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Soffi contro l'Impero

di Walter Catalano

preve3.jpgL'autore del saggio Applausi per mano sola (ed. Clinamen; cliccate qui per dare un'occhiata a temi e analisi affrontati da Catalano) ci ha inviato una recensione a un libro di cui desideravamo occuparci da tempo: il più recente affondo dell'eretico marxista Costanzo Preve , di cui già si è occupato uno storico amico di Carmilla, Miguel Martinez, nelle pagine di kelebleker.com. Catalano si occupa anche di uno slalom parallelo tra le icone di Bush jr e Bin Laden a opera di Massimo Bontempelli e Carmine Fiorillo. [gg]

“Blows Against the Empire” - Soffi contro l’Impero - era il bel titolo di un vecchio disco rock degli anni ’70, una delle molte possibili colonne sonore di un’epoca - così lontana - in cui forze spontanee e refrattarie si erano liberamente costituite e messe in moto a testimoniare il loro antagonismo radicale verso il sistema dominante. Tanti soffi – spesso diversi e confusi ma orientati nella stessa direzione - divennero un vento ed il vento soffiò così forte da preoccupare l’Impero (“E tu sai che sta succedendo qualcosa ma non sai che cosa, non è vero Mr. Jones ?” – scriveva Bob Dylan); prudenzialmente l’Impero prese le sue drastiche contromisure: orientare la cultura critica verso l’azione rivoluzionaria in modo da giustificarne la repressione violenta (massacro degli Weathermen e delle Pantere Nere negli USA; ‘anni di piombo’ in Europa, ecc.) e sostituire, nei diffusi rituali a sfondo sciamanico-liberatorio del neo-tribalismo giovanile, ai blandi allucinogeni naturali delle sacralità popolari tradizionali, droghe chimiche potenti e distruttive oltre che funzionali al dominio del mercato capitalistico.

