole da cui sono state ritagliate le immagini a corredo del testo). Un estratto in bicromia del fumetto, ancora inedito in Italia, è stato presentato sul n. 1 della rivista Black (Coconino Press).
1
Vi hanno mai detto “Guarda che faccia da delinquente”? Io me lo sono sentito dire tante volte che ho perso il conto, da quando una graffetta tiene ferma la mia effigie in un dossier criminale. Ciò che è paradossale è che, ora che sono morto, di me non è rimasta che la faccia, destinata a sopravvivere, per decenni se non per secoli, nella foto segnaletica che mi fece la polizia quando mi arrestò.
E per decenni o per secoli chiunque vedrà quella foto ripeterà: “Guarda che faccia da delinquente”.
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T Cooper: SOME OF THE PARTS
 T Cooper (questo il suo sito ufficiale) ha ventitré anni, un'infanzia allucinata in Los Angeles, un mentore messianico in un altro Cooper, Dennis. Il suo some of the parts ha conquistato pubblica e critica americana. Non è difficile capire perché: insieme a Trevis Jeppesen, T Cooper è la scoperta dell'autore di Ziggy, autentico talent scout della Akashic Books. Una produzione seriale, ma di qualità quella di Dennis Cooper: sia Jeppesen che TC sembrano cloni di JT Leroy - cloni d'eccellenza, sia chiaro. some of the parts è un cocktail mortale a base di lesbismo e transgenderismo, antideologia neoconservatrice, pompini, sieropositivi, suicidi, borderline in libertà, crimini tratti dalla cronaca. E' un gran libro, anche per chi nutre legittime irritazioni davanti al facile puzzle di materiali consimili praticati dagli ultimi arrivati tra gli avantpopper. Abbiamo tradotto l'incipit del quarto capitolo del libro di T Cooper, proprio per dimostrare che il ragazzino non è soltanto frizzante ed eversivo - è maturo e affonda radici autentiche nel male umano.
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Giugno 18, 2003
Mercenari USA per la guerra infinita
di Giuseppe Genna
 E' da verificare anche se è difficile verificarla: intendo l'ipotesi che dietro le esplosioni a Riyadh, l'altro mese (nella foto a destra, Colin Powell sul luogo degli attentati), non ci fosse un'intenzione di attacco indiscriminato ai civili americani che popolano un intero quartiere residenziale nella capitale saudita. La verità potrebbere essere più scottante e imbarazzante per l'Amministrazione Bush. Nei palazzi presi di mira dagli attentatori si troverebbero, infatti, non semplici civili, bensì agenti Cia impiegati nell'ambiguissima rete mercenaria statunitense - una sorta di longa manus dell'Agenzia Usa, svincolata dalle normative congressuali che temperano il ricorso a covert action e azioni illegali dal punto di vista delle convenzioni internazionali. Questa rete vergognosa, cui si devono scelleratezze disumane nei Balcani, ha un nome: MPRI, acronimo neutro che nasconde la sigla inquietante Military Professional Resources Incorporated. Nulla di segreto, c'è anche un sito (questo), che pubblicizza il servizio privato di militari a domicilio. La MPRI è al centro di una galassia infinita di corporation militari, tra cui alcune controllate dal Carlyle Group, nel cui board figurano i Bush e Cheney. Una stella di questa galassia è la O'Gara Protective Services, che fornisce il servizio di sicurezza ai regnanti sauditi e i cui uomini sono tutti agenti ex Cia, abitanti in Riyadh, nel quartiere preso di mira dai "terroristi".
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CIELO 10
di Dario Voltolini

Starsene a guardare il cielo, se si ha tempo per farlo. Bisogna che almeno per ipotesi il punto di osservazione sia fisso, in modo da non mettere troppe variabili al mutamento, lasciandolo essere solo il mutamento del cielo, o al massimo nel cielo.
Questo libro di una semplicità francescana è anche il libro di una sfida radicale ai bastioni della narrazione, della possibilità di raccontare. Sono bastioni mobili, slittanti. Quando uno spirito estremo si lancia al loro assalto, i bastioni svaporano e si ricompongono altrove, oppure si ritraggono, si incurvano, cedono. In seguito li ritroviamo, possenti come prima, semplicemente dislocati. Però in questo non c’è frustrazione, poiché l’assalto dello spirito estremo ha conquistato un territorio, e l’ha conquistato per tutti. Certo, è un territorio che per definizione si situa al di qua dei bastioni. Tuttavia, per la stessa definizione, prima era al di là, oltre i bastioni. Questo libro, che è questa sfida, è il libro di un fotografo, Luigi Ghirri. Si intitola Infinito, proprio con il segno dell’8 dormiente: ∞ (Biblioteca Meltemi).
