Febbraio 28, 2003
Papà noir
Cento anni fa nasceva uno dei nobili padri della letteratura di genere (in questo caso si tratta del giallo): Georges Simenon, il papà di Maigret, l'uomo dal quale, insieme ad altri grandissimi come Léo Malet, ha contribuito a elevare ad arte ossessioni borghesi e antiborghesi, tutte giocate nell'allegoria dell'Indagine e della Caccia alla Preda, oltre che, ovviamente, nell'infinitudine di figurazioni della morte - individuale e collettiva. In un secolo, il giallo ha letteralmente (e letterariamente) sbancato. La letteratura più venduta (anche la fuffa) è comunque in gran parte figlia dell'evoluzione di una forma che, via via, da gialla si è fatta nera, atrabiliare, bianca (si pensi alla struttura thriller di White noise di DeLillo) e, infine, senza colore. Per ricordare Simenon, segnaliamo il pezzo scritto da Alessandro Zaccuri, che segue qui sotto. Zaccuri è un grande conoscitore di generi e di cultura pop (chi non l'avesse ancora fatto, si legga il suo Citazioni pericolose, edito da Fazi). Il pezzo è stato pubblicato su Avvenire.
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Febbraio 26, 2003
Cesare Battisti: Cargo sentimentale
 Segnaliamo l'uscita francese del nuovo romanzo scritto da uno dei massimi amici di Carmilla, Cesare Battisti (nella foto a sinistra), oggettivamente tra i migliori autori noir d'Europa. Si intitola Le cargo sentimentale ed è edito da Joëlle Losfeld. Stiamo per preparare un approfondimento su questo thriller e sull'opera di Battisti. Siccome, però, il libro non è ancora fisicamente tra le nostre mani, per il momento ci limitiamo a tradurre qui di seguito la recensione che Mauvais Genres ha pubblicato sul suo sito. Chi non potesse fare a meno di questo romanzo perché ama visceralmente Cesare Battisti, può rivolgersi a Fnac per acquistarlo on line...
Recensione di Hubert Artus
Le cargo sentimental è una sommatoria di destini familiari, messi in vertiginosa centifrugazione. Sulla linea del romanzo che precedentemente Battisti aveva pubblicato da Losfeld, Dernières cartouches (linea che si potrebbe sintetizzare così: desiderio, amore, intensità dei ricordi, rabbia del vinto, forza della volontà rivoluzionaria), il cargo imbarca tre generazioni (il padre, il figlio narratore, una giovane figlia) per tracciare un bilancio sulla vita e sulle lotte di ciascuno: la resistenza al fascismo di Mussolini, gli anni di piombo e la resistenza all'economia liberista.
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LeDoux: l'universo Cervello
Esce Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, nuovo saggio di Joseph LeDoux, uno dei massimi neuroscienziati a livello planetario. Il saggio è nuovo ma, come spesso capita, a parte alcuni aggiornamenti tecnici e storici, non è per nulla nuovo. Il suo capolavoro, LeDoux, l'ha pubblicato in Italia qualche anno fa. Si intitolava Il cervello emotivo e, semplicemente, rivoluzionava la comprensione che avevamo del sistema cerebrale, superando l'opposizione tra riduttivisti e organicisti. A chi sembrasse materia ostica, va detto che LeDoux è un divulgatore eccelso e semplice da leggere, mentre le scoperte della neuroscienza sono imprescindibile patrimonio di ogni amante della letteratura di oggi e di ieri. Particolarmente dei Carmilli, presso i quali si celebra un culto religioso per Philip Dick, l'autore che ha anticipato - e tuttora sta anticipando - alcune tra le scoperte più sconvolgenti degli studi sul cervello. Proponiamo una recensione de Il cervello emotivo tratta dal Corriere del 3.10.98, a firma di quel genio di Sandro Modeo, a cui non saremo mai abbastanza grati per l'opera di svecchiamento culturale che sta imponendoci in questi anni.
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Febbraio 25, 2003
Spinrad: Jack Barron Show
 di Nico Gallo (da Liberazione)
Scocciate Jack Barron, così si intitola un’ipotetica trasmissione televisiva statunitense in cui il pubblico può intervenire in diretta e pretendere risposte alle proprie domande. Una trasmissione a cui assistono cento milioni di spettatori dove la grande abilità del presentatore, Jack Barron, in grado di influenzare l’opinione di una grande così grande massa di persone, si scontra con i grandi poteri tradizionali della nazione: i politici e i capitalisti. Niente di straordinario se si pensa allo scontro in atto tra il governo italiano, la direzione della RAI e Michele Santoro, e alla straordinaria campagna mediatica messa in campo durante l’ultima campagna elettorale italiana. Ma se parliamo del ruolo che i media hanno all’interno del meccanismo del potere è per parlare di un libro profetico pubblicato negli Stati Uniti nel 1969, un libro che ancora oggi è in grado di delineare la complessità dello scontro tra le elite nelle società chiamate avanzate.