preve1.jpgCosì, potenzialmente già globalizzato, il mondo fece ingresso di forza nella fase del riflusso: le eminenze grigie ricattabili comprate e usate come mosche cocchiere; gli irriducibili eliminati fisicamente o isolati nel silenzio e nell’impotenza; gli stessi strumenti metapolitici della lotta precedente (musica rock, cinema, arte, letteratura, rituali aggreganti, ecc.), con icone e simboli connessi, addomesticati e ridotti a pura merce: i soffi contro l’Impero trasformati in flatulenze dell’Impero che digerisce…
L’encefalogramma piatto della società attuale, in cui le moltitudini in trance accettano inerti leaders così rappresentativi come Bush e Berlusconi (o Clinton e D’Alema, è lo stesso) è stato reso possibile da questo progressivo processo di svuotamento nihilistico. Ma come dagli inerti anni ’50 ed attraverso eventi traumatici quali i conflitti continui fra i due colori contrapposti – rosso e bianco - della stella imperiale e le lotte dei movimenti di liberazione del Terzo Mondo, si produssero le condizioni per lo scossone dei ’60, così anche oggi, oltre i pixel impazziti dei conflitti mediatizzati fra l’ ”Occidente” e la sua ombra ed i contraccolpi babelici prodotti dal neo-colonialismo turbocapitalista, si levano finalmente voci discordi, deboli ma presenti, ipotesi di percorsi alternativi: nuovi soffi contro l’Impero.
Forse il discorso e il ripensamento sui destini del mondo bruscamente interrotto intorno alla metà degli anni ’70 può essere ripreso ed aggiornato, forse la caotica e contraddittoria nebulosa del cosiddetto no global, erede più o meno legittima dell’altrettanto caotico e fecondo movimento della cosiddetta controcultura beat/hippie dei tardi anni ’60, prelude al ritorno di un movimento metapolitico di massa che sappia formare il katéchon volto a frenare la deriva della globalizzazione neo-liberista e del capitalismo selvaggio, l’avvento definitivo del Modello Orwell (“Uno stivale che calpesta un volto umano per l’eternità” – George Orwell, 1984) sovrapposto al Modello Huxley (“Aria liquida, televisione, vibromassaggio” – Aldous Huxley – Brave New World) e cioè la repressione poliziesca associata al controllo dell’erogazione dei beni di consumo materiali e al razionalismo produttivistico.
Chiunque rifiuti questi modelli, attraverso la pratica di una nuova ascesi, si pone in un territorio inesplorato, “oltre la linea” per dirla con Ernst Junger, ed appartiene ad un tipo umano nuovo che non può tener conto, se non criticamente, dei precedenti stereotipi e luoghi di appartenenza intellettuale e culturale: che sia stato marxista o tradizionalista, cattolico o buddista, di destra o di sinistra, adesso il valore del testimone risiede unicamente nella coerenza del cambiamento, nella capacità di rifondare assiologicamente ed ontologicamente – in quanto uomo ed essere senziente - la propria irriducibile opposizione alla vita artificiale e surrogata che ci viene imposta.
Per fortuna molti sono i segnali di risveglio che contrastano il tragico imbarbarimento di un mondo di “terroristi” e freedom fighters, di “danni collaterali” e missing persons, di malriposte rabbie ed orgogli. preve2.jpgNonostante tutto, perfino nel cuore dell’Impero, oltre i Fukuyama e gli Huntington, esistono ancora i Chomsky, i Mailer, le Sontag. E’ importante però, perché i messaggi lanciati possano raggiungere i destinatari, stabilire reti, creare relazioni, non lasciarsi separare da divergenze secondarie ma aderire soprattutto ad un’ipotesi, ad un progetto ancora da costruire ed alla cui edificazione – difficile, pericolosa e lunga - è necessario l’apporto di tutti coloro che guardano sinceramente all’Altro.
I libri di Preve, Bontempelli e Fiorillo e tutta l’attività editoriale della C.R.T. (la sigla significa: Coscienza, Realtà, Testimonianza) di Pistoia, sono volti risolutamente in questa direzione e ad essi si potrebbero aggiungere - in ordine sparso - fra le più felici e feconde esternazioni di valori, idee e visioni del mondo alternative, le Lettere contro la guerra (Longanesi, 2002) di Tiziano Terzani o, perché no, anche numerose prese di posizione di Franco Cardini, di Marco Tarchi e di altri interessanti eretici provenienti da destra (ma diretti dove?). In questa tragica congiuntura storica, la diffusione e la conoscenza, il più possibile vasta, di queste opere ci sembra, per chiunque senta la responsabilità delle proprie scelte, parte imprescindibile di un lavoro di sensibilizzazione su un pubblico quotidianamente lobotomizzato dall’ipnosi mediatica (se si hanno dubbi sul valore militante di questi scritti si rifletta, per esempio, sul perché l’ambasciata statunitense abbia fatto numerose pressioni sul Corriere della Sera perché le corrispondenze di Terzani – poi riunite in volume – non venissero pubblicate…).
In una ideale continuità, i testi di Preve e di Bontempelli/Fiorillo, seppur con ampi margini di distanza ideologica (ancorato ad un intelligente e non dogmatico uso delle categorie critiche marxiane il primo; più fondati sui valori evangelici del cristianesimo i secondi), ci pongono di fronte ai retroscena sempre obliati e alle ben poco nobili motivazioni di fondo delle ultime tre guerre "giuste" scatenate dagli American Boys: l'attacco all'Iraq nel 1991, quello alla Serbia nel 1999 (Preve) e l'ultima ingiustificata ritorsione contro l'Afghanistan (Bontempelli/Fiorillo).