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GIAP!: intervista al collettivo Wu Ming
di Giuseppe Iannozzi
Nel 1997, ne La Quarta guerra mondiale, il sub-comandante insurgente Marcos scriveva: “La globalizzazione moderna, il neoliberismo come sistema mondiale, deve essere intesa come una nuova guerra di conquista di territori. La fine della III Guerra Mondiale, o “Guerra Fredda”, non significa che il mondo abbia superato il bipolarismo o che sia stabile sotto l’egemonia del vincitore. Al termine di questa guerra si è avuto, senza alcun dubbio, un vinto [il campo socialista], ma è difficile dire chi sia il vincitore. L’Europa Occidentale? Gli Stati Uniti? Il Giappone? Tutti questi? Il fatto è che il crollo dell’”impero del male” [Reagan e Thatcher dixerunt] ha comportato l’apertura di nuovi mercati senza padrone. Era necessario, pertanto, lottare per prenderne possesso, conquistarli… Se la Terza Guerra Mondiale è stata tra il capitalismo e il socialismo [capeggiati dagli Usa e dall’Urss, rispettivamente], con scenari alterni e differenti gradi di intensità, la IV Guerra Mondiale si fa ora tra i grandi centri finanziari, con scenari totali e con una intensità acuta e costante.” Ora io, in questa sede, non intendo fare una recensione a Giap! , ma intendo invece specificare, che in questo momento storico, il lavoro del collettivo Wu Ming si configura come un libro estremamente importante, un testo che dovrebbe essere letto con attenzione estrema: ci si dovrebbe anche soffermare a pensare, a mettere in discussione noi stessi e le nostre azioni passate presenti e future, ogni volta che terminiamo un capitolo.
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Giugno 17, 2003
Klaus Schoenberger: LA RAPINA IN BANCA
di Daniela Bandini

E’ altamente sconsigliato aggirarsi con questo libro nelle vicinanze di banche e uffici postali, magari assumendo atteggiamenti ambigui… La Rapina in banca – Storia. Teoria. Pratica a cura di Klaus Schoenberger (ed. Derive/Approdi, pp.220, euro 14,50) è un’approfondita antologia di vari autori che analizzano nel corso dei secoli l’evoluzione e la sociologia del fenomeno rapina. Si comincia con il primo assalto a una carrozza postale nel 1787 in Germania per passare alle rapine del Far West; da Jesse James a Henry Starr, da Adam Worth al leggendario John H. Dillinger. Si prosegue con Bonnie e Clyde, con le rapine degli inizi anni ’60 di Ronnie Biggs il trasformista, dalle rapine a sfondo politico degli anni ’70, alle rapinatrici tra cui Arizon Donnie Clark, Gisela, al “women power” della RAF e al Movimento 2 Giugno. Autori diversi, molti gli italiani, tra i quali Franco Berardi (Bifo) che racconta la vita e le imprese di Horst Fantazzini, un mito bolognese, il cosiddetto “rapinatore gentile”, Gianantonio Zanetti (Tata), Corrado Alunni, Emilio Quadrelli, Vincenzo Ruggiero.
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Giugno 16, 2003
SF dei primordi: LA PRINCIPESSA DELLE ROSE
di Riccardo Valla

MOTTA Luigi Principessa delle Rose La Treves, Milano 1911 (2 migliaio 1912) in-8, 42 ill. Gennaro Amato, pp. 327.
Romanzo scritto nel 1908 sulla scia dei romanzi sulla guerra futura e sulla necessità di un riarmo europeo. Ambientato nel secolo xxi, dopo un lungo periodo in cui le nazioni europee, comprendenti anche la Turchia e la Russia, sono in pace tra loro e studiano nuove applicazione dell’elettricità (vista dall’autore come un fluido che si può raccogliere e accumulare, permette di coltivare i campi senza bisogno di manodopera e di realizzare comunicazioni a lunga distanza “sulla scia delle scoperte di Tesla”). In ritardo è però il volo (vedi cit.) Il romanzo inizia con le sommosse contro gli europei che si sono accese in vari stati orientali per cause razziali e nazionalistiche e che sono organizzate da un’organizzazione segreta: gli europei non hanno voluto prevederle, nonostante “l’avvertimento costituito dalla rivolta dei Boxer del secolo prima”. La più grave è quella di Teheran, dove dopo l’assassino dello shah governa in nome della moglie (la principessa persiana Nadjna) un reggente europeo, lo scienziato Flavio di San Giusto.