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Scrittori massimalisti 2.0
La questione della scrittura massimalista non è una questione. Si posso fare i nomi degli autori e rievocare i titoli di ciò che appare o apparve, ad alcuni sguardi (precisamente quello di Franco Fortini), un definitivo slittamento della letteratura italiana contemporanea dai suoi alvei tradizionali e dalle sue storiche configurazioni organizzative e divulgative: Evangelisti, Moresco, Wu Ming, Pincio, Riccardi, Benedetti. In questo gorgo che apre a un tempo diverso eppure attualmente presente e immediatamente futuro, i nodi stanno sfuggendo ai pettini e tendono a ricomporre una nuova capigliatura: diritti intellettuali, intelligenza connessa, no-copyright, dinamismo fisico del testo, superamento della dittatura stilistica, eversione dal concetto di genere - ecco alcune catene molecolari che strutturano una piattaforma rivoluzionaria. Dal caso Q di Luther Blissett (e, più generalmente, dal caso dell'intero Progetto Luther Blissett) fino all'improvviso successo editoriale della saggistica sulla narrativa (un dato che non si presentava dagli anni Sessanta, in Italia), elementi si decompongono per comporsi nuovamente in sequenze inedite, alternative. La "scrittura massimalista" non è che una semplice ed effimera etichetta di comodo per indicare una vastissima questione tutta da affrontare.
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Febbraio 24, 2003
CON GLI OCCHI DELLE VITTIME
di Valerio Evangelisti
Cosa si può ancora dire, che già non sia stato detto, contro l’omicidio di massa che George W. Bush e i suoi complici Blair, Berlusconi, Aznar ecc. stanno preparando? Le parole servono a poco, le analisi sono state fatte tutte. Dopo, ognuno ha scelto il suo campo tra quelli possibili, che poi si riducono a quattro soli:
1) Gli assassini;
2) Gli assassini a determinate condizioni;
3) Gli assassini ipocriti;
4) Chi rifiuta di farsi partecipe, direttamente o indirettamente, di un delitto.
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Il Dio dell'horror
Il diavolo, probabilmente, non va al cinema. Il cinema, invece, dal diavolo ci è andato spesso. I neopuritani si incazzano, quando dal grande schermo emana un inconfondibile puzzo di zolfo. Anni fa, per fare soltanto un esempio di candida innocenza, Franco Cardini tuonò contro l'impostazione teologica che irradiava da Il Re Leone. Teologia disneyana? Esoterismo cartoon? Il Dio degli eserciti li schiera, oltre che in Iraq, anche nelle multisale? La questione va affrontata, se non altro per evitare che gente come Messori o Budget Bozzo mettano il naso nella SF o nell'horror (avrebbero tra l'altro i titoli per farlo, essendo espertissimi in orrore). E' uscita, per l'editrice Medusa, una raccolta di saggi e interviste di Michel De Certeau, grande storico di scuola foucaultiana: La lanterna del diavolo. Cinema e possessione (6,50 euro). E' un libretto straordinario: il diavolo è più attraente di quanto si immagini...
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Febbraio 22, 2003
Comitato Paolo Persichetti
Un osservatorio per la civiltà giuridica

Tempi, circostanze e modalità con le quali è stata portata a termine l’estradizione di Paolo Persichetti hanno fornito all’intera vicenda un carattere esemplare. Si è trattato di un episodio paradigmatico, indizio di un fenomeno ben più vasto e inquietante che sta inquinando dalle fondamenta l’edificio europeo in costruzione: la giudiziarizzazione della società come modello di governo e l’idea che l’azione penale possa essere lo strumento di regolazione della vita sociale.
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Annalisa Bruni: Una brillante carriera

Il telefono squillava senza sosta. Quella mattina sembrava che nulla dovesse andare per il suo verso. Avevano esordito i custodi dei magazzini. Non ci capivano nulla. Davano la colpa ai nuovi assunti: cassintegrati riciclati alla buona, catapultati lì senz'arte né parte. Gli scaffali erano in gran disordine: miscellanee mescolate con i periodici, collocazioni scambiate come se tutti i volumi del deposito fossero stati messi nel frullatore e poi ridistribuiti a caso. La Direttrice aveva delegato il problema a Zamperetti, responsabile delle ricerche a magazzino.
- Veda un po' lei cosa sta succedendo. Esagerano, come sempre. Anche oggi hanno trovato la scusa buona per non lavorare.
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Febbraio 17, 2003
D'Amato: Stella del nord
Carità, perdono e gratitudine corrono
verso la foresta
Miseria e libertà corrono selvagge
verso la foresta
Aspetto implorando la Stella del Nord
Anche gli Angeli si inginocchiano nella fredda luce
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Febbraio 14, 2003
GUERRA ALLA GUERRA
di Giuseppe Genna
Ian McEwan scrive su openDemocracy: "I falchi possiedono la mia mente e le colombe il mio cuore". Non so se parlo a nome di tutti i redattori di Carmilla, però mi sento di affermare: i falchi possiedono la mia plica anale, le colombe tutto il resto - viscere comprese. Non è questione di fegato: ci vuole ben poco fegato per andare a bombardare un popolo povero disponendo dell'arsenale più potente che sia esistito nella storia del sistema solare. E' questione di cervello: qui o si è umani fino in fondo, oppure no. E, come tutti sappiamo, George Bush jr sta all'umano come un dildo in latex alla poesia.
