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Marzo 31, 2003

Harold Pinter: resistere agli Usa

pinter.jpgAlla vigilia del conflitto in Iraq, Harold Pinter (qui il suo sito ufficale), uno dei più prestigiosi autori inglesi del nostro tempo, ha tenuto un discorso alla House of Commons Speech. Più trascorrono le ore, più questo appello alla resistenza diventa potente e irrinunciabile. Harold Pinter è nato nel 1930. Ha rivoluzionato il teatro contemporaneo borghese con un'attività drammaturgica che lo ha spinto, a più riprese, nel novero dei candidabili al Nobel. I suoi lavori, da The Room ('57) al celeberrimo The Caretaker ('60), da Monologue ('73) a No Man's Land ('75), insieme alle sceneggiature cinematografiche (L'ultimo tycoon di Elia Kazan e La donna del tenente francese di Karel Reisz, tra gli altri) ne fanno una delle voci più insigni della cultura anglosassone oggi. Pinter si spende con forte impegno civile, che data dal colpo di Stato con cui Pinochet e la Cia presero il controllo del Cile, assassinando il legittimo presidente Salvador Allende.

Appello contro la guerra
di Harold Pinter
Una delle immagini più nauseanti del 2002 è quella del Primo Ministro Tony Blair che si inginocchia in chiesa, il giorno di Natale, pregando per la pace sulla terra e per il bene dell'umanità. Nello stesso preciso momento Blair si preparava a partecipare e contribuire al massacro di migliaia di innocenti in Iraq.

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Marzo 30, 2003

Nuove avventure di Bonini & D'Avanzo

di Valerio Evangelisti

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Ricordate Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, i due prodi corrispondenti de La Repubblica che dal canale satellitare Skynews avevano tratto la notizia fasulla di un’insurrezione sciita a Bassora? Li avevamo lasciati trincerati tra le sabbie, intenti a guardare la tv, come si conviene a ogni buon corrispondente di guerra. Bene, rieccoli qua con un articolo drammatico già dal richiamo di prima pagina, La fuga dei disperati (La Repubblica, 29 marzo 2003), scritto ad Avhaz, che non è in Iraq ma in Iran. Non è precisamente il luogo in cui si svolge il conflitto, però è lì vicino. E poi c’è sempre il sospetto di un equivoco nell’acquisto del biglietto aereo: in fondo ciò che separa Iran e Iraq è una semplice consonante. L’importante è che l’articolo informi della situazione sul campo.

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La bellissima guerra dei trictrac

di Vittorio Curtoni

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La guerra contro l'Iraq era stata un successone, con ascolti televisivi senza pari nel mondo intero, tanto che i dirigenti della CNN regalarono a George W. Bush un nuovo cagnolino (già castrato, per togliere almeno quell'impegno al presidente, che aveva tante cose da fare). Piacque molto il fatto che i bombardamenti intelligenti avessero raggiunto la bellezza dell'ottanta per cento degli obiettivi prefissi, superando di slancio il precedente record stabilito in Afghanistan, sempre dagli americani, del settantacinque. Alla prima Olimpiade disponibile si sarebbe aggiunto il bombardamento intelligente agli sport canonici. Le Borse si ripresero, l'economia americana ricominciò a correre, la disoccupazione diminuì, la benzina calò di prezzo grazie alla nuove strabilianti disponibilità di petrolio finalmente democratico: che vuoi di più dalla vita? E tutto in cambio di un solo misero paese ridotto in cenere! Un affarone. Del resto era stato detto da tempo che la guerra è l'anima del commercio, no?

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BLU 97 / B (Cluster Bombs)

di Nicoletta Vallorani

Clusterbombs.jpg

È come un indovinello, bambino:
scegli un pacchetto giallo tra due.
Con uno vivi, con l’altro muori.
È un gioco. Ti piacerà.

202 sorelle è una grande famiglia.
202, e tutte uguali. Gialle.
Vieni a vedere, coraggio.
202: vorrei mostrarti le altre, ma sono andate.
Tempo fa. Funzionavano, loro.
202 giochi di luce e rumore.
201, perché io no.

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Marzo 29, 2003

Bush si gioca tutto

Wallersteinmini.jpgdi Immanuel Wallerstein (21 marzo 2003)

Immanuel Wallerstein, insigne sociologo e storico del sistema-mondo, direttore del Fernand Braudel Center, su ZNet commenta le prospettive a breve termine della guerra appena scoppiata. Traduzione di Paolo Chiocchetti.

Gli Stati Uniti sono in guai seri. Il Presidente degli Stati Uniti ha fatto un enorme azzardo, da una posizione fondamentalmente debole. Circa un anno fa decise che gli USA avrebbero mosso guerra all’Iraq. Lo fece con l’intento di dimostrare la schiacciante superiorità militare degli Stati Uniti e di realizzare due obiettivi primari: 1) intimidire tutti i potenziali proliferatori nucleari e costringerli ad abbandonare i loro progetti; 2) soffocare ogni idea europea di un ruolo politico autonomo nel sistema-mondo.

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Marzo 28, 2003

Smocovich: Breve racconto

Mi sveglio, apro gli occhi e subito ci penso: mi hanno diagnosticato un tumore maligno. Poi subito l'altro pensiero, al mio fianco c'è la ragazza che ho conosciuto al pub.

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PERCHE' NON POSSIAMO NON DIRCI, OGGI, ANTIAMERICANI

di Goffredo Fofi

fofi2.jpgUn film racconta la storia degli Usa con sguardo disincantato e tuttavia epico, Gangs of New York, dell'ìtaloamericano Martin Scorsese, che a New York è cresciuto e alla città ha dedicato già dei bei film. Ma non è importante, Gangs of New York, solo per i suoi valori estetici quanto per il modo attuale di leggere la storia di quel grande paese. Un modo che è bensì fortemente "europeo", più europeo che mai, per questo regista che qui pesca da Shakespeare, da Victor Hugo, da Dickens a piene mani. Anche nella convinzione che il distacco di quel grande paese dall'Europa è stato lento e faticoso, poiché ondate di migranti dal Vecchio Mondo hanno continuato ad arrivare nel Nuovo, lottando con le prime ondate per il loro "posto al sole".

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Bombarda e doma

portelli2.jpgdi Alessandro Portelli

Alessandro Portelli insegna Lingue e Letterature Anglo-Americane all’Università di Roma "La Sapienza" ed è condirettore della rivista Ácoma. Tratto dal Il Manifesto del 26 marzo.

Non so se avete presente quella vecchia canzone proletaria romana che dice «vent'anni e più di tirannia fascista \ col carcere, il confino ed il bastone \ non hanno menomato al comunista \ la convinzione»; e poi continua: «questa città ribelle e mai domata \ dalle rovine e dai bombardamenti...» Sono versi che abbiamo sentito tante volte che non si pensa più a che vogliono dire. E invece fermiamoci un attimo e facciamoci caso: la canzone non attribuisce ai bombardamenti la funzione di liberare la città, ma quella di domarla.

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Vignetta del Giorno

vignettameno.gif

Figlio: "Mamma, se gli americani ci portano la libertà, come sarà?"
Madre: "Meravigliosa, credo... Spero solo che riusciamo a sopravvivere per scoprirlo!"