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Ampuero: BOLERO ALL'AVANA
di Luca Masali
 In una grigia mattina invernale, “un mattino davvero rigido che invitava a rimanersene a letto con la borsa dell’acqua calda e un buon libro giallo”, chi non vorrebbe ricevere la visita di un fattorino della Tnt con in mano un biglietto per l’estate cubana? Affare fatto, naturalmente. Se poi per pagare il viaggio bisognerà indagare sullo strampalato caso di un suonatore di bolero che si è ritrovato chissà come un milione di dollari nella valigia, beh, è un dettaglio.
E difatti nel libro di Roberto Ampuero pubblicato in Italia da GarzantiBolero all’Avana, l’indagine dello sgarrupato detective privato Cayetano Brulé, senza soldi e rincorso dai creditori peggio di Paperino, è un dettaglio. Ovvio che i soldi sono della mafia, ovvio anche che il nostro suonatore di bolero nonostante un fisico da rottamazione (un ometto allampanato sulla cinquantina, di carnagione scura, con i lineamenti affilati ) che dovrebbe consigliare prudenza quando con una così misera panoplia si scatenano tempeste ormonali nel corpo della spogliarellista più ammirata dell’isola di Fidel troverà il modo di mettersi nei guai con un’affascinante dark lady, ovvio infine che i cattivi saranno sì mafiosi navigati ma anche abbastanza cretini da lasciarsi dietro una montagna di indizi, a cominciare dai numeri della carta di credito.
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Diario del Gaijin: CORTE D'ASSISE
di Luigi Bernardi

L’aula del processo non la trovo subito. Credevo fosse quella dell’ultima volta, invece è un’altra. Faccio per raggiungerla, vedo che aprono il portone che dà sulla piazza. Di lì passano i detenuti che arrivano dal carcere.
Entrano tre tunisini, hanno lo sguardo distratto, le manette che li bloccano ai polsi non sembrano dar loro fastidio. Li segue una ragazza, per lei dev’essere la prima volta, è spaurita. Abbassa gli occhi, si fissa i polsi, li rialza, incrocia i miei, deve sentirseli addosso. Mi sento sorpreso in un gesto sbagliato, vagamente pornografico, distolgo veloce lo sguardo. Dopo me ne pento, subito torno a cercare il suo, non c’è più.
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La letteratura per salvare il pianeta
Il carmillo Sandrone Dazieri ha ricevuto via mail una proposta che, per il suo contenuto di alta civiltà, pensiamo sia il caso che venga divulgata il più possibile.
Carissim*,
ti scrivo per chiederti di unirti a Greenpeace in una singolare iniziativa per la tutela delle ultime foreste del pianeta.
Le foreste primarie sono tra le più incredibili espressioni viventi dei tre miliardi di anni di vita sulla terra. Forniscono habitat unici e vitali a due terzi delle specie terrestri di piante ed animali; inoltre, molti popoli e culture dipendono da queste foreste per la loro sopravvivenza spirituale e fisica. Le foreste primarie svolgono anche un ruolo fondamentale nel mantenere stabile il clima terrestre perché assorbono grandi quantità di anidride carbonica che altrimenti andrebbero ad aggiungersi al riscaldamento globale. In tutto il mondo queste foreste sono in pericolo. Uno sconcertante 80% è già stato distrutto ed il rimanente 20% è minacciato da pratiche di taglio del legno illegali o distruttive in regioni quali Canada, Indonesia, Finlandia, Russia, Brasile e Africa centrale ed occidentale. L'Italia è tra i maggiori importatori in Europa di legname illegale e prodotti derivati, come la carta.
Per la prima volta la nostra associazione si rivolge agli autori per eliminare l'utilizzo di carta derivante dalle foreste primarie e per orientare il mercato dell'editoria verso alternative sostenibili. In Canada la stessa iniziativa ha dato ottimi risultati. Le voci di J.K Rowling, Margaret Attwood, Alice Munro si sono rivelate essenziali nell'aiuto prestato a Greenpeace, persuadendo una parte importante dell'industria editoriale canadese ad introdurre l'uso della carta eco-sostenibile. Venticinque editori, tra cui Random House Canada e Penguin Canada, hanno accettato l'invito.