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Cara vecchia Carmilla!
Vi fa schifo la nuova Carmilla on line? Siete nostalgici del sapore rusticano e verace che sprizzavamo prima di questo restyling? Volete navigare ancora, insomma, nelle pagine della vecchia versione? Da oggi si può. Tutto è stato doverosamente trasferito ed è nuovamente disponibile on line. Penetrate negli oscuri anfratti delle genialate e delle incazzature dei Carmilli. Entusiasmatevi all'urlo dei nostri amatissimi editoriali. Nulla è cambiato, a parte la grafica: la bile e la maniacalità euforica dei Carmilli non si toccano né si discutono. Però abbiamo a cuore chi ci ha avuto sempre cuore. Per accedere alla "old" Carmilla, basta cliccare qui...
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Febbraio 13, 2003
Einstein I love you
di Nico Gallo (da Liberazione, 9.01.03)
Il giorno 27 aprile del 1900, in occasione dell’incontro del venerdì presso la Royal Society of Great Britain, Lord Kelvin lesse una relazione intitolata “Nineteenth Century Clouds over the Dynamical Theory of Heat and Light”. La prima nube che si avvicinava per oscurare l’impianto perfetto della fisica dell’Ottocento riguardava il problema del calore specifico dei solidi, i cui valori ricavati sperimentalmente differivano sensibilmente da quelli calcolati dalla teoria. La seconda nube raffigurava l’etere, quel misterioso materiale dalle strane proprietà che pervadeva l’universo e che consentiva alla radiazione elettromagnetica di propagarsi nello spazio. Se la prima nube gettava la propria ombra sulla termodinamica, dove molti autorevoli scienziati ancora negavano l’esistenza delle molecole e l’opera di un gigante della fisica come Ludwig Boltzmann era ancora incompresa, il problema dell’etere intaccava la bellezza formale di uno degli impianti teorici più eleganti di tutta la storia della fisica.
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Anarlivres
Se sapete il francese e se lavorate, personalmente e/o collettivamente, alla costruzione di una coscienza incivile (incivile nei termini di Bush jr), non potete mancare di leggere le splendide pubblicazioni segnalate da Pascal Bedos attraverso una straordinaria bibliografia messa in Rete. Sono testi anarchici o sulla tradizione anarchica, raccolti in un catalogo ragionato che è stato realizzato a partire da importanti database: il Centre de documentation anarchiste della Fédération anarchiste, l'Institut français d'histoire sociale e il CIRA di Losanna.
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Febbraio 12, 2003
Sterling: a proposito di Gibson
di Bruce Sterling
Se i poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo, gli scrittori di fantascienza sono i suoi buffoni di corte. Noi siamo Pazzi Saggi che fanno capriole, pronunciano profezie e si grattano in pubblico. Possiamo scherzare delle Grandi Idee perché le nostre sgargianti origini nelle riviste popolari ci fanno apparire innocui. Come scrittori di SF abbiamo ogni ragione di godercela: abbiamo influenza senza responsabilità. Pochissimi si sentono in obbligo di prenderci sul serio, e tuttavia le nostre idee penetrano nella cultura, si diffondono in maniera invisibile come una radiazione di fondo.
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Smocovich: Caldo infernale
- SONO TUTTE STUPIDAGGINI! - urlo snervata.
- Shhhh, non fare così, ci metterai nei guai. - Sandro mi lancia un'occhiata raggelante e poi si gira verso Tony: - Non dovevi portarla qui se sapevi che era così stupida.
- Ma io...
- Tu sei il solito cretino. - sbotto io. - Ti fai tirare dentro queste bambinate. Ed io ancora più cretina che ti seguo. Ragazzi, non mi interessa, io rompo la catena.
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Esperienze estreme
 di Nico Gallo (da Liberazione, 3.11.02)
Un uomo uccide inspiegabilmente i passanti. Vittima di una follia improvvisa semina la morte per strada, senza nessuna ragione apparente. Le sue vittime sono persone normali che, semplicemente, si sono trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Fino a pochi mesi fa gli Stati Uniti sono stati terrorizzati da un serial killer che, con una carabina di precisione, uccideva persone prese a caso. Si trattava di un reduce della Guerra del Golfo, pare convertito all’Islam, che, in compagnia di un adolescente, ha seminato la morte come uno di quegli angeli sterminatori frequentemente evocati dai sermoni apocalittici dei predicatori.