Copyright by David Horsey (seattlepi.nwsource.com/horsey)

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Marzo 27, 2003

LA REPUBBLICA DELLE PATACCHE

di Valerio Evangelisti

repubblicabassora.jpg

Il titolo de La Repubblica riprodotto qui sopra è un condensato di notizie false, di quelli degni di passare alla storia. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro riprende quindi l’ingloriosa tradizione già inaugurata al tempo del Kossovo (prima o poi ci divertiremo a pubblicarne un’antologia, lo anticipiamo, perfida), che lo colloca tra i giornali più inaffidabili in circolazione.
Certo, la stessa notizia della rivolta a Bassora appariva ieri anche su molte altre testate. La differenza qualitativa sta nel fatto che La Repubblica è il quotidiano più diffuso d’Italia (grazie anche alla quantità di ammennicoli che distribuisce, dai CD ai libri alle videocassette ai DVD ai palloncini colorati… no, questi ultimi non ancora) e, cosa più grave, ha per qualche tempo fatto finta di essere contrario al conflitto in corso. Un po’ come Fassino, miserevole leader di una sinistra esangue e vigliacca, che critica l’invasione dell’Iraq non per le vittime civili che provoca ma perché avrebbe preferito una partecipazione ai bombardamenti un po’ più folta e variegata.

Permalink: postato alle 04:46 AM


Il War Game segreto del Potere

cfr2.jpgcfr1.jpgdi Giuseppe Genna

22 gennaio 2000: a porte chiuse, nella sede del Council on Foreign Relation, uno dei templi di Henry Kissinger e dell'élite neoconservative, in piena Manhattan, si è fatto un gioco. Il gioco era un Risiko. Il Risiko più pericoloso degli ultimi anni: si trattava di un War Game, una simulazione di scenario mondiale, a cui parteciparono 75 eletti, tra cui l'ex direttore Cia James Woolsey. I risultati del War Game furono comunicati a 250 invitati prescelti, nell'àmbito di un convegno chiuso dal titolo assai significativo: The Next Financial Crisis: Warning Signs, Damage Control and Impact. I segni premonitori, il controllo dei danni e le conseguenze di una crisi planetaria dei mercati - così fu comunicato nel corso del convegno - aveva indotto i partecipanti del War Game a tre soluzioni fondamentali: un colpo di Stato contro il Presidente Usa, l'immissione di stratosferiche liquidità a vantaggio delle grandi corporate che sarebbero crollate per incapacità previsionale, e lo scatenamento di un conflitto a lunga durata per ripristinare un ordine mondiale sotto l'egida Usa.
Cos'è successo dopo quel War Game: George Walker Bush è stato imposto dalla Corte Suprema quale nuovo Presidente e la sua capacità decisionale è stata alleggerita a vantaggio di un pool neoconservatore dopo gli attentati dell'11 settembre 2001; con la crisi Enron è incominciato un dòmino finanziario a cui si è reagito tentando un'immissione anomala di flussi di liquidità a vantaggio delle grandi corporate, mentre a tutt'oggi la tenuta strutturale del mercato è messa in dubbio dall'ipotesi di una crisi sitemica definitiva che già Marx aveva previsto; infine, si è dato fuoco alle polveri di una catena di guerre che sembra destinata ad allungarsi indefinitamente. I risultati del War Game giocato dai signori del CFR sono usciti dall'àmbito ludico: si sono fatti storia. Una storia tragica.

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Marzo 26, 2003

Il sillogismo cretino del Potere

neoconservative1.jpgdi Giuseppe Genna
S'avanza sempre più massicciamente un assedio alla nostra Baghdad interiore. E' un assedio portato da truppe visibili e invisibili, eiettate da catodi e radiotransistor. Queste truppe sono armate di un'arma unica che spara sempre il medesimo proiettile. La munizione ha un duplice effetto: uno intenzionale, che sarebbe quello di squassarci la mente e il cuore; e uno reale e concreto, che è quello di fiaccarci e di fare cadere le braccia. Disponiamo di scudi umanissimi contro questi spari esplosi nella notte in cui non tutte le vacche sono nere (Loro, le vacche d'oro, le distinguiamo alla perfezione): disponiamo della rabbia. Una rabbia nei confronti dell'universo parallelo di un Potere pervicacemente imbastardito negli atti e nelle strategie. Una rabbia nei confronti del tentativo di pervertire la statura e l'intelligenza di milioni di persone che in questi anni, in questi mesi, in questi giorni hanno gridato parole pesanti: "pace", "giustizia", "legalità", "vita". E "pietà".
Ecco il killeraggio argomentativo che stanno tentando: siete antiamericani, quindi siete con Saddam. Questa spazzatura dialettica non meriterebbe la risposta che qui, per parte mia, tento di dare - risposta che è una banalità di base, una perdita di tempo, una fatica inutile. Non so nemmeno se questa risposta sia rappresentativa di altri oltre a me. Però credo fermamente nell'argomentazione. Diffidare in massimo grado delle parole (non solo quelle d'ordine) presuppone un amore sconfinato e una fiducia nella profondità del linguaggio. Con il linguaggio verbale rispondo: sono contro Bush sicuramente più di quanto io sia contro Saddam; non sono per nulla antiamericano, ma sono certamente antitecnocratico e dentifico nell'Amministrazione Bush la componente visibile di antiumanismo indegno.

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Un noir operaista

Intervista a François Muratet

fermate_small.jpgEsce nella collana Marsilio Black Fermate le macchine, un romanzo davvero insolito di François Muratet: un noir ambientato in una fabbrica francese durante uno sciopero.
Pubblichiamo l'intervista che l'autore del romanzo ha rilasciato a L'Humanité, seguita da una sintesi della trama e dai dati editoriali.

Qual era la sua intenzione mettendosi a scrivere Fermate le macchine?

Volevo scrivere una storia senza pietà, mostrare l'umanità senza maschere. Ma una volta finita la storia, i miei amici hanno trovato che i personaggi erano uno più duro dell'altro, interessati solo ai soldi. Così ho tentato di umanizzarli un po'. E alla fine questo mi ha richiesto un lavoro enorme! Ho scritto e riscritto per tre anni.


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Vignetta del Giorno

w_nicholson.jpg

Cheney: "Sento di avere l'intera forza dell'opinione pubblica proprio dietro di me..."

Copyright by Peter Nicholson (www.nicholsoncartoons.com.au)

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Marzo 25, 2003

NE' ONORE NE' GLORIA

gloria1.jpgdi Valerio Evangelisti

Se fosse possibile astrarsi, prendere le distanze, bloccare ogni reazione emotiva, lo spettacolo che i mezzi di comunicazione ci mettono sotto gli occhi ogni giorno sfiorerebbe la demenzialità. L’esercito più potente e armato della terra che sfreccia nel deserto di un paese che dovrebbe liberare, e che di continuo deve arrestare la propria corsa di fronte a ostacoli che non aveva messo in conto: da città che, sebbene martoriate dalle bombe, non cadono affatto, a imboscate tese alla retroguardia, a postazioni tenute da pochi cecchini, fino a un vecchietto con lo schioppo che riesce ad abbattere un elicottero.
Come stordito da una realtà incoerente con i propri piani, quell’esercito si esibisce allora in una sarabanda assurda di azioni autolesive: i suoi velivoli precipitano da soli sulla sabbia o in mare, i suoi soldati si fanno esplodere a vicenda, i suoi missili colpiscono bersagli amici. E’ come quando un disagio profondo si esprime in un’eruzione cutanea, o in comportamenti incontrollati rivolti contro se stessi.