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Giugno 13, 2003
DeLillo: Cosmopolis
 Strano destino critico, quello di Don DeLillo, da tre anni a questa parte. Chiunque sia sano di mente riconosce in lui uno dei pesi massimi della narrativa contemporanea mondiale, però da quando si è dato alla misura brevissima, dopo il dispendio di epica fluviale in Underworld, dicono che è bello e gli tirano le pietre. Ora, comprendiamo tutti il fascino che esercita sulla gente di poco senno un'opera tanto complessa, un'autentica cattedrale della letteratura qual è Underworld: il poco senno e la molta quantità danno adito a uno stordimento piacevole, l'enorme mole placa l'invidia gretta a favore di una sensazione di sconforto personale - e l'autore diviene così inimitabile, grandissimo quanto il numero di pagine che ha accorpato in un unico pluriromanzo. Ci cascano in tanti. Reazione esotica, poiché nessun animale razionale pensava che scrivere il grande romanzo significasse scrivere un romanzo di molte pagine. Riassunto: bisogna essere idioti per non comprendere che Underworld, quanto a profondità, equivale a Body Art e a quest'ultimo Cosmopolis.
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Referendum del 15/16 giugno: un voto per scegliere
di Roberto Sturm
C’è una discriminazione palese, oggi, tra i lavoratori di aziende con meno di 15 dipendenti rispetto agli altri. A questi è negato il reintegro nel proprio posto di lavoro anche di fronte a un licenziamento senza giusta causa. Il giudice, nel caso deliberasse che il licenziamento non fosse stato legittimo, definisce un risarcimento al dipendente che in genere non supera le 4/6 mensilità, quasi mai 15 come prevede al massimo la legge. Nelle aziende con più di 15 dipendenti, riconosciuta la mancanza della giusta causa, il datore di lavoro è costretto a reintegrare il lavoratore.
Risulta evidente come l’applicazione di questo articolo non sia altro che una garanzia per i diritti dei lavoratori (e non dei privilegi), di quel diritto costituzionale che è il lavoro.
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Giugno 12, 2003
Bush jr, the dark side of the Moon
Nell'immaginario americano, il Reverendo Moon occupa lo stesso luogo tenebroso e inquietante che L.Ron Hubbard ha nell'immaginario europeo. Una mattinata limpida dell'86, la coscienza collettiva degli americani fu scossa dalla dimostrazione di forza data dalle truppe del Rev. Moon, fondatore della Chiesa dell'Unificazione: a Washington, uno stadio di football riempito come se fosse in corso un SuperBowl; assiepati sugli spalti, i parenti delle centinaia e centianai di ragazzi e ragazze, uomini e donne che andavano a farsi sposare dal Reverendo stesso, scelti e accoppiati a caso dal boss religioso. Uno choc americano, solitamente, ha strascichi imprevedibili. Nel caso del Rev. Moon la reazione fu impressionante: lotte legali, accuse di lavaggi del cervello e, alla fine, la chiusura della Chiesa nel '94. La cultura pop reagi con la medesima intensità: Don DeLillo dedicò all'evento Mao II e, venti anni più tardi, il genio di Chuck Palahniuk si ispirò alla vicenda degli unionisti per il suo capolavoro Survivor.
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Pelecanos: King Suckerman
 Chissà cosa accade se Spike Lee si mette a fare il Quentin Tarantino. Lo si scoprirà presto: il prossimo film che il regista de La 25a ora girerà è, a tutti gli effetti, una sorta di hyperpulp, un soggetto che farà la gioia degli amanti della B-Culture e della Blaxploitation. Spike Lee aveva messo infatti da parecchio tempo i suoi occhi allucinati sui romanzi dell'ultimo grido dell'hard boiled americano, George Pelecanos, recentemente scoperto anche dagli italiani (l'anno scorso uscirono due titoli, il più degno dei quali da ShaKe, ed è quello di cui ci occupiamo). Origini greche ma alto grado di stimmung da ghetto, per l'autore dell'ormai immarcescibile King Suckerman, il titolo che finirà su grande schermo per la direzione illuminata di Spike Lee - una sorta di delirio urbano che tutto - o quasi - deve a Elmore Leonard, il soggettista prediletto proprio da Tarantino. Se lo stomaco è forte e il desiderio di adrenalina è all'altezza, Pelecanos fa per voi...
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Giugno 11, 2003
Palahniuk: Fight Club
 E' tornato in libreria e, contravvenendo alla celebre prima riga, ne parliamo: il Fight Club ha riaperto. Il capolavoro di Chuck Palahniuk, che anche grazie al film di David Fincher ha segnato una generazione, riapre i suoi battenti e torna ad accogliere lettori adrenalinici e sadomasichisti. Ora Fight Club non è più in versione Edimar (la piccola casa editrice che l'aveva pubblicato anni orsono), bensì Mondadori Strade Blu, che ha per l'occasione spostato in coda al libro il pezzo di Fernanda Pivano, che sciaguratamente rivelava il colpevole alla terza riga. Per celebrare degnamente Palahniuk, di recente sbarcato in Italia per presentare Soffocare, ne riprendiamo una storica intervista: si parla di Fight Club e di Invisible Monsters, il suo terzo e più delirante romanzo.
