di Sandro Moiso
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“Bevi la Coca-Cola che ti fa bene…”
Fa schifo, è vero.
Ma l’interprete della canzone da cui sono tratte queste parole, campione di finta rabbia, finti amori e finta sensualità per adolescenti frustrati, ha esultato anche lui, su fessbook, per la nomina di Mario Monti.
E ci credo, visto che Superbufala Mario è anche un componente dell’advisory board della compagnia di Atlanta.

Magari, avrà pensato il nostro, chissà che, con tutte queste modernizzazioni annunciate, non ci scappi anche un nuovo inno per il governo delle bolle.
Già, bolle e bollicine, speculative e di merda gassata.
Tutti uniti, tutti insieme a cantar le lodi della finanza e del capitalismo.
Con la benedizione della CEI e del Santo Padre, naturalmente.


Tutti uniti a pregare che un pugno di banchieri, avvocati e professori universitari (leviamoci il cappello e in alto i cuori) ci porti fuori dalla crisi. Bravi, bene, bis e tris.
Scriveva centocinquant’anni fa il Moro di Treviri, all’amico e compagno Kugelmann,: “Il bue borghese crea ogni giorno più miti di quanti ne abbiano inventati le religioni del passato e ci crede!”

Appunto, il bello di tutta la faccenda è che i politici nostrani ed europei, gli esperti di economia (arridatece la cuoca di Lenin!!), i governanti delle potenze occidentali (che inutile magniloquenza!) credono alle favole narrate nel teatrino dei pupi sulla cui scena si stanno muovendo.
E’ lì che occorre smontare ogni dietrologia, ogni complottismo: il capitalismo al suo ultimo stadio finanziario è proprio così!
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Non c’è trucco e non c’è inganno.
Il capitale sta divorando sé stesso dopo essersi gonfiato a dismisura (secondo il sociologo Luciano Gallino circola attualmente un capitale finanziario superiore di otto volte a quello reale in dollari e dieci volte a quello creato in area euro).
Per meglio dire circolano nelle transazioni finanziarie otto dollari per ogni dollaro reale e dieci euro per ogni euro vero. Non male.

Dopo aver divorato per secoli le risorse e le ricchezze degli altri continenti; dopo aver depredato per decenni le popolazioni del Sud America, dell’Asia e dell’Africa; dopo aver spillato letteralmente il sangue dalla forza lavoro dei paesi dell’ex-socialismo reale, il capitalismo occidentale è costretto dalle sue stesse e voraci leggi a divorare i suoi figli come un moderno Crono.

La finanza internazionale, fantasmatica, anonima, sicuramente legata a doppio e triplo nodo con le mafie di ogni latitudine, ha iniziato ad aprire il paracadute in attesa del tonfo definitivo del saggio di profitto. Mentre gli gnomi asserviti come Sarkozy, Merkel o Monti portano avanti improbabili ristrutturazioni del debito e delle società utili soltanto a prolungare ancora di qualche secondo la sopravvivenza di un sistema già condannato.

Tutto questo in aperta violazione di qualsiasi norma democratica e parlamentare.
Senza rendersi conto che i vincitori del momento (Sarkozy, Merkel, Obama) hanno già la testa sul piatto come Totò in “San Giovanni decollato”.
Sorrideva pochi giorni fa Sarkozy a Cannes, mentre oggi scopre, con la crescita della differenza dello spread (parola magica, abracadabra che spiega ogni cosa) tra titoli di stato francesi e tedeschi, quanto tengano in conto i propri servi i padroni della finanza mondiale.

Trema la Merkel nel pensare all’enorme quantità di titoli “tossici” accumulati nelle banche tedesche (il 95% del patrimonio di vigilanza per un colosso come Deutsche Bank). Eppure prega e si affida a Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s, cercando di concupirne i favori in un rapporto di amore-odio degno di un feuilleton ottocentesco che, sicuramente, la porterà alla rovina e al suicidio economico, insieme all’euro e all’Europa intera.

Tutti a farsi le pulci, i francesi agli italiani e ai greci, gli altri europei ai Pigs e i tedeschi a tutti; mentre Obama, con malcelati e scontati giochi da prestigiatore, cerca di far sparire il più grande debito pubblico del mondo (15.000 miliardi di dollari) e ottenere, così, ancora una boccata d’ossigeno per i 2.000 miliardi di titoli di stato americani in scadenza nel 2012.
Altro che fine del mondo e profezie maya!