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Febbraio 11, 2003
Scrittori massimalisti 1.0
di Giuseppe Genna
Sarebbe necessario rivedere le categorie critiche, oggi - almeno sarebbe necessario farlo in Italia. La letteratura è slittata rispetto ai letti fluviali di un tempo. Prendiamo tre esempi a caso: Mater Terribilis di Valerio Evangelisti , il poema Il profitto domestico di Antonio Riccardi e Un amore dell'altro mondo di Tommaso Pincio. (i tre autori della foto) Di fronte a questi tre libri, l'incertezza della critica è altissima; ben che vada, se ne parla sui giornali (che non sono propriamente una sede critica), altrimenti non se ne parla proprio. Questi tre libri evidenziano: uno stravolgimento della retorica consolidata (per esempio, l'uso di un nuovo tipo di allegoria); un utilizzo rivoluzionario dei generi ben al di là della "contaminazione" (la fantascienza per Pincio ed Evangelisti, l'epica per Riccardi); l'incontro con porzioni ampie di realtà (successo editoriale a parte, ricorre la convocazione di una nuova forma di critico). Tento qui una mappatura, del tutto idiosincratica, di questa galassia che è la letteratura contemporanea italiana.
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Fantascienza nel Sol Levante
 di Nico Gallo (da Liberazione, 9.1.03)
I processi di avvicinamento tra le culture occidentali e l’oriente, la conoscenza reciproca di molte culture, hanno avuto grande sviluppo con la Seconda Guerra Mondiale, quando l’immaginario totalitario che insanguinava l’Europa trovò un’inquietante consonanza nelle invasioni e nella guerra del Pacifico. Se pensiamo alle vicende che accadono al giovane protagonista de L’impero del sole, il Jim Ballard che poi divenne uno dei più significativi scrittori anglosassoni, il fatto che getterà una sua nuova luce macabra e sarà in grado di imprimere ai cinquant’anni successivi un marchio indelebile avviene proprio in Oriente, il 6 agosto 1945 a Hiroshima.
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Febbraio 10, 2003
Universo Hardcore
 di Nico Gallo (da Liberazione, 17.7.02)
Quando gli intellettuali pongono la loro attenzione sull’oggetto “pornografia” spesso si rivolgono a quel complesso di testi un cui effetto, tra gli altri, è di eccitare lo spettatore (o il lettore). In questo senso è molto frequente che l’analisi della pornografia sia associata a quella di fenomeni di elevata tradizione letteraria come l’erotismo, associati anche per la pratica della censura, la quale, per sua natura, tende più ad assimilare che distinguere le differenze. Susan Sontag in un suo saggio intitolato “L’immaginazione pornografica”, compreso nel volume Interpretazioni Tendenziose (Einaudi, 1975), si occupa in realtà più delle opere di Georges Bataille e di un romanzo come Histoire d’O che specificatamente del fenomeno di massa di pubblicazioni e film dedicati alla proposizione di taglio documentarista dell’azione sessuale che si sono capillarmente diffusi a livello mondiale.
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Evangelisti: Cicci di Scandicci

Quando ero in vita mi hanno chiamato Cicci, Cicci di Scandicci. Ora, vorrei che provaste a guardare una mia fotografia, e poi a dirmi se potevo chiamarmi Cicci. Quello è un nome da finocchi. Io finocchio non lo sono mai stato. Mi piaceva la passera. Anche troppo, forse, ma in una maniera sana, schietta, popolare. Come si usa dalle mie parti, dove l’aria è buona e la vita è genuina. O almeno lo era, prima che arrivassero i cinghiali.
Io ero buono quanto l’aria che respiravo. Gran lavoratore, tutto il giorno sui campi, la sera in famiglia. Da noi la famiglia vuole ancora dire qualcosa. Abbiamo vissuto alla stessa maniera per secoli, nel nostro piccolo villaggio sulle colline (non era Scandicci, anche se era lì vicino). Si zappava la terra, si beveva un pochetto e si stava in armonia, con i nostri cari. E’ così che si diventa artisti. Perché noi si era tutti un po’ artisti. No, non ridete.
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Aids: la sindrome cinese
> Nico Gallo wrote: "questo link su repubblica è oltre la fantascienza..."
Nella regione dello Henan un milione e mezzo di contadini
sono stati contagiati dopo aver venduto plasma allo Stato
Cina, la città che muore di Aids
"Vendevamo il sangue per fame"
di PIETRO DEL RE
DONGHU - Il morto che cammina ci accoglie nella sua casetta di fango e paglia, dove l'inverno fa così freddo che nessuno si toglie mai il cappello. L'uomo si chiama Liu Shijun, ha 43 anni, e tra il 1992 e il 1995, incoraggiato dalle autorità della sua provincia, e costretto dalla povertà, vendette il proprio sangue. Cinquecentocinquanta volte. Quei soldi gli servirono a pagare le tasse, mandare i figli a scuola, acquistare concime e sementi.