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Sabotaggio telepatico

sabotaggiotelepatico.jpgdi Giuseppe Genna

L'iniziativa del sabotaggio telepatico non è un gesto situazionista. Almeno: non lo è per l'Amministrazione Bush. Di cosa si tratta, anzitutto? Di questo: osservata l'impossibilità a farsi valere in maniera democraticamente istituzionalizzata, che sembra essere l'unico piano apparentemente sensibile per Bush e i suoi orridi camerati texani, proponiamo ai partecipanti alle manifestazioni per la pace un divertente giochetto. Tra mezzogiorno e l'una, se vi capita, formulate un pensiero così strutturato: 1) pensate a George Walker Bush; 2) pensate che gli venga un brutto male invalidante (non un tumore, poiché siamo nonviolenti; bensì una gonorrea, una colite spastica cronica, un orzaiolo che gli impedisca di ragionare e/o apparire in tv, che per Bush è la stessa cosa).
Vediamo se milioni di persone, formulando un augurio telepatico come questo, smuovono sufficiente energia psichica da colpire sul serio il cuore del Cattivo Potere. Questa è una campagna seria che proviamo a lanciare a partire dall'Italia. Sembra uno scherzo, vero? Beh, non lo è affatto. Ecco perché.

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L'horror e la guerra

di Danilo Arona

Trionfo della morte - Dettaglio 2.jpg
C’è un pregiudizio che procede sotterraneo, come un brivido inarrestabile e sottile. Un tabù scivoloso e scomodo. Quello che recita che un genere “popolare”, con tutti gli annessi della parola, di regola non dovrebbe occuparsi della guerra. Soprattutto quando la guerra ha le dimensioni e i sottintesi dell’attuale strike on Iraq, così battezzato dall’internazionale mediatica che immagina i suoi fruitori dipendenti e “posseduti” dai meccanismi della consolle.
E’ vero? E’ vero che l’horror, a differenza di quanto sta accadendo da tempo in ambito fantascientifico tanto all’estero quanto in Italia, possiede tanto un naturale bavaglio culturale quanto l’innata incapacità di tuffarsi nel presente per denunciarne l’orrore e l’assurdità? E’ vero che il gotico contemporaneo è poi alla fine, dopo mille dibattiti e ri-formulazioni del medesimo, null’altro che entertainment, vuoto e irrilevante quanto la commedia alla Neri Parenti?

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Marzo 24, 2003

Controinformazione

controinformazione.jpgPistolotti patriottici di Bush e Blair; Saddam e la sua cricca che, Lazzari redivivi, vengono dati per morti e ricompaiono dopo poche ore; inglesi e americani che hanno preso gusto ad abbattersi aerei ed elicotteri da soli; città bell'e conquistate che continuano a resistere e a mietere vittime tra gli invasori...
Come orientarsi in questo mare di propaganda di guerra?

Ecco alcune utili segnalazioni:
- Warblogs:cc, commenti e aggiornamenti in tempo reale sulle ultime notizie.
- ZNet, la più prestigiosa web community della sinistra americana, con articoli di Chomsky, Albert, Pilger, Brecher...
- AlJazira.it, traduzioni e filmati dai media arabi.
- What really happened, "la storia che il governo spera di tenerti nascosta".
- WWWar, il blog contro la guerra di Clarence in collaborazione con Information Guerrilla.
- L'empire contre l'Irak, quaderno di Le Monde diplomatique sulla crisi del Golfo e la strategia neo-imperiale degli Stati Uniti.
- REDS, mensile marxista italiano con un interessante speciale sulla storia dell'Iraq e della sinistra irachena.

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L'illusione della guerra dei droni

prigioniero.jpgdrone1.jpgdi Giuseppe Genna
Chi si occupa di tecnologie militari, non per diramare bollettini di entusiastica compartecipazione ai progressi che la scienza bellica compie di anno in anno, conosce benissimo uno degli aspetti meno chiacchierati dell'attuale conflitto in Iraq: il testing. E' fondamentale per l'industria militare americana provare l'efficacia, la precisione, la resistenza allo stress tecnico e il coordinamento delle nuove tecnologie prodotte negli ultimi anni all'interno di laboratori semianonimi o, comunque, mai abbastanza al centro della pubblica attenzione. Come illustri filosofi avevano già sottolineato nel Novecento e anche un po' di secoli prima, non è che la tecnologia non esprima una cultura o sia imbecillemente inerte. Per esempio, surfando sullo tsunami dell'attualità, la novità à la page della strumentazione militare Usa, i cosiddetti droni, ha impresso all'Occidente mediale la certezza che questa guerra sarebbe stata "diversa" e "strana": meno morti, soprattutto tra le file di chi invadeva, grazie al sentore alluminato di un'artificialità perfetta, asintomatica e asetticissima - garantita da attacchi a cui avrebbe partecipato in grado minore il comparto umano. Lo sguardo allucinato e il sistema neurovegetativo sconvolto del marine catturato e mandato in diretta tv e in paranoia sanciscono quanto sia menzognera l'affermazione di Rumsfeld intorno a una guerra più "chirurgica" e "sicura".

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Marzo 23, 2003

La ninna-nanna della guerra

pilastri.jpg

di Trilussa

Il grande poeta dialettale romano Carlo Alberto Salustri detto Trilussa (1871-1950) scrisse questi graffianti versi nell'ottobre del 1914, pochi mesi dopo lo scoppio della Grande Guerra. Conservano oggi tutta la loro attualità...

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Marzo 21, 2003

PULSIONE DI MORTE

di Valerio Evangelisti
Proscritti 2.jpg
“L’intera città di Tetelmünde ardeva; fiaccola grandiosa, accesa dal furore ancestrale degli ossessi nei quali improvvisamente rinasceva, reclamando i suoi diritti, il primo istinto dell’uomo: la distruzione.”

Prima o poi bisognerà riconoscere ne I Proscritti, di Ernst von Salomon (di recente riproposto da Baldini & Castoldi in una bella edizione economica, curata da Marco Revelli), uno dei capolavori della letteratura del ‘900. Ciò al di là della sostanza raccapricciante del romanzo (la trista epopea dei Freikorps tedeschi dopo la prima guerra mondiale e la loro marcia di morte, dalle terre del Baltico fino all’omicidio di Rathenau), del suo sorvolare sui peggiori crimini di parte propria (peraltro lasciati onestamente intuire) per sottolineare quelli altrui e del fatto che sia tuttora testo di culto di un’estrema destra ancor più raccapricciante. Cupissimo, ossessivo, potente, il libro rende bene la voluptas necandidi un’armata che non ha altro referente ideale che se stessa (con valori quali l’onore astratto e il cameratismo virile), e altro scopo che l’eccidio sistematico di chi la contrasti. Un’orda barbarica, dunque, protesa alla distruzione propria e altrui; ma anche un paradigma quasi archetipico applicabile a ogni guerra priva di vero movente.

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Luttwak, la voce del padrone

luttwakcover.gifluttwak.jpgdi Giuseppe Genna

E' da quando sono nato, alla fine del 1969, che una voce buccinante e davvero cattiva mi perseguita. Non un pettegolezzo: si tratta proprio di una voce fisiologica e tonale. Parla un idioletto americano irritante soprattutto per le cose che dice, oltre che per le modulazioni foniche. E' la voce del padrone che si fa sentire qui in Italia. E' la voce di Edward Luttwak.
Questa voce ha una faccia. Che è brutta, il che non aggrava affatto la posizione dello stratega dei servizi segreti di Oltreoceano: anche io non sono propriamente bello, ma sento di avere il diritto di parlare. Soltanto, io non parlo in ogni momento storico in cui viene deciso, con malizia arroganza e crudeltà, l'assetto geopolitico mondiale. O, se parlo, non parlo alle masse come se incarnassi una verità metafisica. Il che, invece, fa Luttwak. Chiunque assista al pietoso spettacolo antropomorfo di Porta a Porta, appena la tensione internazionale reclama attenzione, avrà visto e sentito sproloquiare questo supposto studioso. Studioso di cosa? Del colpo di Stato segreto. Davvero. Nel 1968 Luttwak ha pubblicato Strategia del colpo di Stato: libro quasi introvabile, da cui adesso estraiamo alcuni passi significativi: per farvi capire chi è davvero il prestigioso ospite di Vespa e che cosa è accaduto in America negli ultimi due anni.