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La lobby segreta di George Bush
 Segreta non lo è più tanto: ci hanno fatto sopra perfino non uno, ma ben due film. La Skull & Bones è l'associazione paramassonica da cui emergono le figure di primo piano che governano gli Stati Uniti - il che accade puntualmente da circa un secolo. Nata come semplice confraternita universitaria, ha presto perduto il carattere giocoso e cameratesco da Animal Party, per accedere a un più importante livello di prestigio: quello di fabbrica per i dirigenti palesi e occulti dell'establishment statunitense. Tra tutti gli affiliati alla Skull & Bones, è George Bush Sr che, fino a poco tempo fa, deteneva la palma del miglior prodotto uscito dalla fabbrica in serie di potenti massoni - palma che, come è intuibile, gli ha sottratto il figliuol prodigo, George Walker Bush, detto Junior, anch'egli immersosi nella bara iniziatica all'interno della piramide che campeggia a Yale. Affari di famiglia: Prescott Bush, padre di enior, era affiliato alla Skull & Bones e, insieme a compagni di sètta, arricchì le banche di Hitler, finanziando il Reich. Benvenuti in un labirinto che nulla ha di esoterico: questo è il potere nel suo stato quintessenziale...
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Giugno 10, 2003
Atti digradanti di violenza telescopica
di Giuseppe Genna
[Questo racconto è stato pubblicato all'interno dell'antologia Patrie impure, edita da Rizzoli]
Atto primo: il contatto
2001, anno del contatto, fine agosto tempestosa, senza amore, solitario come sempre, la testa reclinata obliqua mentre l’acqua sfrigola nella gola, la bocca aperta come un cammello, osservando le crepature verderame della ruggine calcarea all’imbocco del rubinetto sul lavello concavo per l’usura, e fuori piove nel caldo che termina, a Milano, di fronte alle case popolari di via Calvairate, prima del pancreas in cemento del macello, verso piazzale Ovidio.
Metamorfosi. Choc casalingo. Tutto è in attesa. Tutto sta per accadere. Io non so nulla. Tutto è quieto fuori sotto la pioggia rovente: le macchine insabbiate dal vento caldo che porta rena desertica, i pazzi ai portoni malvestiti appoggiati sul legno appiccicoso, la colonnina mercuriale all’angolo della strada, le pozze, i cavi orizzontali nei mattoni delle case popolari.
Solitario come sempre, rialzo la testa, il sangue ribolle, è balordo, mi dà alla testa. Vacillo. Sono a casa di un amico. L’amico sta guardando la televisione. A un certo punto, urla.
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Giugno 09, 2003
Caronia: su IL CONDOMINIO di Ballard
A proposito di Ballard e de Il condominio, ripubblicato recentemente da Feltrinelli: sul numero della rivista CYBERZONE attualmente in edicola (il 17, per la precisione), è stato pubblicato uno splendido saggio di Antonio Caronia che, oltre a essere uno dei massimi esperti di cyber e underground in Italia, ha spesso tradotto i romanzi di Ballard. Su questo numero di CYBERZONE (che ringraziamo per il permesso di pubblicazione e di cui vi invitiamo caldamente a visitare il sito), altri prestigiosi interventi di Umberto Eco, Toni Negri, Philip Golub, Sergio Brancato, Salvatore Palidda, Christian Marazzi, Federica Timeto, Franco Marineo. [gg]
LE RADICI IMMAGINARIE DELLA GUERRA
di Antonio Caronia
I situazionisti definirono “psicogeografia” lo “studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui.” Nonostante il nome e la precisazione contenuta nella definizione (“disposto coscientemente o meno”), il termine finì per applicarsi meno all’interazione fra ambienti naturali ed esseri umani, e più all’esperienza urbana, collegandosi quindi col termine “deriva” (“modo di comportamento sperimentale legato alle condizioni della società urbana: tecnica di passaggio frettoloso attraverso vari ambienti.” ). È in questo senso, e con un détournement che, trattandosi di terminologie situazioniste, mi auguro il lettore mi conceda, che vorrei parlare di una componente “sociogeografica” nell’opera di James G. Ballard.