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Febbraio 09, 2003
La sinistra irachena
Tutti noi abbiamo ben presenti davanti agli occhi le immagini di un popolo iracheno provato da vent’anni di guerra, dal regime totalitario del Ba’ath e da un decennale strangolamento economico (che rasenta il genocidio).
Non tutti conoscono però la storia delle eroiche e sfortunate lotte di quei contadini e operai, che reagirono a più riprese con vere e proprie insurrezioni di massa contro l’imperialismo straniero, i governi oppressivi e le scandalose ingiustizie sociali.
Su REDS Ilario Salucci ci fornisce un’approfondita analisi di questa storia sconosciuta e un bilancio degli errori e delle potenzialità di una sinistra, che potrebbe avere ancora un ruolo da giocare sulle rive del Tigri.
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Febbraio 08, 2003
L'amico americano
di Lanfranco Caminiti
Mi figuro i rapporti del nostro paese con gli Stati uniti non come quelli fra due nazioni, due popoli, due stati, ma come quelli tra due amici di vecchia data. Stessa università, stessi film, stessa squadra, per qualche mese filavamo con due sorelle. Poi, ci hanno diviso tante storie, ma siamo rimasti sempre in contatto, rimpatriate, telefonate a scambiare problemi e consigli, cene, un abbraccio stretto nel rivedersi, cose così.
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Gerald Kersh: La notte e la città
di Valerio Evangelisti

Ormai anche in Italia i lettori cominciano a riconoscere nel genere noir una delle forme più vitali della letteratura contemporanea. Fioriscono dunque, presso i piccoli e medi editori, collane a esso dedicate, spesso di elevata qualità. Fanucci, che della media editoria è divenuto meritatamente uno dei leader, ha scelto una via diversa e particolarmente stimolante: ha inserito il noir in una collana chiamata dark, dedicata a ogni espressione della parte in ombra dell’animo umano, senza riguardo per il genere narrativo di volta in volta capace di esplorarla. Affidata a uno specialista di anglistica come Luca Briasco, finora la collezione ci ha riservato solo ottime sorprese.
L’ultima, però, ha il sapore dell’evento. Questo La notte e la città di Gerald Kersh, pubblicato per la prima volta nel 1938, da noi non era mai stato tradotto. Si conoscevano solo i due film che ne sono stati tratti: lo splendido I trafficanti della notte di Jules Dassin (1950) e lo sbiadito La notte e la città di Irwin Winkler (1992), fedele al romanzo solo nel titolo e interpretato da un De Niro ai limiti della sopportabilità. Del libro originale non si sapeva nulla.
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Febbraio 07, 2003
Smocovich: Agnus Dei
S8-CH, l'astronauta galattico della Sezione Evangelica Interplanetaria, sentì la voce sibilare alle sue spalle:
- Bene, bene. - il sibilo era tradotto dal suo trasmutatore vocale. - Penso che ci siano molte sensibilità in comune tra le nostre civiltà. - Il Plasmasauro-saggio, carne pulsante di vesciche, allargò la fessura grondante di siero in un sorriso.
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Il caso Italia
di Giuseppe Genna
Questo articolo è stato censurato da L'Indice dei libri - oppure, finora, non è mai stato pubblicato, il che è una forma di censura non meno aspra. Era stato scritto su richiesta della redazione medesima che edita la rivista letteraria. Se lo si legge, si capisce perché tale articola non abbia mai visto la tipografia de L'Indice.
Giovanni Raboni, sul Corriere della Sera in edicola il 6 gennaio (2002, ndr), ha steso una celebrazione mitologica di Victor Hugo: zeppa di errori, di valutazioni discutibili, di imbarazzanti omissioni. Il signor Giovanni Raboni è, in questo caso, il Potere che parla (lo è anche in altri casi, ma mi interessa questo in particolare).
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Maggiani: E' stata una vertigine
di Nico Gallo
Fuori dalla finestra, un temporale si sta gettando contro i moli. Nuvole nere e basse che sembrano sfiorare le gru del porto e i tetti delle case del Centro Storico, rovesciano su Genova scrosci continui. Maurizio Maggiani scruta l’orizzonte grigio e stringe tra le mani la tazza di caffè ormai tiepido. Gli chiedo come ha iniziato a scrivere questo nuovo romanzo, È stata una vertigine (Feltrinelli, pp. 180, euro 14,00). Maggiani finisce il caffè, guarda ancora una volta la tempesta, poi inizia a raccontare.
Permalink: postato alle 07:21 AM
Febbraio 06, 2003
Catani: La fede dei Padri
Se oggi, nel 2068, vogliamo parlare di “libertà”, dobbiamo anzitutto precisare il significato che hanno assunto parole come “uomo”, “lavoro”, “stato”, “potere”. È forse lo stesso di cento anni fa? No, troppi parametri sono mutati, e cercheremo di capire come… (Da La libertà immateriale, di David G. Bonocore).