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Cola: La passione di Alice

Alberto ColaE’ che dietro al muro della villa non c’è niente. Niente di niente. Neanche la villa, che adesso sto osservando dall’altro lato della strada, in piedi su un marciapiede gommoso.
Le luci non fanno ombre sulle sue pareti venate da crepe, ci affondano senza lasciare traccia, col tetto che sembra puntare altrove seguendo geometrie tutte sue. Nessuna rappresentazione è perfetta, dovrebbero accorgersene.

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Marzo 20, 2003

Il Movimento non perde: c'è

di Giuseppe Genna

nowarmilano0.jpgDi fronte alle considerazioni della Iena Ridente che pensa ancora di governarci, verrebbe spontaneo di ridere anche a noi - noi che iene cerchiamo di non esserlo mai nella vita o di esserlo il meno possibile. Tuttavia, scesi in piazza, nel cuore della capitale più immorale d'Italia (almeno da una ventina d'anni, se proprio vogliamo metterci a non fare le pulci), la ridda di voci tra coloro che hanno marciato per esprimere il dissenso al tragico conflitto scatenato dai Texani si è composta in un'unica voce: il Movimento esiste, c'è, non ha perso. A Milano, decine e decine di migliaia di persone lo hanno dimostrato (le foto a fianco sono state scattate alla manifestazione spontanea che ha invaso il centro della città).

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Una poesia di Vittorio Sereni

bagdad.gifNon sa più nulla, è alto sulle ali

Non sa più nulla, è alto sulle ali
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l'Europa
mentre la Nuova Armada
si presentava alle coste di Francia.

Ho risposto nel sonno: - E' il vento,
il vento che fa musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se lo puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d'angeli, è la mia
sola musica e mi basta. -

[ Vittorio Sereni, Diario d'Algeria ]

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Giocare a Risiko in una pozza di sangue

di Valerio Evangelisti

Condoleeza.jpgChiunque non sopporti lo spettacolo osceno di una violenza annunciata con freddo cinismo, centellinata di giorno in giorno, descritta con abbondanza di cartine dai quotidiani, fatta oggetto di fredde e disinvolte dissertazioni da parte di analisti di dubbia neutralità, vive con angoscia i giorni che mancano all’eccidio voluto da George W. Bush e dalla pletora dei suoi servi.
L’indegnità della messinscena allestita per giustificare un massacro ha pochi precedenti nella storia. “Saddam Hussein deve disarmare”, ci viene ripetuto da quasi un anno; e, nello stesso tempo, non ci si perita di nascondere che, disarmo o non disarmo, l’esito sarà lo stesso, poiché la distruzione dell’Iraq era già stata decisa prima che cominciasse il goffo allestimento dei pretesti per farlo.
L’andazzo sarebbe quello di una farsa, se non vi fossero in ballo decine di migliaia di vite umane, ostaggio di brutali intenzioni di conquista e giocate come le carte di una partita a briscola. Ma forse persino questo potrebbe essere tollerato se presentato per ciò che è: una selvaggia esibizione di crudeltà, in linea con un’etica che, dai tempi della frontiera fino alle 300 esecuzioni di quest’anno nelle carceri del Texas, non giudica riprovevole in sé l’omicidio. Ciò che è davvero intollerabile è che Hannibal the Cannibal si mascheri da Robin Hood, e accumuli alibi preventivi per giustificare l’eccidio che progetta.

Permalink: postato alle 10:23 AM


Marzo 19, 2003

Vandana Shiva: Le guerre dell'acqua

vandanashiva.jpgshivacover.gifPubblichiamo un estratto dall'eccezionale saggio della scienziata Vandana Shiva, intitolato Le guerre dell'acqua ed edito da Feltrinelli (Serie Bianca, 13.50 euro). Vandana Shiva, direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, è una delle massime esperte mondiali in temi centrali quali biodiversità, biotecnologie, geopolitica alimentare. Il testo pubblicato da Feltrinelli è a dire poco fondamentale e Carmilla vi invita caldamente a leggerlo per comprendere quale tipo di abissali conseguenze comporterà l'attuale maligna globalizzazione targata Usa sul nostro pianeta.

La corsa all'oro liquido e l'ecologia della pace
di Vandana Shiva
Nel 1995 Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, fece una previsione sulle guerre del futuro che ha avuto grande risonanza: "Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l’acqua". Molti segnali fanno pensare che Serageldin abbia ragione. Le prime pagine di quotidiani, riviste e pubblicazioni accademiche parlano di insufficienza idrica in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti. Il 16 aprile 2001 il "New York Times" apriva con un articolo sulla scarsità idrica in Texas. Come Serageldin, il quotidiano annunciava: "Per il Texas, oggi, l’oro liquido è l’acqua, non il petrolio".

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Il Who's Who dell'élite

elite.jpgkissingercover.jpgDa anni ormai l'America eietta dai suoi scaffali librari il meglio e il peggio di una plausibile controinformazione. La controinformazione, che finalmente sta tornando anche in Italia a essere una voce ascoltata pubblicamente, ha risentito come altre discipline di una globalizzazione selvaggia e di un clamoroso gioco a rimpiattino tra le polarità del vero e del falso. Antica tradizione, anch'essa partecipe di questa divaricazione fondamentale tra meglio e peggio, la controinformazione ha mantenuto, da una parte, nobiltà di intenti e sapienza di visuale (si pensi, qui da noi in Italia, all'opera coraggiosa di Gamberetti Editore); d'altra parte, essa ha invece nutrito ogni genere di speculazione deteriore, finendo per risultare omogenea alle logiche di controllo di massa e alimentando i pregiudizi che, a fronte di una produzione che accomuna ogni genere di reazionariato, hanno smesso presto di essere pregiudizi: sono diventati giudizi, giudizi di valore, e specificamente di condanna nei confronti di voci che vanno dal millenarismo più bieco al nostalgismo fascista più pittoresco e pericoloso.
Ciò non toglie che mettere le mani nel fango, forse, è utile per ricavarne elementi di fattualità da ricomporre poi secondo intelligenze che, obbligatoriamente, visto la situazione sociale composita e complessa in massimo grado, non possono che essere intelligenze collettive. Servono molte capacità, eterogenee competenze, sguardi diversi e penetrazioni a livelli differenti di profondità per fare fronte al mare magno di informazioni e strategie che il Potere dispensa con generosità. Per fare un esempio concreto, consideriamo il caso di Who's Who of the Elite : Members of the Bilderbergs, Council on Foreign Relations, & Trilateral Commission, aggiornato al 2000 da Robert Gaylon Ross Sr. ed edito da Rie. E' il peggio del peggio del complottismo che il reazionariato diffonde quale antivirus contro la coscienza democratica. Sono i liquami più marcescenti della teoria della cospirazione. E quindi il punto diventa: evitiamo il fango? Ci mettiamo le mani? Cosa ne estrarremmo, in caso di schifosissimo scavo?