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Metallica: ST. ANGER
di Nicola Gaiarin
Ok, non ce ne frega niente se ormai hanno quarant’anni suonati, gli perdoniamo anche quell’aria da rockstar che c’è l’hanno fatta. Se lo possono permettere, perché quella musica, quelle accelerazioni improvvise, quei cambi di tempo da orologio impazzito, quelle ritmiche serrate e compresse le hanno inventate loro. Un po’ di storia per i più giovani: nel 1983 quattro ragazzi di San Francisco con addosso più brufoli che anni spazzano via tutte le menate da metallo tamarro con un disco che oltrepassa violentemente l’idea stessa di metal: niente sfumature progressive, niente impennate epiche, solo velocità e potenza, in un wall of sound che macina i riff del metal inglese (Diamond Head su tutti) e la furia nichilista dell’hardcore dei primi anni ’80 (Discharge in primis). Il risultato? Kill’em all, un disco (che doveva intitolarsi Metal up your ass, capito il senso?) che nella genealogia della musica estrema coincide con la creazione di quella particolare curvatura che va sotto il nome di Thrash Metal. Oltre a loro, ovviamente, c’erano compagni di strada importanti (dalla Bay Area venivano anche gli Exodus, da NY gli Anthrax, da LA gli Slayer). Ma il primo masterpiece assoluto del genere l’hanno sputato fuori quei quattro: James Hetfield, Lars Ulrich, Cliff Burton e Kirk Hammett.
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Giugno 06, 2003
Ballard: Il mio Credo
Per celebrare lo straordinario delirio fantasociologico che James Ballard ha scritto, in forma di profezia già avveratasi, ne Il condominio (edito da Feltrinelli, torneremo a occuparcene), riprendiamo dal bellissimo sito che Francesco Guglieri ha dedicato a Ballard (con l'aiuto del nostro Roberto Sturm) il Credo del geniale autore di Crash: un impressionante documento di fede nell'aldilà che è l'aldiqua, una professione di culto stilistico e immaginifico nei confronti del non tanto occulto maestro William Burroughs, una riassunzione dell'umano nell'oltreumano e nel sottoumano e nell'extraumano. Ballard, con il suo Credo, si conferma uno degli ultimi umanisti integrali contemporanei: è necessario uno sforzo di sopportazione del paradosso e dei pesi impliciti della grande responsabilità, per una simile dichiarazione di amore - e Ballard dispone di questa forza.
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Soffi contro l'Impero
di Walter Catalano
L'autore del saggio Applausi per mano sola (ed. Clinamen; cliccate qui per dare un'occhiata a temi e analisi affrontati da Catalano) ci ha inviato una recensione a un libro di cui desideravamo occuparci da tempo: il più recente affondo dell'eretico marxista Costanzo Preve , di cui già si è occupato uno storico amico di Carmilla, Miguel Martinez, nelle pagine di kelebleker.com. Catalano si occupa anche di uno slalom parallelo tra le icone di Bush jr e Bin Laden a opera di Massimo Bontempelli e Carmine Fiorillo. [gg]
“Blows Against the Empire” - Soffi contro l’Impero - era il bel titolo di un vecchio disco rock degli anni ’70, una delle molte possibili colonne sonore di un’epoca - così lontana - in cui forze spontanee e refrattarie si erano liberamente costituite e messe in moto a testimoniare il loro antagonismo radicale verso il sistema dominante. Tanti soffi – spesso diversi e confusi ma orientati nella stessa direzione - divennero un vento ed il vento soffiò così forte da preoccupare l’Impero (“E tu sai che sta succedendo qualcosa ma non sai che cosa, non è vero Mr. Jones ?” – scriveva Bob Dylan); prudenzialmente l’Impero prese le sue drastiche contromisure: orientare la cultura critica verso l’azione rivoluzionaria in modo da giustificarne la repressione violenta (massacro degli Weathermen e delle Pantere Nere negli USA; ‘anni di piombo’ in Europa, ecc.) e sostituire, nei diffusi rituali a sfondo sciamanico-liberatorio del neo-tribalismo giovanile, ai blandi allucinogeni naturali delle sacralità popolari tradizionali, droghe chimiche potenti e distruttive oltre che funzionali al dominio del mercato capitalistico.
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Giugno 05, 2003
Lounge Homicide: Grace Kelly
Sulle non tanto sorprendenti commistioni tra Science Fiction e religione abbiamo già speso qualche parola, a proposito dell'incredibile vicenda della sètta suicida Heaven's Gate, che profetava una riassunzione dei corpi astrali in trasmigrazione sulla cometa Hale Bopp. Non si tratta dell'esempio più eclatante di Science Fiction Religion. Se si indaga nell'incredibile intrico di ideologie settarie e neoreligiose, oltre alla fantascienza si è costretti a registrare l'emersione di un genere ulteriore: il noir. La morte di Grace Kelly, per esempio, configura un meticciato tra SF, noir e lounge. L'ex attrice hollywoodiana, assisa sul trono del Principato di Monaco (Principato anzitutto di evasione fiscale e scandali finanziari) fu uccisa? Grace Kelly venne iniziata nel 1982 ai segreti del Tempio del Sole: una sètta paramassonica guidata da Luc Jouret, che sarebbe balzata agli onori delle cronache nel '94 e '97: gli adepti del culto si suicidano in massa, in Canada e in Svizzera.