Ai primi del ’900 un anarchico dette alle sue quattro figlie nomi che, uniti, diventavano quattro parole di una frase compiuta. Davvero singolare. E singolare può sembrare che io ci pensi ora, mentre sorvoliamo la Luna a mille metri di altezza. Giù crateri e pianure, con luce accecante e rughe di ombre nere; sopra, il cielo buio. Harry guida silenzioso. – Ehi, quanta serietà – gli dico. Si gira.
– E ti pare strano? – Torna a guardare a Nord. – Non vedo l’ora di rientrare alla Base, io. Poi magari mi darò ai divertimenti.
Permalink: postato alle 08:48 AM
Febbraio 05, 2003
Guerra senza limiti
di Giuseppe Genna
Il libro in questione è uscito nel 2001 e sembrerebbe strano parlarne adesso. E' che, in realtà, pur uscito due anni fa, il manuale geopolitico steso dai colonnelli cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui risale al 1996. E ancora se ne parla. Perché? Perché è il testo in cui si rivela la piena potenza del concetto politico più à la page degli ultimi vent'anni: l'idea di "guerra asimmetrica". Però, forse, vale la pena di ragionarci non soltanto in termini geopolitici. C'è un arco voltaico che scatta, sempre e meccanicamente, tra retorica del Potere e retorica letteraria. Guerra senza limiti comprova l'effettività questo legame che, tra l'altro, non è per niente inindagato (anzi...) né costituisce una tesi personale. E' possibile che questo testo, che ha fatto tremare le sezioni continentali della Cia negli ultimi anni, sia un manuale di geopolitica e un manuale di letteratura?
Permalink: postato alle 06:29 PM
Smocovich: Il silenzio più lungo
Sicuramente è stato il silenzio più lungo della sua vita.
Non ne ricorda altri di così lunghi.
Non è tanto una questione di tempo oggettivo, perché saranno stati sì e no 10 secondi, ma quel tempo gli è sembrato un'eternità.
E’ facile da capire se si immagina una pistola puntata alla tempia nella mano di uno spacciatore che chiede soldi.
Non serve a nulla rispondere: Non ce li ho proprio, ti prego. Te li darò. Domani... sì, domani. Te lo giuro.
L’unico risultato è farlo urlare: Sì, domani! No, brutto stronzo, i tuoi soldi di merda non li voglio più. Ne approfitto per dare una lezione di sana civiltà agli altri stronzi come te. Mi hai proprio rotto.
Intanto la canna della pistola si va scaldando sulla tempia, il sudore scorre ghiacciato sulla schiena. Silenzio.
Poi lo sparo.
BRANG!
Certo, quello che c'è stato dopo lo sparo, e che dura tutt'oggi, è stato sicuramente un più lungo silenzio...
Ma non della sua vita.
Permalink: postato alle 08:46 AM
SF francese e critica sociale
di Valerio Evangelisti

La fantascienza francese è di gran lunga la più vitale e variegata dell’Europa continentale, e può gareggiare ad armi quasi pari con quella inglese. Sarà che ha una storia ormai secolare: non solo Jules Verne, ma anche scrittori popolari come Albert Robida, Gaston Leroux, Gustave Le Rouge trattarono, tra fine ‘800 e inizi del ‘900, temi modernamente scientifici: dai viaggi spaziali alle società future, dalle civiltà extraterrestri ai robot. Ciò educò i lettori a un genere di narrativa che solo in Inghilterra aveva già preso piede.
Una supremazia statunitense della fantascienza, dovuta a scrittura smaliziata e a produzione letteraria di stampo industriale, si affermò, come nel resto d’Europa, a partire dagli anni Cinquanta; tuttavia non cancellò affatto la fs francese, che ebbe un eccezionale rigoglio attraverso la collana Anticipation delle edizioni Fleuve Noir. Gli autori che vi si segnalarono (Francis Carsac, Maurice Limat, Jimmy Guieu, Peter Randa, Richard-Bessière ecc.) prediligevano il genere avventuroso, e a un’immaginazione fertile univano uno stile in genere fiacco, costellato di ingenuità e di luoghi comuni. Tuttavia seppero creare un mercato e coltivare intere generazioni di appassionati, spesso indifferenti nei confronti della fantascienza anglosassone. Furono anche capaci di varcare le frontiere: le riviste italiane degli anni Sessanta ospitarono moltissimi romanzi francesi, spesso senza badare troppo alla qualità.
Permalink: postato alle 01:51 AM
Febbraio 04, 2003
Domanin: Kamikaze Lounge Suicide
da Forget domani (peQuod, 2002)
Percorro con un elicottero, a volo radente, le dune che separano Las Vegas dal muro del Pacifico. Il deserto annichila i sogni. Apprezzo l’archeologia della Terra scoperchiata nel suo stato pre-umano e disumano, mentre giungo nell’Atlantide riaffiorata e clonata, nell’anti-Metropolis, nella realtà perfezionata. Il deserto roccioso che circonda la città dell’Azzardo. Qui si vive nel mezzo di un’atmosfera rarefatta, che evidentemente circonfonde la melodia sincopata dei crooners, la battuta in levare dello swing, la sonorità cupa e amorosa delle torch songs. Las vegas: i luoghi intimi dove non ho vissuto, dove non ho ancora vissuto.