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Marzo 18, 2003

Modeo: globalizzazione della guerra

huntingtoncover.jpghuntington.jpgRiportiamo un intervento di Sandro Modeo, che è uno di cui ci fidiamo, dal Corsera del 12 agosto 2001. Sembra una banale recensione a tre libri, tra cui Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. Il futuro geopolitico del pianeta (Garazanti, 12,91 euro), opera fondamentale di quel figlio di puttana di Samuel Huntington, uno che, insieme a Kissinger e Brezinski, lo scontro di civiltà non si è limitato a teorizzarlo: ha fatto di tutto perché l'Amministrazione più infame del pianeta arrivasse a scatenarlo. Quelli in cui Modeo scriveva la sua recensione erano giorni di sole che soltanto i poveri di spirito credevano sereni: di lì a pochi mesi, gli attentati alle Torri e al Pentagono, la guerra in Afghanistan, fino all'escalation antiraqena di queste ultime ore. Quando diciamo che ci fidiamo di Modeo, concedeteci del credito: non è un profeta, è soltanto una persona intelligente e preparata.

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NSA dove sei?

bamford.jpgPenguin ripubblica in tascabile uno storico saggio di James Bamford sulla Nation Security Agency. Diciamo subito che non si tratta del solito libretto di accozzaglie farneticanti da teorici dei complotti ultrareazionari.
Quello di Bamford è, insieme al più recente Body of Secrets pubblicato dallo stesso autore, il testo che più scientificamente e rigorosamente esplora gli apparati e le operazioni strategiche della massima tra le Agenzie di intelligence statunitensi. Body of Secrets, versione 2.0 di The Puzzle Palace: A Report on America's Most Secret Agency, ha riscosso recentemente un successo inaspettato nel mondo anglosassone, finendo nella classifica dei libri più venduti in America, sulla scorta dell'orrido mercato editoriale che è andato configurandosi dopo gli attentati dell'11 settembre. Tuttavia è abbastanza complesso ricostruire il discorso di Bamford senza avere letto The Puzzle Palace: laddove si assiste a una mitragliata di rivelazioni su fatti ormai storicamente accertati e su altri che il Sistema ritiene sia cosa buona e giusta non pubblicizzare - basti pensare che Bamford parlava di Echelon nell'83 e ha dovuto aspettare che i documenti desegretati gli dessero ragione quattordici anni dopo.

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Marzo 17, 2003

Omicidio a Milano

I centri sociali si mobilitano in tutta Italia
"La situazione è tesa, la miscela abbastanza esplosiva"

Presidi, assemblee e cortei
per protestare contro l'omicidio

milanoomicidio.jpgMILANO - Presidi, cortei, assemblee. I centri sociali di tutta Italia si mobilitano, "in un clima molto teso" come dice Daniele Farina del Leoncavallo, dopo l'aggressione che ha portato alla morte di Davide Cesare.

A Milano il primo appuntamento è per le 18 al centro sociale Officina della resistenza sociale cui facevano riferimento Davide e i suoi due amici rimasti feriti. Ci sarà un'assemblea cittadina e, molto probabilmente un corteo nella zona dei navigli. Domani, invece, alle 20,30 era già previsto un presidio in via Mancinelli, al Casoretto, in occasione del venticinquesimo anniversario dell'assassinio di Fausto e Iaio, due militanti del centro sociale Leoncavallo. "Adesso manterremo il presidio - dice Farina - anche per i fatti di ieri. Chiediamo che le responsabilità vengano accertate, anche quelle di carabinieri e polizia che ieri al pronto soccorso del San Paolo si sono comportati come alla Diaz a Genova". La tensione fra gli amici ed i compagni di Davide è palpabile. "La guerra, un'amministrazione comunale allo sbando, più questa vicenda - commenta Farina - la miscela è abbastanza esplosiva".

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Calda Merini con Mollica

moggica.jpgmerini.gifdi Giuseppe Genna
Alda Merini ha rotto i coglioni alla comunità poetica: non ci vuole molto e in più si tratta di un'opera meritevole. Che però la si scambi per una delle massime poetesse del Novecento e, ahinoi, anche di dopo - beh, è una disdetta. Passi per la vertigine iperrealista che ci trasmise la visione mediatica del suo flaccido corpo nudo: amiamo certi gesti estetici e, di fronte alla ipocrita sacralità che accoglie il mummificato profilo poetico di Mario Luzi, ci voleva una scossa di ulteriore cattivo gusto. Però c'è un limite anche al cattivo gusto. Per esempio, c'è un limite al conato catodico impulsato dalla visione della tracimazione sudoreccia e patafisiologica di Vincenzo Mollica. Sì, trattasi proprio di quello cogli occhiali che, accanto a indubitabili meriti divulgativi (su tutti, l'accanimento propedeutico sull'opera di Andrea Pazienza), fa l'intervista leccacula a Ferrara a Sanremo (cioè: al giocatore della Juve in località ridente della Riviera). Quello che ci dimostra spesso di saperne quanto a cinema, musica e tv. Quello che sembra un vastissimo cotton fioc umano. Quello che ora, per la collanina multimedia stilelibera, cura uno sconcertante confanetto sulla Merini. Calatevelo: è meglio di un acido.

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Marzo 14, 2003

La Fantascienza contro la guerra

GLI ARTISTI E GLI SCRITTORI DELL'IMMAGINARIO DICONO NO
ALLA GUERRA “ANTITERRORISTA” CONTRO L’IRAQ

Vampiri della morte.jpgQuesta petizione europea degli artisti e degli scrittori dell’immaginario ricalca un appello diffuso di recente negli Stati Uniti da numerosi autori di lingua inglese, tra cui Terry Bisson, Eileen Datlow, Jeffrey Ford, Karen Joy Fowler, James Patrick Kelly, John Kessel, Lisa Goldstein, Kelly Link, Ursula K. Le Guin, Michael Moorcock ecc. Autori della petizione sono Douglas Lain (USA) e Tim Jones (Nuova Zelanda).
Gli artisti e gli scrittori che volessero aderirvi possono scrivere alla redazione di Carmilla On Line (gli indirizzi sono a fondo pagina) oppure farlo direttamente usando il modulo presente nel sito della rivista francese Galaxies.


TESTO DELLA PETIZIONE

Nella società, l’artista ha la possibilità e l’obbligo morale di combattere la menzogna e la deformazione dei fatti. E’ questa capacità di mettere in luce la verità, per quanto dura essa sia, a definire l’artista.

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Majorino: L'Orda

pierfrancescomajorino.jpgPierfrancesco Majorino, trentenne milanese, resistente in forma di coordinatore dei DS a Milano, autore del reportage antropologico Giovani anno zero (adnkronos libri, 2000), sta per esordire in narrativa con un romanzo che, a detta dello scrivente, è straordinario almeno quanto quello di Mario Desiati e che si intitola Dopo i fulmini, gli abeti - una storia di formazione che si tramuta in una storia psichiatrica che si tramuta in una storia carceraria. Ne riportiamo alcuni frammenti sparsi, specificando che "l'Orda" è il gruppo mitologico che eietta questa vicenda corale e allucinata. [giuseppe genna]

I miei guerrieri erano barche di carta. Il loro oceano era un catino azzurro.
Le signorine vestite di bianco dell’ospedale m’avevano fornito il mare perché mi passasse il tempo.
Non avevo autentici guerrieri, quei giochi dei guerrieri che mi riempivano le giornate ed erano rimasti a casa. Così li avevo sostituiti con le navi di giornale.
Si trattava di fogli di un periodico femminile che era uscito dalla borsa di mia nonna.
La carta lucida ne faceva delle imbarcazioni resistenti alle correnti d’acqua marina, perfino quelle del mio catino, dove io immergevo le mani e sputavo la saliva.