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Intervista a Stephen Wright
Insieme a Paul Di Filippo, uno degli autori SF che hanno declinato l'avantpop in direzione decisamente fantascientifica è Stephen Wright. Leggendario il suo Going Native (in Italia, Partenze notturne, uscito nel '97 da Feltrinelli), altrettanto sconcertante M31 (uscito da Fanucci), sorta di rielaborazione SF della grande tradizione letteraria di quella fascia torrida (climaticamente, perché dal punto di vista umano è raggelante) del sud degli Stati Uniti (e, infatti, è soprattutto Faulkner il referente poetico di Wright - assieme a Wilhelm Reich). Da un'esacerbantemente lunghissima intervista che AltX fece a Wright, riportiamo i passi che concernono proprio M31, delirante avventura di fantascienza sudista.
M31 è, anche se soltanto occasionalmente, una storia di UFO...
Mi è capitato di leggere un vecchio libro, Messaggeri dell'inganno. Quand'ero bambino, a Cleveland, prima di andare a letto ascoltavo un talk show radiofonico e spesso c'erano ospiti che parlavano di alieni, di rapimenti da parte degli Ufo. E' roba da brivido, soprattutto se sei un bambino e la stai ascoltando a notte fonda nel buio. Ti aspetti che queste astronavi atterrino da un momento all'altro. Con a bordo questi esseri tra il bizzarro e lo spaventoso.
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Giugno 04, 2003
DOPO I CANNIBALI
di Severino Cesari

Questo articolo è apparso sul n. 407, del marzo 2002, del Magazine Littéraire, in coincidenza con l'edizione del Salon du Livre di Parigi che aveva l'Italia quale ospite d'onore. Severino Cesari, oltre che critico letterario, è uno dei più noti direttori editoriali italiani.
La letteratura italiana finì, not with a whisper but with a bang, non con un sussurro ma con un bel botto, al contrario di come avrebbe suggerito il poeta T. S. Eliot, profeta di morbide, apocalittiche sventure. Era il 1996, e il bianco libretto tascabile di appena duecento pagine, con la costola più gialla che arancione, cominciò ad essere spacciato tra vecchi ragazzi elettrici desiderosi di un nuovo inizio, studentesse in metropolitana, nobildonne in esilio permanente e giovani famelici solitari urbani, ancora in cerca di una tribù: in un inedito, per la letteratura, mix di suggestioni underground (noi veniamo ancora una volta dalle cantine, dal sottosuolo, dall’inconfessabile) e sfolgoranti, nel loro piccolo, luci della ribalta (noi siamo e saremo di successo, e ce ne strabattiamo di voi).
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OLTRE I CANNIBALI
di Giuseppe Genna
L'intervento di Severino Cesari apparso sul Magazine Littéraire del marzo 2002 è una delle più complete fenomenologie letterarie della contemporaneità italiana. E' sorprendente e bello tornare a leggere parole che tentano - sforzo abissale, immenso - di fermare in un'immagine il proprio presente: un'immagine che di necessità dev'essere in movimento, sfocata, per sua stessa essenza ingloriosamente transeunte. Quando Andrea Zanzotto scriveva che parliamo in una lingua che passa, probabilmente, intendeva proprio questo: non si ferma il tempo e nemmeno il sé in un'immagine. Detto ciò, vorrei riflettere proprio su questa panoramica editoriale che Cesari delinea nel suo intervento: la sua analisi ci dice che cos'è la letteratura italiana contemporanea oggi, dopo la sbronza cannibalica, quella specie di party privato in cui gli antropofagi si sono antropofagizzati (o sono stati divorati da altri).
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Giugno 03, 2003
Lettera aperta al Corriere
di Giuseppe Genna
[in data odierna, il Corriere della Sera ospita, all'interno della rubrica tenuta da Paolo Mieli, una lettera del giudice Rosario Priore circa il caso Moro, sotto il titolo: Priore: Usa e Kissinger sono fuori dal caso Moro]
Gentilissimo Paolo Mieli,
da mesi, nell'àmbito della Sua rubrica sul Corriere della Sera, Lei affronta una questione nodale della storia italiana contemporanea: il caso Moro. Dopo l'esternazione di congetture pressoché deliranti dell'ex brigatista Franceschini e la proiezione del film Piazza delle Cinque Lune, Lei ha stigmatizzato l'approccio dietrologico a quello che perfino un illuminista cauto e solitamente scettico come Leonardo Sciascia definì "affaire Moro".