Dove ho specchiato la mia estasi. Il deserto mobile, il luogo possibile ed effettivo di una esplosione nucleare, apre il countdown del mio avvicinamento alla Città di Dio.
Permalink: postato alle 07:58 AM
Il partito americano della guerra
Questo articolo è tratto dal numero di febbraio della rivista Solidarietà, esponente italiano del network di Lyndon LaRouche, il padrino della Executive Intelligence Review. LaRouche è un personaggio ambiguo, inviso alla destra, alla sinistra e alla tecnocrazia (di cui, però, fa parte a pieno titolo). Pericolosissimo narcisita, perennemente candidato alla presidenziali americane nelle liste democratiche, pur non avendo contatti istituzionali coi Democratici stessi, LaRouche vanta amicizie altolocate in campo industriale, geopolitico e d'intelligence (per esempio, vi ricordate qui in Italia il POE, il Partito Operaio Europeo? Era la sugna dei tecnoreazionari italiani: beh, lo fondò LaRouche). I suoi obbiettivi sono eterogenei, alcuni condivisibili e altri detestabili: vuole andare in culo all'establishment anglosassone che, a sua detta, è attualmente l'élite che governa il mondo attraverso organismi squisitamente tecnocratici quali il Fondo Monetario Internazionale; accusa il movimento no-global di essere parte di una cospirazione che mira al sottosviluppo planetario; mira al triangolo geopolitico Cina/India-Russia-Europa quale perno dell'equilibrio planetario. Insomma un'accozzaglia estremamente pericolosa di furia reazionaria e di database aggiornati. Il giornalista tradizionalista cattolico Maurizio Blondet, per esempio, luminoso esponente del reazionariato italiano, ha copiato LaRouche nella stesura dei suoi Complotti, la trilogia cospirazionista più venduta in Italia. E' un àmbito spinoso, quello dei complotti: ed è spinoso in senso eufemistico, perché in realtà è alienante e allarmante. Comunque è chiaro che, insieme ad altri siti di intelligence, EIR offre particole interessanti dei suoi database. Per esempio questo articolo: la configurazione attendibile dell'Amministrazione Bush jr rispetto a quanto sta per accadere con l'Iraq ed è già accaduto con l'Afghanistan. Da anni ripeto: non aderiamo alle distorsioni codine di LaRouche, però usiamo in maniera disinibita certe sue informazioni, utilizziamole per andare in culo a entrambi i fronti del potere costituito. Se vi interessa questo genere di database, mi raccomando, fatemelo sapere.
Permalink: postato alle 07:50 AM
Febbraio 03, 2003
De Cataldo: Romanzo criminale
di Giuseppe Genna
Adesso proviamo a intenderci su che cos'è il noir. Per il momento, cioè per come è percepito il noir in Italia da qualche anno, accontentiamoci di dire: Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo è il più grande noir italiano dell'ultimo decennio - senza offesa per nessuno. Se il noir è un modo per interpretare la storia, se il noir è una forma di scrittura materialista che a priori non si pone il problema della trascendenza e dell'immanenza (essendo questa indagine affidata, più di frequente, al thriller), se il noir prescinde dalla categoria di "lingua" in senso stilistico - se tutto questo è vero, e per noi italiani mi sembra di poter dire che è vero, sul serio uno che apre Romanzo criminale si trova a fare l'esperienza dell'apice del noir nazionale e, forse, europeo. Diverso, invece, se il titolo fosse stato quello con cui si annunciava il romanzo di De Cataldo: Italian Tabloid, in omaggio a Ellroy. Perché questo è uno dei non minori pregi della labirintica narrazione di De Cataldo: ci costringe a pensare che cosa sia l'America e cosa sia l'Italia, dove stia la diversità radicale, non soltanto politicamente, ma anche letterariamente.
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AltX: Visita al College Invisibile
Per chi legge l'inglese e avesse voglia di farsi un'esperienza di altissimo avantpop, segnaliamo un testo a firma della geniale London Spy, il memorabile A visit to the Invisible College, all'interno di quell'infernale delirio che è AltX, il maelstrom dove "the digerati meet literati", la bibbia laica di chi desidera lasciarsi alle spalle il postmoderno. I materiali più interessanti, su AltX, non sono limitati alla letteratura, bensì all'incontro tra tradizioni retoriche consolidate e nuova frontiera digitale. Zona intermedia in cui si incrociano geni assoluti dello stravolgimento dei generi (da Mark Amerika a Euridice, da Dennis Cooper a Bret Easton Ellis), questo bacino di acide intelligenze è, a suo modo, inconsultabile. Fateci un giro, oppure continuate a seguirci, perché da Altx continueremo a pescare, a tradurre e a segnalare. Stay tuned.