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Governatori: Venere in topless

governatoricover.jpgRoma, 2005. Berlusconi, vinta ogni resistenza politica, è impegnato a organizzare un nuovo grande evento mediatico: il gemellaggio dell’Italia con il Texas di Bush. La voce del presidente risuona per le strade della città, è quasi tutto pronto ma c’è qualcosa di strano, il sospetto che qualcuno stia progettando l’attentato più irridente che si sia mai sentito, un attentato a reti unificate...
Venere in topless (fernandel, 12 euro) è l'esordio narrativo di Michele Governatori, pesarese, classe 1972. Ecco un assaggio della scrittura di Governatori: veloce coloquialità declinata con notevole abilità ritmica.


Ditemi voi come si fa a fissare l’incontro coi professori il sabato mattina. Ditemi, forza. Che testa bisogna avere? Il sabato mattina. Allora cosa l’ha iscritto a fare il figlio a una scuola privata se poi non le evita nemmeno le rotture di scatole tipo questa? Il sabato mattina. Alle undici di mattina, con tutte le sue amiche già bell’e prenotate dall’estetista e dal parrucchiere, a lei le tocca andare dai professori a colloquio.

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Marzo 13, 2003

Ray Loriga updates

loriga.jpgRay Loriga è, a detta delle giornaliste delle pagine culturali americane, il "figo della letteratura" a livello planetario. Spagnolo di origine, da anni trapiantato a New York, diversi romanzi alle spalle (di cui soltanto uno tradotto in Italia: Tokyo non ci vuole più bene, Mondadori), Ray Loriga è uno dei massimi esponenti dell'underground>overground spagnolo: musica, cinematografia e letteratura (una grande letteratura) sono i suoi àmbiti prediletti, nei quali fa esplodere impazzimenti personali e collettivi che, ormai, fanno da specchi fedeli a una realtà in clamoroso movimento. Basti vedere la sua pellicola La pistola de mi hermano (purtroppo reperibile quasi soltanto grazie a circuiti off su newsgroup o chiedendo informazioni qui) o leggersi l'ultimo suo romanzo Trifero, per comprendere fino a che punto lo sguardo e la sintassi artistica di Loriga valgano la pena di essere attraversate con entusiasmo. Alle affezionate carmille: a poco vale la vaga somiglianza che Loriga spartisce con Vincent Gallo - il ragazzo è sposato, con figli, e soprattutto fedele. Pubblichiamo l'estratto da un'intervista che Ray loriga ha rilasciato tempo fa a BoldType.

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La Fura: XXX

fura.jpgDopo il grande successo alla prima teatrale a Barcellona dove ha registrato il tutto esaurito, la Fura dels Baus è stata al Teatro Smeraldo di Milano per la prima volta con il nuovo spettacolo XXX, prima di ripartire alla volta di Lisbona.
Ispirato al romanzo La filosofia nel boudoir del Marchese de Sade, la compagnia catalana propone il nuovo spettacolo dal titolo “XXX”, uno spettacolo che ha l’intento di assestare “un colpo alla morale ipocrita” del XXI secolo, come afferma la Fura dels Baus.
“XXX” è un viaggio nell’erotismo, nella pazzia e nella perversione di una giovane donna chiamata Eugenie, che viene iniziata al sesso da un gruppo di libertini cui fa capo la sensuale porno star Madame Lula. Altro personaggio è Dolmancè, un uomo egoista, crudele e intellettualmente vicino a De Sade; e poi c’è Giovanni, fratello di Lula, con cui quest’ultima intrattiene rapporti incestuosi.

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Marzo 12, 2003

Aldo Nove: Bio

a9.jpgIl racconto che pubblichiamo ha almeno cinque anni. Ciò non toglie che, per chi sta scrivendo queste parole, si tratti di uno dei racconti italiani più belli dell'ultimo trentennio. Ha forse lo scrivente una stima eccessiva di Aldo Nove se asseriamo che questo poeta e narratore è uno dei massimi interpreti della lingua letteraria italiana? Può darsi. Ciò non toglie che, impegnando a fondo l'intera cultura poetica di cui dispone lo scrivente, egli non riesca a resistere a un senso di profonda ammirazione e alto sbalordimento per quanto riesce a fare Aldo Nove nel racconto che segue. Il quale fu pubblicato sul manifesto del 14.4.98 e in un'antologia uscita da Rizzoli, Il '68 di chi non c'era ancora, a cura di Raul Montanari, con testi di Scarpa, Doninelli, Corrias, Nove, Campo, Voltolini, Lucarelli, Pinketts, Pinardi, Janeczek, Caliceti. [giuseppe genna]

Bio. Il '68 visto da un cortile
di Aldo Nove
Nel 1968 mia madre era un fiume già stato, da sempre, con le tette e la voce modulare del pianeta che abitavo prima degli scioperi operai delle manifestazioni e di Celentano, completamente madre da toccare nella casa del cortile dove io sono nato.
Verso l'uscita del cortile dove io sono nato c'era una fabbrica che faceva il rumore di un gallo che ogni cinque minuti veniva schiacciato da una pressa. Mia madre era la pelle che incominciava dove finiva il terrore di quel rumore di gallo schiacciato. Più tardi, mia nonna, diceva di lei.
Parlava con l'orologio dei vecchi sul davanzale con il pulcino meccanico che becca il miglio d'acciaio ogni secondo ogni volta che le lancette giravano a bassavoce dentro di me entrava, sottile, bavoso, razzismo.

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Best music, best drugs, best sex

petermoore.jpgEsce da Feltrinelli La strada sbagliata - Da Londra a Sydney per la via più lunga dell'autore fuori di testa Peter Moore. A Carmilla, dove siamo tutti fuori di testa, piacciono i bei viaggi: e quelli di Peter Moore sono davvero bei viaggi. Convinto da sempre che gli hippie hanno avuto ragione, disponendo "della musica migliore, delle droghe migliori, dei modi di fare sesso migliori", Moore si è caricato sulle spalle l'intera eredità dell'epoca lisergica e se ne è andato in giro per il mondo. In particolare, si è fatto da Londra a Sidney senza ricorrere all'uso dell'aereo. Feltrinelli ci regala (beh, insomma... costa 18 euro - ma ne vale la pena) la traduzione dell'itinerario impazzito che Moore non ha programmato ma si è sciroppato, poiché è sciroppato. L'australiano peter Moore ci ha preso l'abitudine. Insieme a The Wrong Way Home, ha pubblicato altri tre libri di genere (Swahili for the Broken-Hearted, The Full Montezuma, No Shitting in the Toilet) e si può tranquillamente identificarlo con il riesumatore geniale di un genere che stava sonnecchiando: quello del reportage di viaggio.

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Marzo 11, 2003

Sandrone contro Radio Popolare

Sandrone 1.jpgSandrone 3.jpgIl 9 marzo, nel corso della trasmissione di Radio Popolare La Caccia, Carlo Oliva, noto esperto di noir e direttore di A-Rivista Anarchica, ha attaccato gli scrittori che pubblicano per Mondadori, accusati di oggettiva complicità con Berlusconi. Questa è la risposta di uno di essi, Sandrone Dazieri.