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CIELO 9
di Dario Voltolini

Ho domandato a mia figlia Evelina, che ha quasi sei anni, come s’immaginasse la fine del cielo. Mi ha risposto così.
Oltre ogni cosa, cioè oltre le case, oltre la campagna, oltre le montagne e oltre il mare, oltre le navi e le barche, c’è il cielo. Più si va avanti nel cielo, più il cielo si stringe. Dapprima si stringe poco, poi sempre di più. Va a finire in un angolo, in fondo. È come un angolo fra due pareti altissime. Quando si arriva a quell’angolo, il cielo è strettissimo. Allora comincia a rimpicciolirsi e diventa un pallino. Poi diventa ancora più piccolo: diventa un puntino che vola via, come nel cartone della Pantera Rosa, ma ancora di più.
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Giugno 02, 2003
Peter Jürgen-Boock: L'AUTUNNO TEDESCO
di Daniela Bandini

Questo libro (Peter Jürgen-Boock, L'autunno tedesco. Schleyer - Mogadiscio - Stammheim, ed. Derive/Approdi, pp. 192, € 13.00) è il racconto di uno dei protagonisti del sequestro e dell’uccisione del presidente della confindustria tedesca Hans-Martin Schleyer (ucciso il 19 ottobre 1977). E’ il racconto di un appartenente al commando della RAF che nell’autunno del 1977 mise in atto un’azione che cambiò il destino dei movimenti di lotta e della stessa lotta armata in Germania e in Europa. L’autore è stato il protagonista del sequestro dell’aereo della compagnia Lufthansa dirittato a Mogadiscio (18 ottobre 1977) e delle vicende legate a esso, ma anche il protagonista allora inconsapevole di un momento storico irripetibile. Momento rappresentato da una generazione post-bellica tedesca che si sentiva soffocare dal proprio passato nazista, così generazionalmente vicino. E’ il libro di un percorso che va conosciuto e ricordato, affinché quegli anni non vengano semplificati genericamente come “anni di piombo”. La RAF, Rote Armee Fraktion, era un esercito, in tutto e per tutto, ansioso di cancellare un evento storico intollerabile come il nazismo, e molto incerto sul proprio futuro, del quale credo non le importasse molto.
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Giugno 01, 2003
Attualità di un libertario: WILHELM REICH
di Valerio Evangelisti

Tanto scomodo da finire i suoi giorni in un carcere americano, vittima di un sistema in cui aveva finito ingenuamente col credere. Fu questa la sorte di Wilhelm Reich (1897-1957), uno dei pensatori più originali del XX secolo e, forse per questo stesso motivo, uno dei più rimossi dalla cultura e dalla storia.
Psicanalista dissidente e poi biologo eterodosso, a lui si devono acquisizioni tanto disparate come la psicosomatica, lo studio delle connessioni tra cancro e depressione, l’analisi del carattere, la “rivoluzione sessuale” che condizionò i giovani del ’68. Marcuse gli deve molto; Fromm praticamente tutto (anche se non lo ammise mai). Eppure non è da molti anni che le enciclopedie si degnano di riportare il nome di Reich, e un vero e proprio riconoscimento del valore scientifico del suo lavoro è ancora di là da venire.
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Prima di Tolkien: Eric R. Eddison
di Riccardo Valla

Alto funzionario del ministero del Commercio e studioso delle antiche lingue nordiche, l'inglese Eric Rücker Eddison (Adel, Yorks, 24 novembre 1882 - Londra 18 agosto 1945). si dedicò per tutta la vita a ricerche sulle saghe islandesi, raggiungendo in questo campo una certa notorietà quando tradusse la saga - attribuita a Snorri - del poeta-guerriero Egill e i versi del poeta stesso (secolo X): Egil’s Saga (1930; il sottotitolo dice: “resa in inglese dall’islandese con itroduzione, note e un saggio su alcuni princìpi del tradurre”). Qualche anno prima, E. aveva già pubblicato un romanzo storico su un capo vichingo, Styrbion the Strong (1926; trad. it. parziale Nel Valhalla, in “Il grande libro della fantasy classica” a cura di A. Voglino, Milano 1998). Tuttavia, E. è soprattutto noto per il romanzo fantastico The Worm Ouroboros (1922; Il serpente Ouroboros, Fanucci, Roma, 2000), considerato un precursore del Signore degli Anelli di Tolkien (E. era amico di C. S. Lewis ed era in contatto con Tolkien per i suoi studi filologici).
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