Come in Argentina o in Cile, tutte le regole di civile convivenza sono state cancellate in un attimo dai novelli Chicago boys di ogni nazione e schieramento politico, ma guai a chi protesta a chi lancia uova, petardi o sassi.
Leggi durissime e manganelli sono pronti per che non si dichiara d’accordo con Santa Madre Chiesa di Nostro Signore Capitale.
Ma la violenza messa in campo contro le società oggi non ha più bisogno nemmeno di un colpo di stato militare.
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Basta usare termini come equità, coesione sociale, sforzo comune, responsabilità e tutte le altre ancora cui ci vorrebbe avere abituati il presidente della repubblica più decrepito.
E se non bastano ci sarà sempre un servizio d’ordine asservito (come quello del partito comunista greco) o un gruppo di indignati pacifici (come è avvenuto dopo i fatti del 15 ottobre) a suggellarne le parole con aggressioni e denunce.

Per la finanza internazionale i normali cicli di rotazione del capitale (D- M- D’) sono ormai troppo lunghi e rischiosi e anche il mercato delle droghe ha ormai cicli più lunghi e meno sicuri di quelli puramente speculativi.
Ma il denaro gonfiato in altro denaro (D – D) non produce ricchezza reale.
La pura e semplice speculazione non crea nuovo valore.

Come alle svendite post-natalizie o all’inaugurazione di un nuovo centro commerciale, banche e banchieri, speculatori e finanzieri corrono nel parapiglia cercando ognun di afferrrare ciò che può, a discapito di tutti gli altri.
La fase suprema del capitalismo, come l’avrebbe chiamata quella buonanima di Lenin, si gioca ormai il tutto per tutto in forsennate roulette russe in cui, per ora, a farne le spese sono, soprattutto, i giovani e i lavoratori dell’ex-primo mondo.

Occorre divorarne i risparmi, le paghe, le pensioni, le vite.
I vampiri sono tra noi e il buio durerà più di trenta giorni.
Eppure, eppure…
Reagire è possibile, ma per vincere occorre un salto di paradigma, uscire dalla logica dello spettacolo e della regola mercantile.
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Non basta chiedere di non pagare la crisi o il default “controllato”.
Non basta la civile protesta contro gli sperperi amministrativi e della politica.
Non basta ridurre il numero dei parlamentari eletti e i loro stipendi.
Non basta più la richiesta di equità, giustizia e lavoro.
Hanno rotto patti e garanzie, calpestato i diritti e non possiamo essere noi a rivendicare ancora una stabilità impossibile.

Hanno scritto i giovani americani, in questi giorni, che è iniziata la seconda rivoluzione americana.
A Wall Street, a Oakland, a Portland così come in ogni altra città americana oggi e come a Seattle al G8 della fine del ventesimo secolo, ognuno sta dando il suo contributo per la nascita di un altro mondo, migliore e diverso: SIAMO IL99%!
…e l’1% è già condannato, un cadavere che ancora cammina.

Per la prima volta la coscienza di classe può realmente essere manifestazione comune e sentita di condizioni di vita e sfruttamento identiche su scala planetaria.
Non possiamo più accettare di discettare del debito greco, italiano, americano o europeo perché tutti i “grandi” paesi saranno spolpati dagli speculatori che hanno protetto ed allevato.
Ma non possiamo più essere solo europei,occidentali o italiani.

Un nuovo internazionalismo sarà inevitabile e liberatorio.
I giochi finanziari portati avanti per decenni sulle spalle dei popoli degli altri continenti, sono ora rivolti contro il cuore stesso della “casa madre”.
Mentre nuove potenze già si apprestano a seguire lo stesso percorso in tempi sempre più brevi ed accelerati.

A Roma come in Piazza Tahrir e Oakland qualcosa, qualcuno ha iniziato a muoversi.
Cercheranno in tutti i modi di reprimere e criminalizzare i movimenti nascenti.
Cercheranno di falsificarne gli atti e le parole, dalla Valle di Susa a Zuccotti Park.
Invieranno i loro scherani e i loro servitori a minacciare e a blandire.
Ma servirà soltanto a far crescere il disgusto e la rabbia di milioni di persone.

Non ci può più bastare la democrazia formale di un parlamento borghese.
Non vogliamo più lavorare per un salario.
Non vogliamo più difendere il risparmio.
Cosa vogliamo?
Vogliamo tutto!

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