Preve affida a quattro provocatori ossimori il compito di avviare un auspicabile processo di riflessione critica nel lettore: Bombardamento etico, Interventismo Umanitario, Embargo Terapeutico sono contraddittorie assurdità rese credibili dalla Menzogna Evidente (succeduta alla Menzogna Ben Occultata della ormai tramontata società borghese in dissoluzione, già smascherata dalle "filosofie del sospetto") che fonda il totalitarismo dell'economia (o meglio della crematistica universale, non essendo più l'economia il nomos dell'oikos - la regola della casa - ma solo la bieca tecnica di fare chremata, soldi, ricchezze) e si nutre dell’incresciosa confusione fra globalizzazione capitalistica - l’unica reale e prescrittivamente omogeneizzante - e mondializzazione umana - puramente potenziale ed intrinsecamente differenzialistica - oltre che sulla volontà di non sapere delle masse conformisticamente autoconfinate entro l’incubo indotto della global middle class. Tra i peggiori inganni anche ciò che resta del vecchio concetto di democrazia, trasformata piuttosto in atomocrazia: non più sovranità popolare ma arbitrio del singolo entro la determinazione oligarchica delle decisioni fondamentali.
La giustificazione delle guerre neocoloniali dell’Impero, prodotto della menzogna globalizzata, trova – secondo Preve - il suo fondamento metafisico segreto nel trattamento simbolico differenziato di Auschwitz e di Hiroshima (con la conseguente amministrazione di un pentimento diseguale e manipolato), frutto di “un giusnaturalismo a corrente alternata e a geometria variabile”. Un’ideologia che favorisce il massacratore più forte (il massacratore tecnico, con i suoi ineluttabili bombardieri o ancor meglio Unmanned Combat Air Vehicles) sul massacratore più debole (il massacratore ideologico): “L’assoluzione di Hiroshima e la condanna di Auschwitz è anche implicitamente l’assoluzione della Tecnica (fatale e onnipotente) e la condanna dell’Ideologia (perversa ed ingannatrice)”. Questa destoricizzazione primaria – come la definisce Preve – del Novecento si impernia sulla metafisica laica del giudeocentrismo, che vede il genocidio ebraico come l’evento storico centrale della nostra epoca, teso a colpevolizzare collettivamente l’intera cultura europea e che apre la strada “alla hitlerizzazione artificiale e sistematica di tutti i leaders che l’impero avesse deciso di contrastare (Nasser, Gheddafi, il somalo Aidid, Saddam Hussein, Milosevic…).
Bontempelli e Fiorillo invece, nel loro saggio a quattro mani, aggiornano l’analisi agli eventi più recenti: gli attacchi sul territorio USA dell’11 settembre, la colpevolizzazione di Bin Laden, la rappresaglia dell’Impero e dei suoi proconsolati contro l’Afghanistan. Fra le molte questioni sollevate in brevi e pregnanti capitoletti - ognuno introdotto da un passo tratto dai Vangeli – paiono particolarmente lucide le argomentazioni che denunciano il trattamento differenziato dei terrorismi (con interminabili lamentazioni per i “danni collaterali” delle Twin Towers – quelli del Pentagono, trattandosi in quel caso di un obbiettivo militare, dovrebbero rientrare, a rigor di logica, in altra categoria – ed il silenzio totale, per esempio, sulle vittime degli squadroni della morte addestrati nella ex Scuola delle Americhe, oggi riciclata nel nome ma non nei fatti, in Western Hemisphere Institute for Security Cooperation in Georgia); la debolezza concettuale delle posizioni puramente pacifiste (“non è in nome di un pacifismo assoluto che dovrebbe essere condannata la guerra americana, perché una condanna così motivata trasmetterebbe la falsa idea che gli Stati Uniti abbiano tutte le ragioni, e il solo torto di far valere le loro ragioni con la violenza”); il fatto inequivocabile che “un potere che rispetta uomini come Sharon e come Kissinger non è legittimato ad usare mezzi devastanti per dare la caccia ad un Bin Laden”. Bush e Bin Laden – nelle efficaci parole di Bontempelli e Fiorillo – sarebbero gemelli nel terrore: “lo stesso legame cieco e irrazionale di Bin Laden con i principi del suo islamismo lo ha Bush con i principi dell’economia di mercato. Se è fondamentalismo l’applicazione universale ed esclusiva di determinati principi anche a sfere di vita che dovrebbero essere regolate da altre e specifiche finalità, allora il fondamentalismo capitalistico di cui Bush è espressione non è meno fondamentalismo di quello islamico professato da Bin Laden”. Per i due autori Bin Laden non è la malattia, è il sintomo (da qui il titolo del volume) sintomo di una malattia di cui noi stessi , in prima persona, siamo preda: il rimando in apertura ed in chiusura del libro, alla parabola evangelica della caduta della torre di Siloe, allude alla dialettica di innocenza e colpevolezza: “I morti della torre di Gerusalemme, ci dice Gesù, erano vittime innocenti, perché non avevano nessuna specifica colpa individuale di cui dovessero essere puniti, epperò condividevano la colpa comune di una Gerusalemme oppressa dal potere imperiale romano, e tuttavia incapace di sottrarsi al modello di vita da esso diffuso, corrotta dalle sue lusinghe, indirettamente complice dei suoi delitti”. Ognuno di noi, pur innocente di colpe determinate, condivide comunque la generale colpevolezza di uno stile di vita insensatamente consumistico, della propria indifferenza e di una vile e stupida volontà di non sapere.

Costanzo Preve -Il Bombardamento Etico. Saggio sull’Interventismo Umanitario, sull’Embargo Terapeutico e sulla Menzogna Evidente - Editrice C.R.T., Pistoia 2000 - pagg. 222 €. 12,91.

Massimo Bontempelli, Carmine Fiorillo - Il sintomo e la malattia. Una riflessione sull’ambiente di Bin Laden e su quello di Bush - Editrice C.R.T. , Pistoia 2001 - pagg. 127, €. 7,75.

Pubblicato Giugno 6, 2003 07:46 AM

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