di Valerio Evangelisti

Il titolo de La Repubblica riprodotto qui sopra è un condensato di notizie false, di quelli degni di passare alla storia. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro riprende quindi l’ingloriosa tradizione già inaugurata al tempo del Kossovo (prima o poi ci divertiremo a pubblicarne un’antologia, lo anticipiamo, perfida), che lo colloca tra i giornali più inaffidabili in circolazione.
Certo, la stessa notizia della rivolta a Bassora appariva ieri anche su molte altre testate. La differenza qualitativa sta nel fatto che La Repubblica è il quotidiano più diffuso d’Italia (grazie anche alla quantità di ammennicoli che distribuisce, dai CD ai libri alle videocassette ai DVD ai palloncini colorati… no, questi ultimi non ancora) e, cosa più grave, ha per qualche tempo fatto finta di essere contrario al conflitto in corso. Un po’ come Fassino, miserevole leader di una sinistra esangue e vigliacca, che critica l’invasione dell’Iraq non per le vittime civili che provoca ma perché avrebbe preferito una partecipazione ai bombardamenti un po’ più folta e variegata.
Veniamo all’episodio di Bassora, e a come è trattato. Il titolo potrebbe sembrare vagamente dubitativo: “Bassora, segnali di rivolta” suona generico. Non lo è però il perentorio sottotitolo: “La milizia di Saddam spara sui civili”. Rafforzato dall’intestazione del pezzo del due valorosi corrispondenti di guerra, Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo: “Con i mortai contro la folla”.
E’ nell’articolo che leggiamo la fonte della notizia che la coppia di inviati, che ci figuriamo sepolti nelle trincee a condividere la dura vita dei soldati, è riuscita a raccattare. Tale fonte è tratta da Skynews, il canale satellitare del gruppo Murdoch: vale a dire il gruppo editoriale più schierato a sostegno della nobile impresa anglo-americana. Ciò equivale a dire che i due corrispondenti di guerra l’hanno appresa guardando la tv. C’è da chiedersi perché La Repubblica li abbia mandati laggiù, in mezzo al deserto, a guardare Skynews. Forse da quelle parti la ricezione è migliore.
Ma il racconto della genesi della preziosa informazione continua a pagina 7. Da lì apprendiamo di un comunicato del Ministero della Difesa britannico, cioè la bocca della verità, secondo il quale le forze alleate hanno distrutto tre mortai che sparavano sulla popolazione civile di Bassora. Lo conferma un giornalista inglese, ma in questi termini: “Non sono in grado di dire altro che quello che mi è stato riferito dall’unica fonte che ho: gli Scots Dragoons. Non ci sono giornalisti in città in grado di verificare. Ritengo che le informazioni sulla rivolta siano di intelligence militare. Posso solo dire che si sente sparare”.
Dove hanno rintracciato, Bonini e D’Avanzo, le dichiarazioni del giornalista? Dalla CNN. Dunque, dalla loro postazione, oltre a Skynews ascoltano anche la CNN. E probabilmente anche Striscia la notizia, ma questo non lo dicono.
Però, poco sotto, il duo di valorosi offre finalmente una qualche certezza. “E’ un fatto, comunque, che c’è stato un bombardamento aereo. Un caccia americano ha sganciato una bomba ad alta precisione da 500 chili contro una postazione di mortaio che dal centro di Bassora terrebbe sotto tiro i civili”.
Ah, fortuna che ci sono gli americani che bombardano! Il fine è quello, come dimostra l’episodio, di salvare i civili che rischiano di essere ammazzati dalle truppe irachene! Qualche dubbio può nascere dall’impiego del condizionale (“avrebbe”), nonché dal sospetto che una bomba da mezza tonnellata – naturalmente “ad alta precisione” – sia un po’ esagerata per distruggere tre mortai che occuperanno, bene che vada, cinque metri quadrati, sacchetti di sabbia compresi.
Comunque l’articolo ha ormai raggiunto lo scopo: fare vedere che l’esercito iracheno soffoca con la forza l’impeto spontaneo dei civili a fare entrare in Bassora i liberatori, e che i bombardamenti sono fatti a fin di bene. Le restanti due colonne del testo contengono infatti divagazioni su altri temi e puro chiacchiericcio. C’era dello spazio da riempire e bisognava allungare in qualche modo la broda.
Nel corso della giornata, poi, la tesi della rivolta di Bassora ha subito progressivi ridimensionamenti. Prima alcuni capi dell’opposizione sciita hanno detto di non avere avuto notizie di ribellioni, e che si trattava forse di proteste per la carenza d’acqua. Poi lo stesso Blair ha ammesso che le informazioni da Bassora non erano affidabili, ma che se rivolta ci fosse stata si sarebbe trattato di un episodio minore e circoscritto. Infine il corrispondente di Al Jazeera, unico giornalista straniero presente in città, ha detto di non essersi accorto di alcuna rivolta. Ciò non ha impedito ai telegiornali italiani della sera di rilanciare la notizia del tumulto, però confinato ai “quartieri a nord”.

Insomma, una bufala. Vedremo cosa scriveranno domani dal fronte gli Stanlio e Ollio de La Repubblica, che immagino già incollati al televisore. O magari alla Playstation, tanto per interagire un poco con gli eventi.


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