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Vollmann: Signore a luci rosse
da I racconti dell'arcobaleno (Fanucci Avantpop)
Lo stanzino nero
Per vedere Virginia entravi in uno stanzino nero con una finestrella che dava su uno stanzino un po' piú spazioso illuminato dall'alto come lo stanzino nero, che era illuminato da un'unica lampadina arancione in una nicchia e il viso ti s'illuminava, tutto pareva pieno di luce e ti scordavi che eri lí dentro; vedevi solo la bionda Virginia con i capezzoli che spuntavano dalla camicia da notte, ma non la sentivi, nemmeno se incollavi l'orecchio alla buca per le mance; dovevi alzare il telefono nero e parlarci, senza mai staccare gli occhi dal suo viso (lei non smetteva mai di guardarti). Sedeva su una poltrona azzurra di feltro, con una tenda azzurra alle spalle e due pareti rosse ai lati che probabilmente erano finte perché quando il tipo nello stanzino accanto volle parlarle dal suo telefono Virginia le attraversò con disinvoltura da ectoplasma; tornò con la tetta ballonzolante fuori dalla camicia da notte, e poco dopo il tizio all'entrata chiamò per l'ennesima volta: "Virginia!", lei attraversò la parete e lui annunciò: "Stanza tre, cocca" e un altro uomo si precipitò in un altro stanzino mentre il tizio all'entrata diceva: "Mi raccomando dalle una BELLA mancia cosí potrai darle una BELLA guardata alla passera!" Poi lo sentii tornare alla cassa. "Bene, bene, amico, come ti va?" disse, e la radio suonava. Invitò un'altra ragazza fuori a cena. "Be', non credo che il mio fidanzato la prenderebbe bene" diceva lei. "Sapessi quant'è grosso, oltre che geloso!" e il tizio all'entrata insisteva: "Be', mica è un problema. Come ti chiami?" "Noelle" rispondeva la ragazza, inciampando in strada... e Virginia, un tempo laureata in giornalismo, tornò risistemandosi la camicia da notte intorno all'inguine e si mise a parlare con me attraverso il vetro con i suoi occhi tristi, alzando la voce perché non sentivo una parola; pareva intrappolata in una cabina telefonica ad asfissiare lentamente, poi però mi ricordai di alzare il telefono e lei sembrò assolutamente a suo agio, e cosí chiacchierammo per un minuto finché il tizio all'entrata non si stufò e staccò la corrente e tutto piombò nel buio e dal telefono non venne altro che un profondo stagnante silenzio.
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Febbraio 01, 2003
Poe: Il cuore rivelatore
Questo è vero, sono un uomo nervoso, spaventosamente nervoso, e lo sono sempre stato; ma perché pretendete che sono pazzo? La malattia mi ha reso i sensi più acuti – mica me li ha distrutti – logorati. E già avevo l’udito finissimo, e tutto ho sentito del cielo e della terra. Anche dell’inferno ho sentito parecchio. Com’è dunque che sarei pazzo? State attenti! E osservate con quanto senno, con quale calma sono capace di raccontarvi tutta la storia.
Come in principio l’idea mi venne non è possibile dirlo; ma una volta che mi entrò in testa ne fui ossessionato notte e giorno. Un motivo, non c’era. La passione non c’entrava per nulla. Gli volevo bene, al caro vecchietto. E lui non mi aveva fatto alcun male. Mai mi aveva offeso. Né io volevo il suo oro. Fu per il suo occhio, credo. Sicuro, fu per quello! Aveva un occhio che pareva un occhio di avvoltoio, azzurro chiaro, con un velo sopra. Ogni volta che quell’occhio si posava su di me, mi si gelava il sangue; e così, lentamente, a grado a grado, mi misi in testa di togliergli la vita, al vecchio, e in tal modo sbarazzarmi per sempre dello sguardo di quell’occhio.
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Povero scemo. Ma ricco.
E' stato come sperimentare la macchina del tempo: uno preme un bottone e, pum!, torna indietro al '94. Una macchina del tempo a disposizione di tutti gli italiani: ierisera è bastato a chiunque sintonizzarsi sul Tg1 per fare un balzo indietro di nove anni e trovarsi a vivere surreali momenti che non avrebbe mai più desiderato rivivere. Che momenti? Questi: gli sterminati monologhi del futuro premier Silvio Berlusconi, azzimato con la calzamaglia in faccia e l'aureola sfumata, il maquillage perfetto, le rughe che non si vedono, la libreria inutile con i tomi mai letti alle spalle, lo stesso vestito (che, quando l'Idiota è allegro, viene sostituito con la mise sportiva: maglioncino girocollo bluetto). Ecco, in pieno 2003, Silvio Berlusconi viaggia impazzito per il tempo: un po' è nel '94, quando diede il via alla sua sciagurata santificazione plebiscitaria; un po' è nell'Argentina peronista; un po' è nel Ventennio mussoliniano; un altro po' è Francesco Crispi; il restante del tempo è direttamente nell'anno 33 dopocristo, nei panni del Messia.
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