Caro Professore,
ho ascoltato con l'abituale piacere la tua trasmissione e, soprattutto, la parte che riguardava gli scrittori che pubblicano in Mondadori. Visto che mi sono riconosciuto in uno di essi, vorrei portare alcuni elementi di riflessione.
Purtroppo, essendo uno scrittore di gialli e non un filosofo o un semiologo
come te, mi rendo conto che le mie notazioni non avranno la stessa efficacia
delle tue. Me ne dolgo, ma non posso fare nulla in proposito.

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Marzo 10, 2003

Desiati: Neppure quando è notte

desiaticover.gifE' un esordio folgorante e, proprio per questo, sorprendente: Mario Desiati esce in questi giorni in libreria con Neppure quando è notte (peQuod, 10,50 euro). Torneremo a occuparci di questo autore e del suo primo romanzo. Per ora, vi proponiamo l'incipit del libro: una striscia fosforescente e magnetica che graffia la notte civile dell'Italia di oggi. [giuseppe genna]

Intro & Carità romane
Un giorno potrebbero derubarci del nostro cervello, del nostro pensiero. Potranno far sparire dai libri di letteratura Pasolini, Moravia, Parise, Fortini, Penna, Tondelli e Bellezza con qualche scusa del cazzo: tipo che sono stati comunisti oppure froci. Potrebbe succedere che qualcuno dice che il mondo con tutti i suoi pupazzi fatti di acqua, fango e sale è fatto per i vincitori: quelli che stanno dentro Forbes, quelli che hanno la copertina di Cosmopolitan e 6 canali televisivi. Oppure ti potrebbero dire che c’è un prezzo ai tuoi sabato in disco, i tuoi maledetti surgelati e le tue scarpe da jogging, ma soprattutto c’è un prezzo alla tua libertà di pensiero e questo prezzo è che non ti ascolta nessuno.

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Marzo 07, 2003

SF, spystory, thriller: cioè l'Anticristo

introvigne2.jpgintrovigne1.jpgDella fantascienza, del thriller, della spystory non ci si occupa: ci si preoccupa. C'è da proccuparsi, anzitutto, della radice reazionaria che vira la naturale vocazione metafisica di questi generi in una sorta di catastrofismo a 360°. Non è soltanto questione di emissioni catodiche, come nel caso di X-Files, mélange che determina, col suo stratosferico successo, la fine dell'intreccio tra fiction, politica storica e politica fantascientifica. Prendete, per esempio, quel che successe il 7 giugno 1999 a Fredericksburg, in Virginia. Cosa successe? Successe che l'FBI (sezione Critical Incident Response Group) decise di saperne di più sulle sette e sul millenarismo. A tal fine, invitò dieci studiosi di chiara fama internazionale, per tenere un autentico seminario su questi temi. C'era un italiano, tra quei dieci: si trattava di Massimo Introvigne, esperto mondiale di nuove religioni (è il bizzarro tipo a sinistra e dirige il CESNUR. Oltre che bizzarro, Massimo Introvigne è anche contestatissimo e, per quanto ci riguarda, lo è a ragione: chi desiderasse saperne di più, visiti il sito di Miguel Martinez, caro amico di Carmilla, che sul CESNUR e il suo fondatore ne sa parecchio). Che fece Introvigne? parlò di bestseller. Davvero: di thriller e spystory. Precisamente di Left Behind: un serial lanciato dal New York Times che ha venduto finora sei milioni di copie. Ecco la traduzione dell'intervento di Introvigne (a voi distinguere le luci dalle ombre), tenuto di fronte ai caporioni dell'FBI due anni prima che, il bestseller spionistico, lo vivessero dal vero a New York e al Pentagono...

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Coltri: G9

coltri.jpg Arrivò davanti il negozio di fiori e smise di camminare. Dietro di lui, dei passi cambiarono improvvisamente direzione e poi si fermarono. Finse di osservare delle composizioni di rose. Poi, le sopracciglia alzate, si voltò un po’, piano, e controllò il marciapiede con la coda dell’occhio.

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Marzo 06, 2003

Tommaso Pincio: Su Alice Sebold

pincio.jpgsebold.jpgNostalgia (con stupro) del mondo senza di me
Perché fa tendenza "Amabili resti" di Alice Sebold
Di Tommaso Pincio

[ da Alias, 11 gennaio 2003 ] Anche il 2002 ha avuto il suo best-seller senza precedenti: "il romanzo d'esordio più venduto nella storia degli Stati Uniti". Un successo che non meraviglia più di tanto, considerato il plot del libro: una ragazzina quattordicenne che racconta dal paradiso le vicende legate al brutale stupro e assassinio di cui è stata vittima. aliasicona.jpgIn effetti, però, non stiamo parlando di un vero esordio né di una storia propriamente nuova. Solo un paio di anni prima di Amabili resti (traduzione di Chiara Belliti, edizioni e/o, pp. 372, € 14,50), Alice Sebold aveva pubblicato un memoir sulla violenza sessuale da lei subita nel 1981, quando era ancora una matricola alla Syracuse University.

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Tarroni: Kissinger Overload

Dall'inedita raccolta di racconti Kissinger Overload di Raul "Funky" Tarroni (Lugo di Romagna, 1961):

                                                                     Per Igino Domanin
kissinger.gif“Vuoi dire qualcosa ? Ti senti di dire qualcosa ?”
“Mmmmph.... bmmmmph...”
L’altro sorride, scuote la testa sotto il fascio potente di luce. Lui ha nastro adesivo sulla bocca, ha nastro adesivo intorno ai polsi. E’ seduto su una sedia in legno leggero. Nella stanza non si vede niente. Solo una porta, bianca. E l’altro, ovviamente. Lui è stupito, non capisce, dovrebbe essere un sogno, ma non è un sogno. L’altro sorride, scuote la testa, si leva gli occhiali e pulisce le lenti.
“Questo vuoi dire ? Solo questo ? Non ti senti di dire altro ?”
“Mmmph... Mmmph...”. Niente da fare. Il nastro sulla bocca gli impedisce di parlare.

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Richard Zimler: Hunting Midnight

zimlercover.jpgRabbini Investigatori: una categoria che sembra bizzarra e che invece mette a nudo la radice più autentica del genere giallo & noir. L'anima metafisica, perennemente risolta nella figurazione mistica della Caccia alla Preda, è uno dei perni fondamentali della letteratura di genere, declinata secondo ogni prospettiva possibile: dalla metafisica materialista all'indagine laica, dal discorso sociologico a quello teologico. Richard Zimler è uno dei migliori autori della schiera in cui militano i Rabbini Investigatori. In Italia abbiamo letto - e non comprato secondo quanto meritava - Il cabalista di Lisbona: storia di occultismo talmudico (e non solo) e di penetrazione geografica straordinaria - forse il romanzo più vicino al Club Dumas di Perez Reverte. E' già un evento, non qui da noi bensì negli States, l'annunciata uscita, a luglio, del nuovo romanzo di Zimler, Hunting Midnight. Per chi non conoscesse Zimler, in attesa che HM raggiunga i litorali italici, presentiamo The Angelic Darkness, il libro successivo allo splendido Cabalista.

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Marzo 05, 2003

Poppy Z. Brite: Courtney Love

brite.jpgE' appena uscito in America The Value of X, il nuovo romanzo di Poppy Z. Brite, autrice tra le più interessanti e dinamiche della scena under-overground mondiale. Brite questa volta mutua ed esalta temi e stilemi dal divino Dennis Cooper, facendo esplodere una pubertà impazzita che entra nel cerchio dell'omosessualità non prestabilita.
Poppy Z. Brite è una delle autrici avantpop più celebrate. E' nata il 25 maggio 1967, ha lavorato come modella per artisti, custode estiva di criceti, stripteaser e, dal '91, scrittrice a tempo pieno. Ha pubblicato tre romanzi, Lost Souls, Drawing Blood ed Exquisite Corpse (dei quali in Italia è stato pubblicato soltanto l'ultimo, nel '97, da Frassinelli, col titolo Cadavere squisito). Con la raccolta Wormwood - Her short stories and essays ha conquistato fama mondiale. Presentiamo un'intervista a Poppy Z. Brite sul suo libro precedente, la biografia Courtney Love: The Real Story, che ha scandalizzato i puristi dell'horror, schieratissimi sin dall'esordio di Brite nel sostenere che era comparsa una Messia del genere. Ma Brite disorienta chiunque: sempre e a ogni costo. Il che non toglie che The Value of X sia un romanzo eccezionale. Per informazioni, news e link, cliccate qui.

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P.K. Dick: Repressione preventiva

dick.jpgPer riprendere la celebrazione che Carlo Formenti ha lanciato sul Corriere a proposito di Philip K. Dick, risucchiamo dalle vecchie pagine di Carmilla un illuminante intervento di Nico Gallo a proposito della "repressione preventiva": che in giorni come questi richiama alla mente ben concrete ipotesi di ciclopiche repressioni preventive.

Le intuizioni politiche di Philip Dick: Repressione preventiva
di Domenico Gallo
Philip Kindred Dick è oggi il più celebrato autore di fantascienza, un primato che, dopo la sua morte, ha strappato a Isaac Asimov e a Ray Bradbury. Morto nel 1982, dopo il successo cinematografico di Blade Runner, le sue opere sono progressivamente uscite dalla ristretta cerchia degli appassionati di fantascienza e sono state apprezzate nel vasto mondo della letteratura. Romanzi come Ubik, Le tre stimmate di Palmer Eldricth, Il tempo si è spezzato, L'uomo nell'alto castello hanno il grande pregio di avere espresso, attraverso le storie avvincenti tipiche della fantascienza, le complesse domande che, per tutta la sua vita, hanno turbato Philip K. Dick.

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Marzo 04, 2003

Joyce Carol Oates: Sentimental noir

caroloates.jpgJoyce Carol Oates è nata nel 1938. Insegna a Princeton, e dirige la prestigiosissima Ontario Review. E' da anni, insieme a Roth, la candidata Usa al Nobel per la letteratura.

Perché non vieni a vivere con me,
è tempo ormai

di Joyce Carol Oates

Il secondo giorno, era un mattino limpido e ventoso di marzo, vidi mia nonna che mi fissava: quei suoi occhi scavati, quella pelle bianchissima, una donna giovanile con i capelli scuri scuri come non me la ricordavo, lei che era morta mentre stavo al college, tanti anni prima, nel 1966. Poi vidi — chiaro che fu praticamente nello stesso istante — vidi che il volto era il mio, i miei occhi in quel volto che non fluttuava in uno specchio ma su una superficie metallica, a denti scoperti in un sorriso attonito; e alla vista del mio volto che non era il mio volto risi, credo che il suono sia stato quello.
Se hai problemi di insonnia, ti racconti che esistono profonde verità rivelate di notte soltanto agli insonni, come quei minerali fosforescenti che al buio appaiono venati e luccicanti, ma di giorno sono ruvidi e insulsi, e devi esaminarli, quei minerali, in assenza di luce per scoprirne la bellezza: così dici a te stessa.

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Dick: Le tre stimmate di Palmer Eldritch

dickstimmate.jpgcorsera.gifdi Carlo Formenti

«Dio promette la vita eterna», disse Eldritch, «io posso fare di meglio: posso metterla in commercio». Questo folgorante slogan sintetizza la complicata architettura di uno fra i più geniali romanzi di Philip K. Dick, di cui oggi ricorre l' anniversario della morte. Da molti considerato il capolavoro dello scrittore americano, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, pubblicato nel 1965, anticipa i temi delle grandi opere «mature»: la critica di una civiltà che eleva la merce a oggetto di venerazione religiosa (Ubik), la sfida mortale delle droghe (Un oscuro scrutare), l' inesorabile dissolversi del confine fra realtà e allucinazione (Scorrete lacrime disse il poliziotto), la ricerca di mistiche verità che si celano dietro insospettabili aspetti della vita quotidiana (Valis). Riproposto in edizione critica (introduzione di Carlo Pagetti e postfazione di Giuseppe Di Costanzo), da Fanucci, questo romanzo suscita, a quasi quarant' anni dalla sua apparizione, interrogativi attuali.

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Marzo 03, 2003

Battisti: Il partigiano Teodoro

Cesare mini.jpgScusate se insistiamo con Cesare Battisti. In Francia ogni suo nuovo romanzo è un evento. In Italia anche l'editoria più coraggiosa sembra (tranne rare eccezioni: la defunta Granata Press, Derive / Approdi, un tentativo Einaudi) trovare un ostacolo insormontabile nella sua condizione di espatriato, dopo un'evasione e un processo farsesco celebrato in contumacia.
Rischia così di non essere pubblicato in Italia questo straordinario Le cargo sentimental, storia appassionante del nostro paese letta attraverso le vicende di tre generazioni di ribelli.
Ne anticipiamo alcune pagine, da cui emerge vivace tutta la qualità della prosa di Battisti: un mix esplosivo di colloquialità, di ironia, di profondità, di improvvise aperture poetiche. Leggete questo assaggio: vi accorgerete che uno dei migliori scrittori italiani vive a Parigi.

Immaginarmi mio padre più giovane di vent’anni era un gioco da bambini. Bastava guardarlo di spalle. A parte la faccia, non doveva essere cambiato granché da allora. Ogni tanto si lamentava di mal di reni, ma si riferiva senz’altro al fondoschiena. Sfiderei chiunque a non lamentarsene dopo una giornata di 15 ore nei campi. Lavorava più degli altri, con la scusa che lui era quello con la testa più vicina alla terra e che la terra è notoriamente bassa. Ma ne parlava poco.

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Burgess: Il seme inquieto

liberazione.gifburgess.jpgdi Nico Gallo (da Liberazione)
“Nel 1945, al ritorno dal fronte, in un pub di Londra ho sentito un cockney ottantenne dire di qualcuno che era "sballato come un'arancia meccanica" (queer as a clockwork orange). L'espressione m'incuriosì per la stravagante mescolanza di linguaggio popolare e surreale. Per quasi vent'anni avrei voluto utilizzarla come titolo per qualche mia opera: ne ho avuto poi l'occasione quando ho concepito il progetto di scrivere un romanzo sul lavaggio del cervello.” Anthony Burgess è certamente famoso per il romanzo da cui Stanley Kubrick ha tratto la sua Arancia meccanica, quella storia violenta e sconvolgente che travolge il lettore per l’eccesso di spunti, per le troppe domande che pone.

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Marzo 01, 2003

Myrtil: I treni e le vittime

Treno.jpgMyrtil è una ragazza di Pisa che ha partecipato alla battaglia contro i "treni della morte": i convogli che trasportano attraverso l'Italia, complici ministri senza dignità né coscienza, i mezzi militari statunitensi destinati a partecipare all'imminente strage contro la popolazione civile irachena.
Myrtil voleva scrivere il resoconto di una di quelle notti, poi ha pensato che una poesia fosse strumento più idoneo per sintetizzare motivazioni, sensazioni e stati d'animo che una cronaca faticherebbe a restituire.

Vi vogliamo fermare. La vostra
legalità elegante
puzza di merda, sudore e sangue
di fame, dolore e follia.

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